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Il gabbiano – Le ferie

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Il gabbiano 

Le Ferie

Racconto di Eugenio De Seriis

Sono di nuovo in ferie a Termoli, dopo due anni.

L’ultima volta, sulla via di ritorno in Germania, mi avevano rubato la macchina, quest’esperienza negativa avava frenato il desiderio di tornare regolarmente a Termoli. Poi le telefonate con mia sorella e la solita domanda Quando torni che mamma ti vuole rivedere”  e naturalmente la nostalgia dei luoghi natii,  mi hanno convinto a venire.

Inoltre c’era il dovere di partecipare alla festa del  25esimo anniverario di matrimonio dei miei cognati Dario e Lucia,  visitare mia suocera che non stava bene in salute.

Quest’anno avevo deciso di affittare un ombrellone allo stabilimento “Sirena Beach” “spiaggia della sirena”.  Conoscevo il proprietario Roberto, tra l’altro lì aveva affittato anche un’ombrellone mio cognato Dario.

Roberto alcuni anni fa era venuto a trovarci con suo cognato a Steinenbronn in Germania e fu colpito dal fatto che alla parete nel corridoio c’era una foto di suo fratello Carlo. Carlo, ancora giovane, non era tornato in superfice quando si era immerso a 95 metri  per cercare di recuperare un motopeschereccio affondato durante un temporale.

Roberto e Carlo, da bambini, abitavano nel “Paese Vecchio”, dove era nata mia moglia Lucia  e si conoscevano bene. Quando mia moglie apprese della morte di Carlo, ricordo che aveva versato tante lacrime. Per ricordo aveva appunto appesa quella fotografia alla parete del corridioio. In quell’occasione si stabilì anche una reciproca stima tra me e Roberto.

Dopo aver trattato brevemente con Roberto, avevo affittato l’ombrellone e due lettini fino a dopo la festa del patrono di Termoli “S. Basso”,  che si festeggia il 3 agosto.

Non sopporto bene il sole, così tutti gli anni, quando cerco di prendere un po’ di tintarella, per prima cosa la mia pelle si arrossisce. Termini “diventi roseo“, “sei rosso come un pomodoro”,  “sei rosso come un peperone” , “hai preso una bella scottatura” sono argomenti utili per coloro che voglio attaccare discorso con me.

Per cercare di evitare queste scottature, resto regolarmente sotto l’ombrellone, con il berretto in testa. Mi espongo al sole solo quando faccio il bagno. Inoltre preferisco andare al mare abbastanza presto e tornare su verso le 11.

– La spiaggia

A circa 70 metri dalla spiaggia c’e una fila di scogli lunga circa 150 metri,  messi lì da frangionde. Noto dal colore scuro che prima e subito dopo gli scogli, l’acqua è abbastanza profonda.

Ricordo che prima, quando questi scogli non c’erano, la spiaggia si estendeva nel mare con un ripetersi di banchi di sabbia che – man mano che si allontanavano dalla spiaggia – diventavano sempre più profondi. Cosi c’era la “prima secca” la seconda e cosi via. I più bravi nuotatori facevano i “cannolicchi” sulla terza secca, io non ero stato capace perchè da bambino non sapevo nuotare. Avevo imparato a nuotare in Germania.

In un momento di riflessione cercai la regola fisica che causava quei fossi sotto gli scogli, per avere un modello della situazione mi misi ad osservare i miei piedi nell’acqua del mare.

Notai che intorno al piede l’acqua aveva una strada più lunga da percorrere,  per cui intorno al piede la velocità dell’ acqua aumenta. Inoltre la quantità d’acqua che arriva alla gamba, cerca spazio per passare, cosi un po’ viene spinta di lato, un po’ cerca spazio sotto, dove la sabbia cede, scavando intorno al piede,  finchè tutte le forze fisiche si eguagliano.

In tutti i casi l’acqua profonda – prima e dopo gli scogli – li protegge da molti bagnanti, probabilmente c’è già una flora speciale. Mi chiedevo se sugli scogli c’erano anche le vongole nere. Domenica ho fatto la prima nuotata arrivando appunto agli scogli, ma non ruscii a scorgere alcunchè, anche perché notavo una certa irritazione degli occhi a contatto con l’ acqua marina.

Tornai a riva nuotando a dorso, guardavo verso l’altro cercando di tenere le braccia abbastanza larghe per evitare spruzzi d’acqua sugli occhi. In alto riscrontai prima due siluette e poi vidi due gabbiani che, costeggiando la riva, volavano verso Termoli.

Ebbi appena 2-3 secondi di tempo per vederli, poi sparirono.

Il loro colore si memitizzava con il colore del cielo, i becchi e la testa tesa in avanti, mentre sembrava che le ali non facessereo sforzi per spingere in avanti i loro corpi affusolati. Non avevo notato la posizione delle loro zampe. La coda non si era mossa, volavano diritti, i loro occhi erano puntati nella stessa direzione. Cercai di valutare le loro dimensioni. Forse un’apertura alare di 90 centimetri ed una lunghezza del corpo di 45, ma non ne ero sicuro.

Vecchi artisti avevano stabilito delle regole per la forma ideale del corpo umano, chissà se le proporzioni del corpo dei gabbiani rispecchiava questa norma per gli uccelli. Probabilmente sì. Ho visto tante volte, ma non so per quale motivo questa percezione  era particolare. Nell’ acqua mi sentivo leggero, per alcuni istanti immagginai che le mie braccia fossero ali ed io stessi volando come loro. Invano cercai nella memoria una metafora abbinata al gabbiano.

Nel frattempo ero arrivato dove l’acqua era alta circa 1,50 metri, smisi di nuotare e mi guardai intorno. La maggior parte dei bagnanti prendeva il bagno più avanti,  nella zona entro il limite.

Poi osservai di nuovo gli scogli, a sinistra c’erano due o tre che troneggiavano alti sugli altri, ma al centro uno scoglio isolato, forse nemmeno più alto degli altri al lato, sembrava esporsi verso il cielo.

In un surrealistico mondo questo scoglio era destinato per il trono del regnante. Le onde del mare spumeggiavano delicatamente al contatto degli sogli.

Domenica,  e la spiaggia era piena di bagnanti, penso che tutti gli ombrelloni fossero occupati, mi recai verso mia moglie che stava leggendo, dopo esserci spruzzati reciprocamente con gli abbrozzanti, – e più due si voglio bene e più abbrozzante viene spruzzato – piazzai il lettino sotto l’ombra dell’ombrellone e mi misi comodo tirando fuori il manuale di lingua cinese. Ma non c’era concentrazione, per cui lasciai agli occhi, alle orecchie ed al corpo libertà di percepire quello che volevano.

Il sottofondo musicale era nelle mani del fruscio delle onde, ombrelloni, sabbia, costumi, tovaglie, bambini, adulti e tutto il resto davano uno sfondo colorato che fa dimenticare le giornate piovose e grigie della Germania. Anche in Germania c’è il sole, di regola quando si lavora e mai di fine settimana. Quando si lavora, si torna a casa quando il sole non c’è più. Qualche volta che si trascorrono le ferie in Germania, allora comincia il tempo delle pioggie. I tedeschi si consolano con la frase “Non esiste cattivo tempo, ma solo abiti non idonei al tempo”.

All’orizzonte si notava una nave abbastanza grande,  si confondeva tra il blu del cielo e il blu del mare. Ma il colore del mare oggi  era molto vario,  sulla riva marrone chiaro, blu-scuro vicino agli scogli, poi quasi verde, celeste ed azzurro, con diverse tonalità  affini,  fino al blu dell’orizzonte. L’azzurro del cielo era in netto contrasto con il blu del mare.

Accorciai la visuale degli occhi concentrandomi adesso ai vicini, davanti tre donne di mezza età, di lato a sinistra, una donna che allattava il suo bambino, spostai subito lo sguardo perché penso non sia decente guardare. Sulla sinistra tre bambini giocavano tra loro mentre le mamme discutevano su cosa cucinare e come.

In prima fila, sotto l’ombrellone di Dario si era messo mio figlio Giuseppe e sua moglie Birgit. Poi altri bagnanti, tutti abbronzati.

Roberto che intanto parlava con un signore, incontrò il mio sguardo e mi chiamò per offrirmi un caffè. Molto gentile con me, ma constatai che aveva altri impegni per cui non lo trattenni a lungo.

Il mio sguardo si posò sugli scogli laterali, su ogni scoglio un gabbiano. Spostai lo sguardo verso lo scoglio centrale, lo scoglio del trono, e subito lo vidi. Si era messo di lato mostrando tutta la sua grandezza. La sua lunghezza dalla coda alla testa era quasi uguale a quella dello scoglio.

Decisi che era ora di prendere un nuovo bagno, avvisai mia moglie e subito dopo nuotavo verso le scoglio. Il gabbiano era almeno due volte più grande degli altri, le ali poggiate al lato del corpo, macchiettate di azzurro e blu, la testa di un azzurro scuro, il becco nero, il corpo forte ed affusolato messo ben in equilibrio su due solide zampe.

Non prendeva notizia del mio avvicinarsi, anzi per farsi notare, stese un’ala per sgranchirla, forse 80 centimetri di lunghezza. Mi misi a gracchiare come fanno i gabbiani “cra .. cra” ma nessuno dei gabbiani prese nota della mia presenza, tanto meno lui.

Adesso con il becco puliva le sue penne, poi si accovacciò comodo sullo scoglio.  Il gabbiano mi mostrava il suo lato, non so se il suo sguardo era diretto su di me o no.

Smisi di avanzare a 15 metri di distanza.  Su uno scoglio vicino c’era un altro gabbiano che a paragone sembrava un pulcino. Io sono cattolico, molte culture credono alla reincarnazione dopo la morte, dicono che dopo la morte ogni anima sceglie un’animale per reincarnarsi. Penso che per quei credenti il gabbiano sarebbe una buna scelta.

“Senz’altro ha un’apertura alare di due metri” disse mio figlio Giuseppe che si era avvicinato a nuoto. Anche lui era rimasto meravigliato dalla grandezza del gabbiano.

Quasi per conferma il gabbiano stese di nuovo l’ala mostrandone tutta la sua lunghezza. Cercai delle sottigliezze metaforiche: gabbiano e libertà, gabbiano e sicurezza, gabbiano e volo, gabbiano e mare. Libertà, sicurezza, volo e mare, mare limpido e pulito.  Paragonandolo con gli altri gabbiani le uniche metafore valide erano forza e potenza, nessuno osava contestargli quel trono.

Voltandomi  l’incantesimo tra me ed il gabbiano svanì di colpo, risposi a mio figlio  “senza meno” , poi cercai di non perdere contatto con lui che calmo, ma con potenti bracciate ben presto mi fece capire i miei limiti.  In quest’occasione era lui il gabbiano.

Alcuni giorni dopo, nel cimitero di Termoli, su una lapide di un bambino, leggo una poesia che tra l’altro contiene dei versi più o meno così:

“come il volo di un gabbiano sul mare

il vento soffia…

sono con voi”

De Seriis

 

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