Addio al pesce locale, la maggior parte arriva dall’estero. Sbrocca: “Difendere il comparto” foto

Il pesce locale sta scomparendo per far posto a quello proveniente da oltre frontiera. La notizia, diffusa da uno studio di Coldiretti e ripresa dal quotidiano La Stampa e dall’Agi (Agenzia giornalistica Italia) conferma la tendenza: quasi l’80% del pescato che finisce nelle nostre pentole e sulle tavole proviene dall’estero. Sul podio dell’export finiscono Spagna, Paesi Bassi e Grecia da cui importiamo oltre un milione di tonnellate con un aumento del 79% negli ultimi anni. Un paradosso tutto italiano se pensiamo che la nostra nazione è una penisola circondata dal mare.

Da questo scenario quasi apocalittico deriva una drastica riduzione della nostra flottiglia con conseguenti riduzioni dei posti di lavoro. Una situazione che tocca in particolar modo la nostra cittadina marinara che trae, proprio dal mare, la sua maggiore fonte di reddito. Negli scorsi mesi moltissimi pescherecci sono stati demoliti a causa della crisi del comparto ittico e le domande per sbarazzarsi di quelle barche, divenute ormai solo un ‘peso morto’ in un’economia sempre meno attenta ai piccoli produttori, sono esplose. «Non c’è guadagno, e noi non ce la facciamo ad andare avanti» fu il commento unanime degli armatori termolesi rilasciato in quell’occasione a primonumero.it.

Nemmeno la riapertura della pesca, dopo lo stop forzato del fermo, sta ridando speranza al settore. Sui banchi dei nostri supermercati e nei ristoranti si fa sempre più spazio il pesce estero: giunge da noi surgelato, in grossi camion frigo, e spacciato come fresco o nazionale. Un inganno che va a discapito di tutti i consumatori con rischi per la salute. “Questo ci deve portare a comprendere i motivi della carenza del pescato italiano sui nostri banchi – ha commentato il sindaco di Termoli Angelo Sbrocca – E fare un focus su cosa stanno concretamente facendo il Governo centrale e tutti gli enti preposti per sostenere un comparto così importante”.

A gravare sulla situazione è l’attuale format del fermo pesca che prevede la sospensione dell’attività nel periodo compreso tra fine agosto e settembre. Uno stop messo in campo per permettere la riproduzione delle specie ittiche che, però, non tiene conto del fatto che, per la maggior parte dei pesci, il periodo di accoppiamento si concentri in date differenti: “È inoltre necessario riflettere sulle attuali modalità del fermo pesca così come viene attivato nell’Adriatico – continua il primo cittadino – E chiedersi se così come applicato sia realmente utile o non sia solo uno spot per tenere a freno il comporto degli ambientalisti”.

Una situazione che si ripercuote sulla flottiglia termolese che sta vivendo un periodo di grande difficoltà che “non è assolutamente attribuibile a carenze dei nostri pescatori che anzi, portano avanti con professionalità e passione il loro lavoro tra enormi sacrifici – ha concluso il sindaco – Piuttosto bisogna fare luce sulle dinamiche e provvedimenti che in primis l’Europa e poi il governo italiano stanno prendendo riguardo alla pesca. I nostri pescatori sono una componente fondamentale per la nostra città e per l’identità stessa di Termoli, e in quanto tali vanno tutelati con ogni mezzo e con ogni tipo di aiuto. Io oggi gli porgo i miei auguri perché la loro attività di pescatori sia ogni giorno proficua e, senza dubbio, tutti noi termolesi dobbiamo sentirci orgogliosi e sostenere la nostra flottiglia”.