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Frane e terremoti, la prevenzione che non c’è. I geologi: “Norme inadeguate e poco personale negli enti”

C’è chi ha perso tutto dopo il sisma di magnitudo 5.2 dello scorso 16 agosto. Da undici giorni vive nella paura, nell’angoscia di sentire ancora tremare una terra che dal 14 agosto ha registrato oltre 200 scosse. Centinaia di persone che abitano nelle tende allagate ieri – 26 agosto – da un’eccezionale ondata di maltempo. Bombe d’acqua e terremoti assieme ad un territorio fragilissimo, dissestato al 100 percento: ecco i disastri del Molise.

Calamità che con frequenza periodica si abbattono sulla nostra regione. “Il Molise non ha imparato nulla da San Giuliano di Puglia”, ha sentenziato pochi giorni fa uno dei massimi esperti nazionali, Gianluca Valensise, intervistato da Primonumero.

Prevenzione, prevenzione, prevenzione: i geologi lo ripetono come un mantra. Ma i loro appelli sono rimasti inascoltati per sedici anni. Anzi: anche se dopo la tragedia di San Giuliano la normativa è stata adeguata in tutta Italia, paradossalmente nel tempo la situazione non è migliorata.

“L’approccio della problematica deve essere razionale, senza farsi trascinare dai fatalismi nè dagli sciacalli mediatici che tentano di cavalcare l’onda dell’emotività della popolazione”, spiega Giancarlo De Lisio, presidente dell’Ordine dei geologi. “Per questo insisto tanto sulle esercitazioni di Protezione Civile da fare sistematicamente e periodicamente nei Comuni: educando la popolazione si riesce a gestire meglio l’emergenza e in maniera più ordinata. Anche una materia come “educazione ambientale” da introdurre nelle scuole aiuta a crescere le nuove generazioni con coscienza del rischio e quindi una maggiore resilienza”.

La realtà è diversa. Pianificazione carente, figure professionali insufficienti.

Innanzitutto, nelle piante organiche degli enti pubblici (Regioni, Province e Comuni) i geologi sono “pressoché assenti” rendendo dunque di fatto impossibile uno studio attento del territorio. Lo denuncia Domenico Angelone, tesoriere del Consiglio nazionale dei Geologi ed ex presidente dell’Ordine dei Geologi della Regione Molise.

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“L’area dell’epicentro degli eventi sismici della scorsa settimana (come del resto gran parte della penisola) è altamente vulnerabile – rimarca Angelone – al punto tale da poter subire gravi danni anche con eventi di magnitudo contenuta. Ciò si unisce alle parole del Capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, che non ha escluso la possibilità di ulteriori scosse di intensità maggiore, successive a quella di magnitudo 5.2 avvenuta lo scorso 16 agosto nel basso Molise”.

Ogni volta siamo punto e a capo. Per i geologi è arrivato il momento di affrontare la questione in maniera seria e con interventi strutturali, uscendo fuori dalla logica dell’emergenza. Anche perché “è inaccettabile” che pure “strutture strategiche” ed edifici pubblici vengano danneggiati dal terremoto. La lista degli esempi citata dai geologi è lunga: dalle macerie della ‘Jovine’ di San Giuliano di Puglia all’Aquila dove crollarono la Casa dello studente e ha subìto danni importanti l’ospedale San Salvatore. E poi, Amatrice. Infine, a Palata – pochi chilometri dall’epicentro – è in parte inagibile la caserma dei Carabinieri.

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Situazioni che dimostrano il “gravissimo ritardo culturale che rende necessario un piano strategico di intervento che investa ogni settore della pubblica amministrazione” in cui siano previsti “l’adeguamento delle normative e l’istituzione di presìdi geologici territoriali per la salvaguardia del territorio”. L’ordine dei geologi chiede l’assunzione di nuove figure professionali nelle pubblica amministrazioni.

Eppure, denuncia il presidente Giancarlo De Lisio, “nella scorsa legislatura sono stati soppressi i servizi geologico e sismico della Regione, trasferendo competenze ad altri settori dove non sono presenti geologi. Lo stesso scenario si è verificato in altre regioni d’Italia. Nella Regione Molise solo tre geologi sono presenti nella pianta organica, la Provincia di Campobasso ne ha uno solo”. Un paradosso dunque “in una regione dove il rischio sismico è elevato e il 100% dei comuni è esposto al dissesto idrogeologico. Con l’arrivo delle piogge autunnali e invernali al problema viabilità, oggi particolarmente sentito per l’interessamento del ponte “Liscione” dal sisma di pochi giorni fa e dello stesso corpo diga, si aggiungerà il problema stabilità dei versanti e relativi fenomeni franosi ad esso connessi”.

Così come bisognerebbe frenare la cementificazione selvaggia di un territorio così fragile. E invece “non ci si spiega – insiste De Lisio – come il rilascio del permesso di costruire, disciplinato da norme tecniche di attuazione dei piani regolatori e programmi di fabbricazione, ancora non sia vincolato a studi geologici, che vengono acquisiti pressoché ovunque solo dopo il rilascio delle relative autorizzazioni ed al solo fine del deposito sismico”.

I geologi, dunque, provano a dettare l’agenda alla politica chiedendo un piano nazionale educativo di prevenzione civile, iniziando dalle scuole e dalla formazione: al ministro dell’Istruzione sarà proposto di istituire dei percorsi liceali ad indirizzo geofisico–vulcanologico e/o geologico-ambientale “al fine di rendere l’Italia un Paese da imitare non solo sotto il profilo della Protezione civile – rilancia Angelone – ma anche sotto quello della prevenzione”.

Ma la battaglia sarà condotta a 360 gradi coinvolgendo anche le altre regioni italiane, il governo regionale, i parlamentari e i rappresentanti delle istituzioni locali. Tredici Regioni poi hanno giù sottoscritto un ricorso al Tar contro le nuove norme per le costruzioni.

Argomenti al centro della conferenza stampa indetta dall’Ordine dei Geologi del Molise domani, 28 agosto, nella sede della Provincia di Campobasso alle ore 11.