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Urtato dallo scooter dell’amico durante un gioco: cade, batte la testa e muore a 16 anni foto

Una tragica fatalità: così i carabinieri che stanno procedendo alle verifiche dopo il dramma di stanotte commentano l’accaduto. Cristian Zara avrebbe compito 16 anni tra pochi giorni. La notte tra domenica e lunedì, poco dopo l’una, è stato investito dallo scooter guidato dall’amico d’infanzia sulla strada all’ingresso del centro abitato di San Felice del Molise. In mattinata al san Timoteo di Termoli l’ispezione cadaverica. Si attendono le decisioni del magistrato per la data dei funerali. Il sindaco Fausto Bellucci proclamerà il lutto cittadino

Un gruppetto di amici adolescenti, i giochi e i lazzi in strada, a due passi da casa. Una serata d’estate calda, di quelle in cui si tira fino a quando si può. E poi, improvvisa, beffarda, crudele, la tragedia. Cristian Zara avrebbe compiuto tra pochi giorni 16 anni. Un ragazzino solare, allegro. Non un adolescente musone e scontento, per nulla, ma uno che – dicono in paese, a San Felice del Molise che in questo periodo raddoppia la popolazione per i tanti emigranti che tornano in agosto –  scherzava sempre. E probabilmente stava scherzando anche un attimo prima di cadere a terra e battere la testa.

L’ipotesi sulla quale lavorano i carabinieri della vicina Montefalcone nel Sannio, dove c’è una stazione dell’Arma, è questa: il ragazzo sarebbe sbucato all’improvviso sulla strada quasi per scherzo, con un balzo tra il marciapiede e le auto parcheggiate, ridendo, per chiedere un passaggio all’amico che intanto stava cavalcando il suo scooter.

Poi è successo tutto troppo in fretta: lo scooter lo ha urtato, il giovanissimo conducente non si è accorto di lui se non quando era tardi, nel buio della Ripaltina che collega Montefalcone a San Felice e segna l’ingresso nel centro abitato. In prossimità di una curva, durante quello che ora ha il sapore amarissimo di uno scherzo fatale, ancora tutto da verificare però, Cristian è caduto all’indietro e ha battuto la testa. Un impatto che non gli ha lasciato scampo. 

Le urla di dolore, orrore, hanno squarciato la notte. L’amico ha chiamato i soccorsi. Da Castelmauro, che dista 10 chilometri in linea d’aria e ha la postazione medica più vicina, è partita un’ambulanza. Ma quando, venti minuti dopo, il medico è arrivato a San Felice e ha visto il corpo di Cristian steso sull’asfalto, non ha potuto fare nulla. Il cuore aveva smesso di battere. Cristian era morto.

Il paese, nel quale viveva col padre e la madre – entrambi di San Felice, piccola comunità croata del Molise con 600 abitanti – e un fratello, si è trasformato nel palcoscenico del dolore più incredulo e atroce. Al dramma di Cristian e della sua famiglia si aggiunge il dramma dell’amico: un coetaneo, uno col quale Cristian è cresciuto. I due si volevano bene, e raccontano tutti, sotto choc, che erano sempre insieme, facevano tutto insieme. Anche ieri avevano trascorso le ultime ore prima di andare a dormire insieme. E quello che ha accaduto non ha parole capaci di esprimere lo strazio.

 

Nella notte il corpo è stato trasportato dall’agenzia di pompe funebri all’obitorio del San Timoteo di Termoli. Qui, in mattinata, si è svolta l’ispezione cadaverica con i medici dell’anatomia patologica e i carabinieri a presenziare. Confermata in prima istanza l’ipotesi del trauma cranico. Ora si aspetta la decisione del magistrato per eventuali altri provvedimenti, compresa l’autopsia. Solo dopo il corpo sarà restituito alla famiglia per i funerali. Per quel giorno il sindaco Fausto Bellucci proclamerà il lutto cittadino. “Qui ci conosciamo tutti – dice lui, la voce spezzata – in queste serate di festa poi siamo in giro fino a tardi, come è successo stanotte quando abbiamo sentito l’ambulanza. È un dolore grandissimo. Questo ragazzo io l’ho visto crescere. Ed è un dolore ancora più grande se pensiamo alla doppia tragedia dietro questa fatalità”.