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Il palazzo in bilico nel vuoto, “Va demolito subito”. Sgombrate le famiglie nel raggio di caduta: 40 persone fuori casa foto

Il sindaco Mario Bellotti ha firmato nel tardo pomeriggio l'ordinanza di sgombero per circa 15 famiglie, 40 persone in tutto, che abitano in case nel raggio d'azione del palazzo pericolante di via Martiri d'Ungheria, considerato a rischio crollo. la situazione si è aggravata con lo sciame sismico in atto e la impossibilità di escludere altre scosse.

Il palazzo di via Martiri d’Ungheria a Guglionesi è pericolante e, sottoposto a continue sollecitazioni della terra che trema e si sposta, rischia di crollare. Le abitazioni che si trovano nel raggio di caduta dello stabile, alto 25 metri e in bilico nel vuoto, devono essere immediatamente sgomberate per ragioni di sicurezza.

Nel pomeriggio di oggi, 18 agosto, il sindaco Bellotti ha firmato l’ordinanza, che conclude il monitoraggio tecnico sul numero di famiglie coinvolte e abitazioni considerate a rischio nell’ipotetico crollo dello stabile. Sono 11 i nuclei familiari coinvolti, per un totale di 40 persone che ora andrano ad aggiungersi agli sfollati del terremoto. 

“Una decisione inevitabile” commentano dal Municipio di Guglionesi, “per una situazione di criticità e incertezza su quello che potrebbe accadere” in un comune considerato nell’epicentro del terremoto che da tre giorni ha innescato l’emergenza in Bassomolise, facendo salire il numero degli sfollati ogni ora di più. L’ordinanza arriva dopo una serie di sopralluoghi, ultimo quello al quale ha preso parte anche il presidente della Regione Donato Toma il 16 agosto, poche ore prima della scossa che ha stravolto la vita alla gente.

Le abitazioni che si trovano nell’ipotetico raggio di caduta del palazzo di via Martiri d’Ungheria, su entrambe le traiettorie, e quindi in via D’Ungheria, via Firenze da un lato e sull’altro versante in via Iacobitti, il “vallone” sottostante, saranno evacuate a strettissimo giro. Le famiglie stanno in queste ore ricevendo le notifiche in urgenza. Borsoni con abiti e effetti personali, auto da caricare per andar via. Chi ha una sistemazione alternativa, da parenti o amici, andrà lì. Chi ha una seconda casa si trasferirà. Altri potrebbero trovare posto nella tendopoli del campo sportivo comunale coordinata dalla Protezione Civile.

Il Comune ha allertato Protezione Molise e Prefettura, sollecitando anche un contributo economico per l’eventuale autonoma sistemazione.  Certo si tratta di un disagio enorme,  che si aggiunge a quello delle centinaia di cittadini che nell’attesa delle verifiche e delle eventuali dichiarazioni di inagibilità si trovano fuori casa per l’emergenza terremoto. Ma procedere diversamente è troppo rischioso: il palazzo di 5 piani alto 25 metri è in bilico sul vuoto e, in questi casi, l’Amministrazione di concerto con i tecnici del Comune ha ritenuto indispensabile adottare un provvedimento per la sicurezza e l’incolumità delle persone. 

Il Governatore Donato Toma è stato informato dell’ordinanza e ha già garantito, ricordano sindaci e assessori concordi nel definire la Regione “molto vicina” l’impegno per un piano straordinario di abbattimento, che possa prevedere la demolizione immediata almeno dei tre piani superiori, per alleggerire la struttura e ridurre il pericolo di crollo per sbilanciamento.

A complicare la situazione dello stabile ci sono infiltrazioni d’acqua sempre più insistenti, peggiorate drasticamente con i nubifragi degli ultimi giorni, e le condizioni idrogeologiche del terreno sottostante, una terra di riporto interessata da una frana.

 

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Sono 11 dunque le abitazioni interessate, per 40 cittadini. Nessuno può dire fino a quando durerà l’emergenza. Ma quello che al momento appare certo è che prima del rientro a casa bisogna mettere in sicurezza il palazzo e la zona. Lo sciame sismico in atto non contribuisce a creare presupposti per una celerità nell’intervento.

La buona notizia è che è stato avviato un canale di comunicazione con la regione Molise il cui obiettivo è quello di concretizzare il sostegno economico. La Regione si farà carico, ricorrendo a fondi straordinari, della fetta maggiore della spesa necessaria, inserendo il palazzo nel piano di emergenza. Finora, malgrado un quadro che mette i brividi, la struttura non è mai stata inserita in un piano straordinario, restando incredibilmente una “faccenda privata”. E c’è da dire che abbattere Palazzo Vernucci – che si chiama così dal cognome del costruttore, che lo ha realizzato negli anni 60 – costa tanto, e la spesa teoricamente è tutta completamente a carico dei privati.

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La stima per l’abbattimento si aggira intorno al mezzo milione di euro e grava sulle spalle dei proprietari dei 10 appartamenti dislocati su 5 piani che negli anni Settanta si sono trasferiti nell’edificio. Da questo punto di vista la rassicurazione di Toma è fondamentale, un “segnale di grande vicinanza e interessamento” commenta il primo cittadino.

Il palazzo è stato evacuato nell’aprile 2017, quando la situazione è diventata non più procrastinabile alla luce della relazione geologica e dei risultati dei sondaggi, arrivati anni e anni dopo le segnalazioni dei primi problemi. Crepe profonde anche nei pilastri e nei muri portanti, solai spaccati, pavimenti in discesa: all’ultimo piano il dislivello era arrivato, alla data della primavera 2017, a 15 centimetri. Da qui l’ordinanza di evacuazione completa dello stabile, definito pericolante e pericoloso.

L’ex sindaco Antonacci aveva firmato l’ordinanza di sgombero coatto per ragioni di sicurezza, e i vigili urbani avevano fatto evacuare tutte le famiglie alla luce della relazione geologica e dei risultati dei sondaggi eseguiti nell’ultimo periodo su istanza dell’amministratore condominiale. Una relazione geologica che aveva presentato un quadro allarmante :il palazzo non si trova più sull’asse verticale ma si è inclinato dalla parte della scarpata, nel vuoto del vallone sottostante, dove ci sono numerose abitazioni residenziali e dove si sta perfino costruendo un nuovo edificio. Quelle abitazioni, oltre a quelle che si trovano sulla strada via Martiri d’Ungheria in corrispondenza del raggio di caduta e nel perimetro “rosso” interessato anche dallo scivolamento di detriti, sono state ora sgomberate, facendo ulteriormente salire il numero degli sfollati. Che a Guglionesi sfiora quota 300.