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Ai domiciliari, riceve pusher, amici tossici, consuma droga e non paga l’affitto

Accade nel cuore del centro storico di Campobasso. Qui la polizia durante i consueti controlli in casa del 24enne sottoposto a restrizione, lo ha sorpreso in compagnia di "visite non previste" e impegnato a fare uso di sostanze stupefacenti. Ma il Tribunale ancora non interviene nonostante le segnalazioni

Ai domiciliari ci è finito il 30 marzo 2017. Lui, 24 anni, e un amico (di un anno più grande) che invece quello stesso giorno finì in carcere; furono arrestati dalla polizia dopo una rapina finita male ai danni di un giovane studente. I fatti accaddero in via Ferrari, nel cuore della movida campobassana. Lo studente al quale la coppia chiese insistentemente soldi e drink, fu accoltellato davanti a decine di testimoni perché si era rifiutato di pagare. Testimonianze e video documentarono che loro erano gli autori di quella rapina e scattarono le procedure per l’arresto. Se per uno (l’autore del colpo sferrato al braccio con un coltello da cucina dalla lama di 20 centimetri) si sono aperte le porte del carcere di via Cavour, per l’altro, invece, il gip scelse il regime della detenzione domiciliare.

Ma la restrizione a quanto pare non avrebbe sortito alcun effetto sul giovane che continuerebbe tranquillamente a frequentare spacciatori in casa sua, tossicodipendenti che gli fanno visita, a consumare droga e da diverse mesi avrebbe anche iniziato a non pagare l’affitto. Il giovane vive all’altezza di via Marconi, dunque in pieno centro storico dove l’andirivieni non passa inosservato. Abitualmente – come prevedono le disposizioni di legge – è controllato per verificare che rispetti il regime di restrizione della libertà personale. Ma in diverse, tante occasioni gli agenti lo hanno sorpreso nella sua abitazione in compagnia di altri tossicodipendenti della città, pusher noti, intento a consumare sostanze stupefacenti.

Le relazioni della polizia sono poi state inoltrate alla magistratura ma il Tribunale finora non è ancora intervenuto sugli accadimenti. E le violazioni alle più comuni restrizioni di legge continuano tra indifferenza e noncuranza. Nessuna azione è stata infatti adottata per rivedere la pena, e il regime domiciliare –  che doveva avere l’obiettivo di punire il giovane per le conseguenze di quel reato che ha costretto un 22enne universitario ad un intervento chirurgico con il rischio di perdere l’uso completo del braccio sul quale aveva ricevuto la coltellata – allo stato risulta essere inefficace ed inefficiente.

L’altro, invece, quello che fu l’autore principale dell’accoltellamento, dopo due mesi di carcere è stato trasferito in una comunità di recupero su richiesta dell’avvocato Stefano Sabatini: “Per lui – ha spiegato il legale – abbiamo pensato che la soluzione migliore fosse il ricovero in una struttura idonea alla sua situazione di tossicodipendente dal momento che la legge consente di poter usufruire di una misura alternativa al carcere per consentire il recupero della persona”.

Per il 24enne invece che finì ai domiciliari (perché non colpì in prima in persona la vittima) il tunnel è ancora lungo e buio. Da diversi mesi (almeno dallo scorso aprile) non provvede più al pagamento dell’affitto per l’appartamento che ha preso in locazione in pieno borgo. E il proprietario, che risiede al Nord, ha avviato le procedure utili ad ottenere lo sfratto che però – anche queste – hanno tutte le lungaggini del caso.