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Si rischia l’isolamento: la riapertura di Ponte Liscione è un’incognita. Quei pilastri costruiti prima delle leggi sul cemento armato

L'atavico isolamento del Molise amplificato dallo sciame sismico in atto: dubbi sulla riapertura della Bifernina nel tratto che attraversa il ponte Liscione costruito 50 anni fa quando non c'erano ancora né una legge sul cemento armato che 'scade' né un accertato rischio sismico per la regione. Toma: "Verifiche terminate, nessuna criticità".

C’è un’immagine che circola in questi giorni del terremoto sui social e tra i messaggi di whatsapp: è quella che mostra la distribuzione dello sciame sismico, purtroppo ancora in corso, nella nostra regione.

La mappa fa vedere il lago artificiale di Guardialfiera semi circondato da puntini gialli e rossi, la cui grandezza varia in base alla magnitudo della scossa. L’epicentro del sisma è proprio sotto la diga ed è chiaro che tutto questo preoccupa non solo la popolazione del basso Molise, più direttamente colpita e coinvolta, ma anche il resto dei molisani.

Il timore più grande riguarda il rischio isolamento per l’intera regione. Un problema atavico e da sempre sentito, amplificato in questa ultima settimana dalla chiusura della più importante arteria di collegamento con la costa e, dunque, con l’autostrada: la Bifernina.

Una statale che solo a evocarla oggi fa venire alla mente scenari apocalittici. Perché, siamo onesti, ma cosa accadrebbe al Molise se il ponte Liscione venisse giù? O se, questo forse è un po’ più facile da ipotizzare, il viadotto non dovesse riaprire in tempi veloci?

Sarebbe la paralisi totale non solo della circolazione viaria ma anche dell’economia. Ne risentirebbero il diritto all’istruzione e pure quello alla salute. Pensate a un cittadino di Palata che deve arrivare all’ospedale di Termoli per curarsi. O a un operaio Fiat di Campobasso che ogni giorno va a lavorare in fabbrica.

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Donato Toma, governatore del centrodestra, ha annunciato la fine dei controlli proprio oggi. “Adesso – ha detto – bisognerà rimettere assieme tutti i dati del monitoraggio raccolti dalle squadre che si sono alternate tra i piloni e i viadotti del Liscione”.

La statale 647, ricordiamolo, è chiusa al traffico in via precauzionale dalla notte del 17 agosto nel tratto compreso tra i chilometri 47 e 63. Le auto sono state deviate – non senza immense difficoltà – sulla vecchia statale 87 rimessa parzialmente in sicurezza ma del tutto inadeguata ai flussi di traffico attuali. I rilievi dell’Anas si avvalgono di strumentazione specialistica ed ispezioni visive, in particolare sui viadotti, mediante l’utilizzo di una piattaforma detta by-bridge. Lungo i circa 15 km di statale interrotta al transito insistono 9 opere d’arte (tra le quali i viadotti Molise I e II, situati in corrispondenza della diga del Liscione), per un totale di ben 296 campate da ponte. Che sono state ispezionate una ad una.

Al termine delle operazioni proprio oggi c’è stato un primo incontro ristretto tra i dirigenti dell’Anas, domani verranno informati anche i vertici regionali. Toma – che da giovedì scorso è stato sul ponte ogni giorno – continua a dirsi fiducioso azzardando persino la possibilità “che lunedì riapriremo la Bifernina”.

Domani, giovedì 23, col ritorno in Molise del capo della Protezione civile Angelo Borrelli si conosceranno i dettagli. E le probabili limitazioni alla circolazione.

“Forse i lavori che l’Anas aveva già in programma di fare verranno anticipati e, perché no, uniti a qualche intervento di manutenzione che potrebbe rendersi necessario al termine delle verifiche che, ribadisco, fino a questo momento, non hanno fatto emergere particolari criticità”.

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“I tecnici di Molise Acque mi hanno comunicato che tutte le verifiche operate hanno avuto esito negativo. In ogni caso, in questi giorni sarà installata nell’area della diga la strumentazione prevista dal Dipartimento di Protezione civile nazionale per entrare a far parte della cosiddetta Ran, la Rete accelerometrica nazionale di monitoraggio, che rileva eventuali fenomeni sismici in prossimità dell’epicentro e fornisce, dunque, informazioni utili ad ogni eventuale studio sulla dinamica degli eventi”.

Ai controlli hanno partecipato il personale di Molise Acque, il responsabile e il sostituto responsabile dighe e ieri ci sono stati ulteriori controlli specifici fatti dall’Ufficio Dighe di Napoli attraverso proprio personale specializzato.

“Secondo quanto comunicatomi dagli addetti ai lavori – precisa Toma – sono state poste in essere tutte le verifiche e le ispezioni del caso: nei cunicoli, alle paratoie, all’ascensore di accesso, al coronamento, al livello delle acque, a tutti gli elementi che avrebbero potuto avere maggiori criticità. Si è proceduto anche con verifiche strumentali e rilievi di accelerazioni. Inoltre, sono state attivate le prove di tenuta di paratoie, verifiche dell’adduttore e di ogni altro elemento idraulico, con particolare riferimento anche all’impianto di potabilizzazione”.

 

Ma la possibilità che Ponte Liscione possa restare chiuso ancora lungo, e perfino che possa non riaprire, è concreta. Dipende dal fatto che il viadotto, peraltro mai collaudato e già con 50 anni di vita alle spalle, potrebbe presentare criticità legate al terremoto. Inoltre, particolare da non sottovalutare, c’è ancora un imprevedibile sciame sismico in atto. Nessuno è in grado di dire se e quando terminerà, così come non è possibile escludere – nota della Commissione Grandi Rischi, ribadita dal capo della Protezione Civile, Borrelli – scosse anche più forti. In quella sciagurata eventualità cosa ne sarebbe del viadotto? Potrebbe resistere? E fino a che punto?

Anche queste sono domande senza risposta, appese a un presente con molte incognite. Al di là delle rassicurazioni che sembrano emergere dai primi controlli, c’è un fatto: quella strada, il ponte che sorvola la diga di Guardialfiera, è stata costruita prima del 1971, anno in cui per la prima volta è entrata in vigore la prima legge sul cemento armato.

Se infatti la diga è un terrapieno, ed è stata realizzata alcuni anni dopo, il ponte è di cemento e il cemento armato, spiega Enzo Mancini, architetto, ingegnere ed esperto di questo materiale, “ha una aspettativa di vita di 70, 80, massimo 100 anni, peraltro solo se subisce una buona e costante manutenzione”. Per il viadotto del Liscione metà dell’esistenza è già trascorsa, e il sisma di questi giorni diventa anche un elemento di riflessione per valutare il futuro e le prospettive di quella che al momento è l’unica arteria di collegamento tra il capoluogo e l’Adriatico.

Una strada fondamentale, lo ribadiamo, strategica per tutto, dai trasporti al turismo.

Ora quei pilastri, complice anche la strage di Genova, non sono per niente tranquillizzanti. Sono stati realizzati senza alcuna valutazione del rischio sismico, perché in Molise non c’erano stati terremoti importanti e Guardialfiera stessa sembrava immune dal pericolo. “Il Molise – dice ancora Mancini – non era considerato sismico, se non per poche e piccole eccezioni. Lo è diventato dopo San Giuliano di Puglia, dopo il terremoto del 2002”.

E prima di quella data?

“Si costruiva a orecchio, secondo il buon senso. La prima legge sul cemento armato, che imponeva di depositare almeno i calcoli ingegneristici sui materiali, in modo che in caso di problemi o criticità si sapesse chi aveva la responsabilità, risale al 1971”.

Per Ponte Liscione i calcoli non sono stati depositati perché risalgono agli anni 60, ben prima della norma.

“Dobbiamo considerare che dal punto di vista delle norme la prima normativa tecnica sul cemento armato è arrivata dopo il terremoto in Umbria, ed è stata più volte aggiornata nel tempo. Le prime costruzioni fatte nel pieno rispetto delle norme tecniche risalgono al 2000, a 20 anni fa. Prima di questo periodo tutto era affidato all’esperienza, alla onestà e al buon senso del costruttore e degli operai”.

di Monica Vignale e Assunta Domeneghetti