Ricostruzione post-terremoto: “Fate presto o i paesi si spopolano” foto

Incontro tra i sindaci del nuovo cratere sismico ed i rappresentati in Parlamento Federico e Di Marzio per discutere del piano di emergenza e delle tempistiche con cui sarà affrontato. Tra le richieste anche la delimitazione dell’area del cratere ai comuni che hanno subito più danni, la sistemazione delle infrastrutture viarie, la garanzia di soluzioni abitative temporanee in vista dell’inverno e la possibilità di far arrivare altri fondi per la ricostruzione di paesi che, altrimenti rischiano lo spopolamento.

Circoscrivere lo stato di emergenza ai paesi realmente colpiti dal sisma, dare continuità alle misure fiscali per permettere una ricostruzione veloce che eviti lo spopolamento dei piccoli centri ed utilizzare il denaro per infrastrutture viarie alternative e sicure per sottrarre i paesi dell’entroterra dall’isolamento. Sono queste le richieste dei sindaci di Montecilfone, Larino, Guglionesi, Palata, Acquaviva Collecroce, Monfalcone del Sannio e Guardialfiera, con la presenza della vice, ai rappresentanti molisani in Parlamento Antonio Federico e Luigi Di Marzio. L’incontro, ospitato nella sede della Caritas di Montecilfone venerdì 7 settembre proprio all’indomani dello stato di emergenza decretato dal Consiglio dei Ministri, ha visto una partecipazione attiva di gran parte della popolazione che, in quella struttura, si reca ancora a dormire ed a seguire la messa.

Sindaci incontrano parlamentari

Un’occasione per fare il punto sul programma di ricostruzione post-sisma e mettere in essere proposte che prevedano non solo il ripristino degli edifici, ma soprattutto la messa in sicurezza della rete viaria. Ad illustrare la situazione ci ha pensato il sindaco del paese ospitante Franco Pallotta che, dopo aver ribadito “la totale assenza del Governo in un periodo difficile per una piccola regione come il Molise”, ha scrutinato tutte le difficoltà che gli amministratori hanno dovuto fronteggiare: a partire dall’impegno monetario comunale per “intervenire su condizioni gravi che non potevano aspettare” fino al ritardo dello stato di emergenza passando per il problema dello spopolamento. “Quando ho proposto la creazione della strada che collegasse Montecilfone a Termoli ero orgoglioso. Ora mi rendo conto di quanto mi sia sbagliato. Questa via ora viene utilizzata come mezzo per scappare verso la costa. Sono già diverse le famiglie che stanno cercando casa nella cittadina adriatica ed il paese continua a spopolarsi. Di questo passo scomparirà in breve tempo”.

Il primo cittadino ha poi sottolineato il problema dell’inagibilità che, inizialmente, non sembrava così grave: “Un evento sismico che sembrava lieve ma che con il passare delle ore si è aggravato. Chiese, attività commerciali, municipi, scuole ed edifici privati inagibili per un totale di circa 400 sfollati nei paesi colpiti”, chiedendo ai rappresentanti molisani “certezze abitative in vista dell’inverno” e la circoscrizione dell’area del cratere ai soli comuni realmente colpiti: “Non dico che i centri che hanno subito danni non debbano avere i fondi, ma non posso sentire che una cittadina come Agnone apra il Coc – centro operativo comunale – quando si trova a più di 100 chilometri dall’epicentro”. L’attenzione si è poi focalizzata sul passato, nello specifico sul sisma del 2002 e sugli errori fatti all’epoca: “Non facciamo gli sbagli commessi sedici anni fa quando i finanziamenti sono stati estesi a tutto il Molise e spesi per progetti esorbitanti come il Termoli Jet o la patata turchesca”, ha tuonato ancora Pallotta.

Sulla situazione post-terremoto del 2002 ha fatto eco anche il primo cittadino di Larino Giuseppe Puchetti che ha ricordato come ci siano ancora esempi di alcuni malcapitati cittadini che, a distanza di sedici anni dal sisma di San Giuliano di Puglia, rientrano ancora nello status di sfollati, “costretti a vivere in strutture che sarebbero dovute essere temporanee e che si sono trasformate in abitazioni stabili. In quest’occasione le tempistiche non sono state rispettate ed il denaro è arrivato in ritardo e speso per progetti poi falliti”. Il sindaco ha puntato il dito contro le direttive date al nucleo speciale dei Vigili del Fuoco preposto a decretare l’agibilità degli edifici: “Sono stati per 20 giorni a Guglionesi e Larino, con disposizioni che hanno previsto solo interventi di transennamento e non di messa in sicurezza degli edifici. Il campanile nella zona vecchia di Larino è risultato a rischio e l’emergenza è stata sanata con denaro del Comune. I Vigili del Fuoco sono rimasti a guardare mentre si effettuava la cerchiatura”.

Lo stato di emergenza, decretato giovedì 6 settembre dal Consiglio dei Ministri, prevede un contributo di 2 milioni di euro a fronte di una richiesta del doppio della cifra. Di questi, una parte è destinata alla Protezione Civile ed agli uomini del 115. Una decisione che Puchetti non ha mandato giù: “I Vigili del Fuoco prenderanno circa 500mila euro che saranno tolti dal contributo governativo di 2 milioni. Non è giusto, avrebbero dovuto operare diversamente”. Un commento che ha fatto scoppiare un grosso applauso e grida di approvazione dal pubblico, visibilmente d’accordo con quanto dibattuto da Puchetti.

Mario Bellotti, sindaco di Guglionesi, ha spostato l’attenzione sul problema del dissesto idrogeologico “che avrebbe dovuto fare da monito alla Regione per intervenire prima” e sulle tempistiche relative al rientro a casa degli sfollati: “Il mio paese conta 120 sfollati con 20 dichiarazioni di inagibilità totali. Su 400 richieste di controlli ne sono state evase appena 95. C’è necessità di velocizzare le verifiche per permettere agli sfollati il rientro nelle proprie abitazioni nel più breve tempo possibile”. Il paese è composto da circa 5mila 300 abitanti ed il rischio spopolamento è dietro l’angolo: “Il serbatoio dell’acquedotto necessita di lavori urgenti, molte attività sono inagibili ed i commercianti cercano di migrare altrove, impoverendo una cittadina e rischiando di farla estinguere”. Bellotti ha ribadito il tema dell’unità “perché solo insieme possiamo farcela” e si è detto pronto a partire per Roma qualora fosse necessario.

Il microfono è passato al sindaco di Palata Michele Berchicci che, dopo aver ribadito le problematiche del suo comune dopo lo sciame sismico, ha ammonito la popolazione: “Cerchiamo di fare manutenzione alle nostre case, non aspettiamo che accada il peggio”, passando poi il focus sulla situazione delle strade molisane “impercorribili dopo il terremoto e la bomba d’acqua che hanno decretato la chiusura e la sparizione, seppur temporanea, di molte vie interne, lasciando interi paesi interni isolati. Agiamo subito e tutti insieme, i problemi sono comuni e le soluzioni simili”.

L’ultimo intervento è toccato al primo cittadino di Acquaviva Collecroce Francesco Trolio che, unendosi al coro dei suoi colleghi, si è rivolto a Federico e Di Marzio: “Confidiamo in voi come portavoci delle nostre esigenze”. Numerose anche le battute concesse alla popolazione che chiede certezze e tempi brevi di risoluzione dei problemi.

Questo il cono d’ombra della ricostruzione post-sisma, a venti giorni dallo sciame causato dalla nuova faglia partita dal Matese, e su cui si sono stati chiamati ad intervenire i portavoce molisani. Dopo aver ascoltato attentamente tutti i contributi, le problematiche ed i timori dei sindaci e della cittadinanza, Antonio Federico ha cercato di tranquillizzare tutti: “Evitiamo ciò che è successo nel 2002 quando non è stata delimitata l’area interessata dal terremoto. L’idea di allora era quella di rilanciare l’economia della Regione grazie allo stato d’emergenza, ma ora ci batteremo perché non avvenga. Allargare il cratere significa togliere fondi ai paesi che ne hanno davvero bisogno, il mio impegno, e quello del mio partito, sarà di perseguire questo obiettivo scongiurando l’allargamento del cratere”. Luigi Di Marzio ha innalzato la bandiera dell’unità, invitando i sindaci e la popolazione “a fare massa per rivendicare i propri diritti in Italia. Insieme possiamo farci sentire. Se impariamo ad essere comunità ed abbiamo fiducia nel futuro, senza egoismi ed interessi, potremmo costruire un mondo migliore”.