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Molisani fra i 3mila berretti rossi a Foggia: ‘Il caporalato riguarda anche noi’

Una folta delegazione molisana tra i 3mila berretti rossi che hanno scioperato questa mattina a Foggia. "In Molise il caporalato è presente e bisogna tenere le antenne dritte" dicono all'unisono Sergio Calce e Italo Di Sabato.

Oltre tremila persone hanno preso parte allo sciopero che questa mattina ha invaso le strade di Foggia. La marcia dei “berretti rossi”, come è stata ribattezzata dagli organizzatori, è partita alle 8 da Torretta Antonacci, ex ghetto di Rignano, per darsi appuntamento nei pressi della stazione di Foggia da dove poi ha avuto il via il corteo lungo le strade del capoluogo dauno. Al grido di “Noi non siamo schiavi” il corteo di protesta si è concluso dinanzi alla Prefettura. Presente anche una folta delegazione molisana, una trentina di unità: da Potere al Popolo all’Usb (Unione sindacati di base).

Presenti tra gli altri Sergio Calce, segretario regionale del sindacato di base, e Italo Di Sabato, referente nazionale dell’Osservatorio Repressione. “Questa non è una manifestazione. Questo è uno sciopero: questa mattina i braccianti non sono andati nelle campagne a raccogliere i pomodori ma sono scesi in piazza a reclamare i loro diritti come lavoratori” spiegano sia Di Sabato che Calce.

sciopero braccianti foggia

Lo sciopero di questa mattina arriva in seguito alla morte dei dodici migranti nel tragico incidente al bivio di Ripalta sulla Statale 16 in provincia di Foggia, di lunedì 6 agosto. Morti che diventano 16 se si sommano con quelli deceduti il sabato precedente, 4 agosto, in un incidente dalle circostanze molto simili avvenuto sulla Strada provinciale 105 all’altezza di Castelluccio dei Sauri.

“Siamo qui non per manifestare ma per scioperare – tiene a precisare nel suo intervento dinanzi alla Prefettura di Foggia il sindacalista Aboubakar Soumahoro -. Questa mattina noi braccianti non siamo andati nelle campagne a lavorare ma siamo scesi in piazza per rivendicare i nostri diritti, per scioperare”. Abou, come lo chiamano simpaticamente tutti, reclama dignità umana. “Prima che migranti siamo uomini e donne, siamo persone e non degli schiavi” e poi rivendica i diritti come lavoratore: “Noi siamo braccianti, lavoratori. Vogliamo un salario giusto e non essere sfruttati”. Infine attacca il ministro Di Maio e il decreto dignità approvato ieri, martedì 7 agosto, al Senato. “Un decreto che introduce nuovamente i voucher non è un decreto dignità ma un decreto truffa perché i voucher truffano noi braccianti e schiavizzano tutti i lavoratori”.

In piazza oltre tremila persone, in maggioranza migranti ma non solo. “E’ importante essere qui oggi – spiega Italo Di Sabato – perché il problema del caporalato non riguarda solo i migranti ma anche tanti braccianti italiani che sono qui presenti. Da oggi, da questo sciopero, può ripartire una nuova classe operaia meticcia con più forza e più consapevole”. Per Di Sabato il problema del caporalato “non riguarda solo la Capitanata ma anche il Molise infatti alcuni dei migranti morti lavoravano nelle campagne di Campomarino – e ancora -, non bisogna solo soffermarsi sugli imprenditori ma anche su delle norme che permettono determinati atteggiamenti”.

di sabato - calce

Uno sciopero che cade nell’anniversario del disastro della miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. L’8 agosto del 1956 un incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica, provocò la morte di 262 minatori in gran parte italiani, sette dei quali erano molisani. “Non è una data casuale questa – spiega Di Sabato –, in oltre 60anni cosa è cambiato? Nulla: sfruttati allora, sfruttati oggi. Bisogna dire basta e invertire la rotta”.

Con Di Sabato anche Sergio Calce, segretario dell’Usb Molise. “Siamo a Foggia non solo per solidarizzare e scioperare con i braccianti della Capitanata ma anche perché il Molise non è immune dal fenomeno dello sfruttamento e del lavoro nero”. Per Calce bisogna “tenere le antenne dritte e aumentare i controlli nelle campagne regionali” perché anche “da noi ci sono operai che vengono sottopagati e sfruttati”.

Sulla strage di Ripalta si sono aperti due fascicoli d’indagine, uno relativo alle dinamiche dell’incidente e l’altro per capire e accertare se il fenomeno del caporalato era il “contratto” di lavoro con il quale i braccianti deceduti andavano al lavoro. “Sono state avviate due distinte indagini – ha dichiarato Ludovico Vaccaro, Procuratore della Repubblica di Foggia ma sino a qualche mese addietro di stanza a Larino -. Una riguarda l’incidente stradale, per capire la dinamica e tutto ciò che può averlo causato, anche se c’è da dire che in entrambi i casi sono morti i due autisti dei pulmini sui quali erano stipati i poveri migranti. L’altra indagine è stata avviata sul caporalato. Stiamo cercando di individuare – aggiunge il procuratore – le aziende in cui hanno lavorato gli immigrati per verificare anche le eventuali condizioni disumane in cui lavoravano. Si stanno verificando gli orari, per vedere da che ora a che ora hanno lavorato, capire se c’è stato sfruttamento ed intermediazione”.  Delle sette aziende messe nel mirino del Procuratore, nelle quali lavoravano i braccianti deceduti, una è di Campomarino.

molisani a foggia

In serata ci sarà, sempre a Foggia a partire dalle ore 18, la manifestazione di solidarietà indetta dalla Flai Cgil e da Libera contro le mafie. Anche in questo caso sarà presente una delegazione molisana rappresentata dai dirigenti e militanti del sindacato rosso.