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Cadavere profanato in obitorio: dito mozzato a una salma. 4 anni dopo Asrem condannata al risarcimento foto

L'episodio era accaduto il 17 novembre 2014 al Cardarelli del capoluogo. I parenti si erano accorti, prima di sigillare la bara, che un dito della mano sinistra del loro caro era stato amputato. Un mese dopo il dito era stato spedito via posta ai vertici Asrem. A distanza di 4 anni la sentenza del Tribunale Civile: la Asrem deve risarcire con 35mila euro a testa moglie, figlio e figlia della vittima.

La mattina del 17 novembre 2014 la bara di Pietro Picciano, 74 anni, morto per un tumore dopo due giorni di ricovero nell’ospedale Cardarelli, stava per essere sigillata in obitorio. In quel momento i familiari si sono resi conto che l’indice della mano sinistra non c’era più. Un taglio netto, che il medico legale ha stabilito essere stato fatto con una cesoia o comunque un oggetto affilato. E solo dopo la morte, escludendo così che al momento del decesso la mano fosse integra.

Era iniziata in questo modo la sconcertante vicenda del dito mutilato di un pensionato residente nel capoluogo di regione. Due falangi dell’indice sinistro amputate, secondo i riscontri affidati anche alla Polizia, la mattina presto dello stesso giorno. Un “mistero” che era arrivato perfino ai giornali nazionali, e del quale si era parlato con tanto di ipotesi inquietanti. Dal racket delle pompe funebri a un ipotetico messaggio della camorra. Anche questa era una delle ipotesi prese in considerazione dagli investigatori all’inizio. Anche perché quel dito, che nel codice dei mafiosi ha un significato ben preciso, era stato spedito via posta un mese dopo alla Asrem. Brividi e interrogativi.

Dopo 4 anni e una inchiesta che di fatto ha escluso le ipotesi più fantasiose e preoccupanti, arriva la decisione del Tribunale civile di Campobasso che condanna la Asrem al risarcimento in favore dei parenti più stretti della vittima. La moglie, il figlio e la figlia hanno pertanto diritto a un indennizzo, così ha deciso il giudice onorario Michele Dentale, di 35mila euro a testa. Nessun risarcimento invece alle due nipoti che pure si sono costituite in giudizio.

 

Il giudice ha pertanto condannato  la Asrem a pagare 105mila in favore della famiglia come indennizzo morale per la violazione dei valori della pietas e del rispetto per i defunti, per aver arrecato sofferenza ai parenti più prossimi.

Ha rigettato invece la domanda proposta dalle nipoti e ha dichiarato improponibile l’azione di rivalsa della Asrem nei confronti dei due dipendenti in servizio all’obitorio, i quali hanno provato a tirare in causa l’agenzia assicurativa ma senza alcun risultato.

Insomma, visto che l’ospedale Cardarelli – che all’epoca aveva come direttore l’attuale senatore del 5 Stelle Luigi Di Marzio – non è un soggetto giuridico, è la Asrem deve farsi carico di tutte le spese, anche legali, in favore dei ricorrenti, difesi dagli avvocati Filomena Fusco e Isabella Gallucci.

“La sentenza restituisce dignità e serenità dopo che si era addirittura parlato di ritorsioni mafiose in sede di indagini preliminari, prima che si adisse la  giustizia civile. I familiari e le loro vite erano state poste sotto l’attenzione della Magistratura inquirente per non escludere nulla”  dichiarano i parenti tramite l’avvocato Fusco. Non c’è stato nessun riscontro alle ipotesi investigative. La vicenda si è conclusa individuando come responsabile per mancata custodia l’ospedale. Non è escluso che il messaggio del dito amputato spedito via posta fosse rivolto ai vertici, visto che era arrivato in busta chiusa alla direzione dell’ospedale. Un fatto che si ricollega direttamente alle tante proteste fatte anche prima dell’ episodio da dipendenti e personale medico, che lamentavano proprio la mancanza di sicurezza della struttura.

“Ne consegue che – si legge nella sentenza le cui motivazioni sono uscite il 19 settembre – sussistendo a carico dell’ospedale Cardarelli un obbligo di controllo e di vigilanza dei locali e soprattutto delle salme che ha in custodia, il giudice, accertata l’omissione di tali attività da parte della struttura ospedaliera e accertata l’esistenza del fatto storico e rappresentato dalla mutilazione della povera salma durante il suo deposito in obitorio, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa del danno, è che, per converso, la condotta doverosa dell’ospedale Cardarelli, se fosse stato tenuta, avrebbe impedito Il verificarsi carsi dell’evento”.

In quella occasione lo stesso personale del Pronto Soccorso aveva denunciato che i corridoi per accedere ai reparti, soprattutto quelli meno frequentati dei pazienti, erano diventati dei veri e propri dormitori. “Si fanno incontri poco raccomandabili”. Porte aperte e nessun sistema di videosorveglianza, avevano confermato. Insomma, prima della macabra scoperta chiunque sarebbe potuto provenire dall’esterno e accedere in obitorio senza essere visto.

“I familiari – dici ancora l’avvocato Filomena Fusco – sono soddisfatti della sentenza e auspicano che nessuno possa più incorrere in tali eventi che hanno veramente del paradossale”.

Resta il mistero sul perché qualcuno avrebbe tranciato di netto il dito della mano al povero 74enne. Pare anche che l’anziano, prima di morire, ha chiesto ai familiari di chiamare i carabinieri perché voleva parlare con il maresciallo. Una cosa che non ha fatto in tempo a fare. Rimane l’interrogativo: perché lo ha fatto? ha visto qualcosa di riconducibile a quanto accaduto poco dopo? Domande che restano prive di risposte.