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Bando periferie, Molise ‘scippato’ di quasi 30 milioni. I sindaci: “Faremo ricorso”

Nel decreto Milleproroghe è stato commesso un “furto con destrezza” ai danni delle periferie. Lo hanno denunciato i sindaci di Campobasso e Isernia riportando in conferenza stampa le parole del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, che ha presenziato l’audizione a Roma in prima e quinta commissione

Denunciano “un furto”. Anzi, specificano: “è un furto con destrezza”.
Per questo, se la strada del dialogo e del ravvedimento fallisce, sono pronti a manifestare all’esterno di Montecitorio chiedendo l’intervento del Tar e della Corte Costituzionale.

“Con un emendamento notturno al Senato – hanno raccontato i sindaci di Campobasso e Isernia, rispettivamente Antonio Battista e Giacomo d’Apollonio – sono stati tolti soldi alle periferie, un vero e proprio furto con destrezza, come ha ribadito in tre occasioni ieri a Roma il presidente Anci, Antonio Decaro. Per la prima volta c’era un investimento importante per le periferie, per dare risposte immediate alle questioni sociali, ai servizi, alla popolazione. Sembrava l’occasione giusta a porre rimedio a un disagio economico e sociale, che esiste e lo sanno tutti. È successo invece che con un emendamento sono saltati fondi per 1,6 miliardi (che con il cofinanziamento arrivano a 2 miliardi e 700 milioni) che sarebbero andati a quasi 20 milioni di abitanti, un terzo della popolazione italiana”.

Borrelli a Guglionesi

Nello specifico, per quanto riguarda il Molise, vengono meno circa 30 milioni.
Diciotto per Campobasso, quasi undici per Isernia.

“Soldi – ha spiegato D’Apollonio – che avevamo iniziato a spendere, forti di un patto di lealtà istituzionale firmato a dicembre dello scorso anno davanti al presidente Gentiloni”.

E di lealtà istituzionale parla anche Antonio Battista: “Una stretta di mano tra rappresentanti istituzionali è una sorta di suggello ad una ratifica formale. Bene, questo è venuto meno”.

Che significa? Battista lo spiega subito. “Potrebbe – e usa il condizionale per mantenere un cauto ottimismo sull’eventuale correzione di quella che a lui e ai suoi colleghi piace vedere ancora come una svista – venire meno la riqualificazione del mercato coperto, il rifacimento della rete fognaria, il recupero dell’ex mattatoio, il percorso dalla via Matris fino a contrada Selvapiana… insomma una serie di servizi e progetti che avrebbero garantito una crescita a questo capoluogo in termini di infrastrutture ma anche in termini occupazionali e sociali”.
L’Anci stima infatti che salteranno 42mila posti di lavoro.
Stessa linea quella di Giacomo D’Apollonio che annuncia: “Eravamo già partiti con lavori importanti i cui progetti erano stati vagliati e ratificati. Si profila un danno erariale importante qualora non si tornasse indietro su questa posizione”.

Ma la polemica era scoppiata ad agosto, quando il governo aveva bloccato la seconda tranche del Piano periferie dei governi Renzi e Gentiloni, che prevedeva 2,1 miliardi di finanziamenti dallo Stato e con effetti calcolati in 3,9 miliardi di cofinanziamenti.

Le prime convenzioni (24) erano state firmate nella primavera del 2017, le altre 96 a fine 2017 (tra cui Campobasso e Isernia): e proprio queste sono state bloccate, fino al 2020.

Secondo la sottosegretaria Laura Castelli lo stop era stato necessario per rispettare una sentenza della Corte costituzionale, la 74 del 2018, che stabilisce che serve un’intesa con gli enti territoriali (quindi le Regioni) nell’assegnazione dei fondi e che non si può intervenire solo su richiesta del Comune.

Il governo prevede quindi di dirottare i fondi già stanziati (140 milioni nel 2018, 320 nel 2019, 350 nel 2020 e 220 nel 2021) in un fondo che serva per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, non solo per quelli che hanno partecipato al bando. Una scelta che i Comuni non appoggiano, tutt’altro: anche perché molti Comuni dei 96 coinvolti intanto hanno già investito nella progettazione

E se la richiesta è quella di porre “rimedio a un errore gravissimo dal punto di vista sociale, economico e anche dei rapporti reciproci tra le istituzioni”, i sindaci sono pronti anche a manifestare cominciando da tutti gli strumenti a disposizione sotto l’aspetto giuridico quindi il ricorso al tribunale amministrativo e alla Corte Costituzionale e, se sarà necessario, si sono detti “disponibili a sfilare con i cittadini davanti a Montecitorio con le fasce tricolore”.

Per ora resta aperta la via del dialogo e del “profilo basso” come dice Battista. Che lunedì mattina alle 9 incontrerà a Palazzo San Giorgio tutti i parlamentari molisani perché si facciano carico di una situazione che rischia di “uccidere crescita e futuro”.

“Al recupero delle periferie è necessario dare massima priorità – concludono i due primi cittadini -, superando contrapposizioni di bandiera che rischiano di far perdere di vista l’obiettivo principale: il benessere della collettività”.

Il Milleproroghe, infatti, che era stato approvato il 7 agosto al Senato, andrà in seconda lettura alla Camera l’11 settembre. In quest’occasione l’emendamento che blocca il bando per le periferie potrebbe essere ancora modificato.
CN