Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Mini ricostruzione, il governo discute l’emergenza molisana solo il 7 settembre. “Non aspettiamo, i fondi ci sono già”

Il Consiglio dei Ministri si riunirà il 7 settembre per vagliare la richiesta di stato di emergenza del Molise terremotato: dei primi 4 milioni di euro richiesti dovrebbero arrivarne subito solo due che a detta di molti non saranno sufficienti a mettere in sicurezza gli edifici danneggiati e a demolire strutture pericolanti come il serbatoio di Montecilfone o il palazzo in bilico di Guglionesi. Il consigliere Facciolla ha incalzato Toma: "Non dobbiamo per forza aspettare, i soldi si possono attingere con una anticipazione di cassa garantita dalla banca che ha creato un fondo da 70 milioni di euro".

Il 7 settembre prossimo – a tre settimane esatte dalla prima scossa di terremoto che ha riattivato lo sciame sismico ancora in corso – il Consiglio dei Ministri vaglierà la richiesta della Regione Molise sullo stato di emergenza.

Lo ha detto il presidente Donato Toma nel corso della seduta monotematica che lui stesso ha voluto per fare il punto in aula in merito al recente evento sismico e alle conseguenti iniziative intraprese dal suo Esecutivo.

 

Il governo molisano – è notizia già di qualche giorno fa – ha chiesto 4 milioni di euro dopo aver fatto una prima stima dei danni e delle spese sostenute per l’emergenza. Metà della somma “che è provvisoria”  potrebbe arrivare subito, gli altri due milioni con un secondo stanziamento destinato, tra le altre cose, anche alla demolizione del serbatoio pericolante di Montecilfone e al palazzo in bilico sul vuoto di Guglionesi “per il quale non è escluso l’abbattimento”.

Dopo le sue dichiarazioni hanno preso la parola molti consiglieri tra cui l’ex vice presidente della giunta Vittorino Facciolla.

facciolla

L’ex assessore ha ricordato a Toma che potrebbe utilizzare “immediatamente” per la mini ricostruzione “parte del fondo da 70 milioni di euro dell’anticipazione di cassa garantita dalla banca”.

Cosa significa? Che Toma, senza aspettare i soldi dell’emergenza dal governo nazionale – che potrebbero essere anche meno o comunque non sufficienti rispetto a quanto richiesto – è già oggi nelle condizioni di anticipare liquidità ai Comuni per la messa in sicurezza degli edifici inagibili, per il soccorso alla popolazione, per gli abbattimenti e le ricostruzioni di opere pubbliche danneggiate dal sisma.

Una recente sentenza della Corte Costituzionale (101 del 7 marzo 2018, depositata il 17 maggio 2018) – l’ha ricordata l’avvocato Facciolla nel suo intervento – ha sancito come incostituzionale il blocco dell’utilizzo ai fini del Pareggio di bilancio dell’avanzo di amministrazione e del Fondo pluriennale vincolato degli Enti territoriali a partire dal 2020, in quanto trattasi di risparmi accumulati negli esercizi precedenti che servono a finanziare investimenti pluriennali. Pertanto, la preclusione ad utilizzare le quote di avanzo di amministrazione disponibili ed i fondi già destinati a spese pluriennali (“Fpv”) qualificherebbe il “Pareggio di bilancio” come “attivo strutturale inertizzato”, cioè inutilizzabile per le destinazioni già programmate (spese vincolate).

In soldoni significa che la censura della Consulta alla Legge di bilancio 2017 permette alla Regione di ‘sforare’ il pareggio di bilancio perché i residui – in questo caso specifico l’‘anticipazione di cassa della banca da cui potrebbe attingere Toma per la ricostruzione – avrebbero un valore neutrale. Insomma, utilizzare quel fondo oggi  non intaccherebbe il Bilancio regionale “per questo sarebbe meglio che lei, presidente, anticipasse i soldi” questa la conclusione di Facciolla.

 

Sul ritardo della richiesta di stato di emergenza  (una critica che più di qualcuno gli ha mosso), il governatore aveva già messo le mani avanti nel suo intervento dicendo che “la delibera con la richiesta è stata fatta quando abbiamo avuto contezza della stima e non prima”.

 

Ma il lungo intervento di Toma è stato utile anche a fornire un po’ di numeri aggiornati: “Abbiamo allestito nove tendopoli nei comuni dell’epicentro, al 28 agosto sono 186 le persone che vivono in 69 tende”.

Si tratta di un numero destinato a diminuire man mano che le indagini tecniche – che proseguono anche in questi giorni – evidenzieranno l’assenza di rischi per le abitazione in cui, un po’ alla volta, si potrà rientrare.

I soccorsi, il tavolo tecnico in Prefettura, le operazioni sul viadotto del Liscione e sulla diga: nulla è stato tralasciato nella comunicazione all’aula da parte del presidente che si è soffermato sulla vicenda Montecilfone. Tra il pubblico stamattina c’era anche il sindaco Pallotta che dopo aver evacuato le abitazioni che ricadono nel perimetro del serbatoio danneggiato dalle scosse del 14 e del 16 agosto ha intimato la demolizione con ordinanza alla Regione (proprietaria della torre) “Ho dato disposizioni affinché si proceda all’abbattimento”. Stessa disposizione, ma per la messa in sicurezza, è partita per il serbatoio di Tavenna anch’esso danneggiato dalle scosse.

Hanno garantito che terranno sempre alta la guardia quelli del Movimento 5 Stelle: il gruppo consiliare ha promesso che vigilerà su come i fondi stanziati dal governo saranno spesi e distribuiti in Molise. “Di cratere allargato – ha detto Andrea Greco – ne abbiamo già avuto uno per questo l’attenzione da parte nostra sarà massima”.

Al termine del dibattito l’assemblea ha votato a maggioranza un ordine del giorno (presentato dai consiglieri:
Pallante, Micone, Scuncio, Tedeschi, Matteo, D’Egidio, Cefaratti, Calenda e Romagnuolo N.), che
nel dare il proprio sostegno all’azione condotta dal Governo regionale, lo impegna anche a porre in
essere “le iniziative e le procedure giuridico-amministrative utili e necessarie per proseguire
nell’intento dichiarato e manifesto di voler attivare da subito e concretamente un programma di
interventi volti alla verifica, messa in sicurezza ed agli eventuali adeguamenti delle strutture ed
infrastrutture pubbliche e private, con particolare riguardo agli edifici cosiddetti “strategici” e al
patrimonio e edilizia scolastica, ottenendo da subito, così come espressamente dichiarato dalla
stessa Giunta regionale, il riconoscimento dello stato di emergenza e quindi la definizione di un
piano complessivo di interventi condiviso con il Governo nazionale.

Hanno espresso voto sfavorevole i consiglieri del gruppo Pd, Facciolla e Fanelli, e quelli del M5S, Greco, Manzo, De Chirico, Primiani, Nola e Fontana. I consiglieri di questi due gruppi avevano rispettivamente presentato due Ordine del Giorno dello stesso oggetto, ma con dispositivo in parte differente, che però non sono stati approvati dall’aula.