Cannabis light, il Comune prova a far chiudere Joint 24. L’avvocato: “Irregolarità inventata, chiederemo i danni”

Il Comune di Campobasso ha preannunciato la chiusura della rivendita di cannabis light di via Scardocchia, a due passi da licei e università. Secondo la versione del Municipio la documentazione per l'apertura di Joint 24 è incompleta. Il titolare non molla e tramite il suo legale fa sapere che è pronto a far valere i suoi diritti in tribunale.

Le stanno provando tutte al Comune di Campobasso per far chiudere Joint 24, il negozio che vende legalmente prodotti e bevande a base di canapa e cannabis a due passi da università e licei.

Stavolta il provvedimento che preannuncia la chiusura dell’attività di via Scardocchia lascia poco spazio ai dubbi: la Scia, ossia la Segnalazione certificata di inizio attività (documento indispensabile all’apertura di un qualunque esercizio commerciale) è incompleta e va pertanto annullata. E se pure Valerio Pucacco, titolare di Joint 24, volesse ripresentarla con le integrazioni mancanti, non potrebbe ugualmente ottenere l’ok dal Municipio perché, nel frattempo, è stata ha emanato una ordinanza restrittiva per negozi di questo tipo che si trovano vicino alle cosiddette aree sensibili, ossia scuole, chiese, stazioni e ospedali.

Insomma, le macchinette automatiche che erogano prodotti a basso contenuto di thc, il principio attivo della cannabis, sono stati banditi dalla città.

“Si sono inventati una irregolarità pur di intaccare il diritto del mio assistito di poter fare impresa –  a parlare così è l’avvocato Stefano Lombardi, difensore di Pucacco assieme a Giacomo Papa – non è affatto vero, come dicono loro, che non abbiamo inviato entro i termini di legge le integrazioni richieste e possiamo provarlo”.

Il sospetto del legale è che quell’estratto contributivo dell’Inps mancante che andava spedito entro 30 giorni dalla prima Scia (prodotta il 14 giugno da Pucacco e integrata l’11 luglio come riferisce il suo legale) sia solo un appiglio per impedire al giovane imprenditore campobassano di gestire la rivendita di cannabis light. L’apertura di questo negozio, del resto, aveva fatto molto discutere in città a inizio estate. “Troppo vicino ai licei Classico e Artistico, induce i giovani a drogarsi” si era lamentato qualche genitore quando comparvero i cartelloni pubblicitari con la foglia di marijuana in bella vista. Nonostante le polemiche a metà giugno c’è stata l’inaugurazione tra musi storti e qualche mugugno per l’eccessivo permissivismo del Municipio e del sindaco Antonio Battista.

Qualche settimana più tardi, era il 21 agosto, il primo cittadino ha emanato una ordinanza (numero 21) imponendo una distanza minima di almeno 500 metri da scuole, luoghi di culto, strutture a carattere culturale e sportivo, strutture sanitarie ospedaliere, stazioni ferroviarie o terminal degli autobus. Joint 24, però, aveva già aperto e dunque non c’era modo di tenerla lontana dal quartiere di Vazzieri dove attualmente si trova.

“Ma se un imprenditore serio decide di fare impresa, fa investimenti importanti, verifica col suo commercialista e con l’avvocato che non ci sono normative contrarie all’apertura di una attività che – lo ribadisco – è legale, cosa dovrebbe fare adesso? Rinunciare e perdere tutto?”.

L’ipotesi, ovviamente , è remota. Ed è a questo punto che il dirigente responsabile del servizio, Vincenzo De Marco, e il responsabile del procedimento Luigi Pisani, hanno trovato la soluzione sottoscrivendo un atto, trasmesso anche alla Questura di Campobasso, per far sapere che la Scia di Joint 24 non è completa e sarà annullata. Precisando – questo si legge testualmente – che in caso di riproposizione la stessa Scia verrà comunque respinta in forza  dell’ordinanza sindacale numero 2 del 21 agosto scorso.

Ma l’avvocato non molla: “Oltre al fatto che non ci è stata formalmente richiesta alcuna integrazione se non con una telefonata, loro sanno benissimo che gli abbiamo trasmesso tutto prima che scadessero i 30 giorni di tempo”.

 

La partita ora potrebbe spostarsi in Tribunale: l’imprenditore si difenderà “in tutte le sedi opportune e se dovessero adottare un provvedimento definitivo di annullamento della Scia faremo ricorso al Tar non solo per evitare la chiusura ma anche per ottenere un risarcimento sui danni d’immagine subiti e per aver calpestato la dignità imprenditoriale del mio assistito”.

Intanto Joint 24 resta aperto. “Apertissimo”.