Gasdotti Italia insiste: “Il metanodotto è sicuro, nessun rischio con il terremoto”. Ma la gente ora ha più paura foto

Gasdotto e rischio sismico, si riapre lo scontro e il dibattito si riaccende. Un progetto diviso in lotti funzionali che attraverseranno la penisola in tutta la sua lunghezza, la cui battaglia è iniziata nel 2008 e che in questi ultimi mesi sta giungendo alle battute finali, senza risparmiare critiche e tentativi di bloccarne la realizzazione. Nei giorni successivi al terremoto in molti hanno espresso resistenza nei confronti del metanodotto Larino-Chieti, visibilmente tormentati delle possibili conseguenze sul territorio in caso di sciame sismico. La popolazione sta ancora fronteggiando la dura quotidianità della vita nelle tendopoli e non ci sono ancora notizie certe sui tempi di rientro nelle proprie abitazioni. Un progetto del genere incrementa la paura.

Un’opera sulla quale c’è resistenza non solo da parte dei residenti ma anche dalla schiera di alcuni sindaci, come quello di Palata che fino ad oggi non ha ancora autorizzato l’azienda ad effettuare scavi sul territorio del paese. Preoccupazioni fondate, soprattutto in una terra storicamente soggetta a smottamenti del terreno, che hanno indotto l’azienda ad inviare una nota stampa per tentare di mettere una pezza sulla questione, chiarendo sin dalle prime righe che il “progetto finale detiene i massimi standard di sicurezza e di rispetto dell’ambiente”. A questo si aggiunge il fatto, secondo quanto riportato nel comunicato, che “il metanodotto serve a migliorare da subito il servizio di distribuzione del gas in particolare nella zona adriatica, essendo tra l’altro collegato al rinnovamento dell’intera rete SGI, in particolare per il tratto, in parte realizzato e in parte in costruzione, che arriverà fino a Recanati, nelle Marche”.

Il serpentone metallico, lungo circa 111 chilometri, coinvolgerà sette comuni molisani e diciotto abruzzesi estendendosi per 20,4 chilometri nei territori di Larino, Tavenna, Mafalda, Montecilfone, Palata, Guglionesi e Montenero di Bisaccia. Gli stessi che in queste ore stanno fronteggiando l’emergenza dettata dalla nuova faglia partita dal Matese che, attraverso lievi o più marcate scosse, continua a farsi sentire allo scoccare di ogni ora. E non solo: al Sinarca troverà spazio, secondo il progetto, un serbatoio: la sua capacità di immagazzinamento è pari a 200 milioni di metri cubi e con un’erogazione massima giornaliera di 3,2 milioni di metri cubi. Un incastro di tubi di acciaio che trasporterà milioni di metri cubi di metano al giorno verso l’Italia settentrionale ed il Nord Europa.

Nato come una sfida per competere con gli Stati Uniti, con la Russia che detiene la leadership europea e con i paesi dell’est che, da sempre, producono e trasportano la sostanza in lungo e largo, il progetto ha ottenuto il giudizio positivo di “compatibilità ambientale il 28 luglio 2016, dopo un ampio procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale Regionale durato circa due anni e conclusosi con i pareri favorevoli delle regioni Molise e Abruzzo – si legge nel comunicato – Dopo numerosi incontri pubblici con amministrazioni locali, cittadini, parti sociali e associazioni, coinvolgendo i comuni interessati dal tracciato”.

Nel corso degli anni questo piano è stato ostacolato dalle amministrazioni locali, alcune delle quali continuano a negare i permessi a procedere, rimarcando come questa costruzione non apporterà un aumento dei posti di lavoro nelle Regioni coinvolte, ma piuttosto una riduzione degli spazi coltivabili. La Gasdotti Italia, però, chiarisce subito la situazione: “I lavori di costruzione sul territorio dureranno tra 8 e 10 mesi: il terreno verrà completamente ripristinato, comprese le colture pregiate, quali vigneti, frutteti e uliveti, che una volta che il tubo è stato interrato possono tornare alla situazione originale”.

L’impatto ambientale, secondo l’azienda, sarebbe minimo e ci sarebbero anche dei vantaggi dettati dal fatto che questi lavori “consentono spesso importanti ritrovamenti archeologici e i resti vengono sempre salvaguardati e valorizzati. L’area di Montenero di Bisaccia potrebbe avere un’occasione di valorizzazione del patrimonio del territorio. Si prevedono infine impatti scarsi o trascurabili, e limitati alla fase di cantiere, per quanto riguarda rumore ed emissioni in atmosfera (in sostanza i macchinari e i mezzi di trasporto che lavoreranno nelle varie fasi delle operazioni). In ogni caso l’azienda eseguirà opere di mitigazione per ridurre al minimo qualunque disturbo. I lavori verranno realizzati con la massima attenzione ai sistemi idrici e idrogeologici”.

Parole che non sorprendono, ma che non rassicurano per nulla. I comitati no hub si sono già organizzati per nuove forme di protesta contro il progetto, che prevede tra i vari punti deboli il rischio di indurre terremoti. E in una zona sismica – che a breve sarà classificata come ad elevata sismicità – si tratta di un rischio inaccettabile.

Il grande stabilimento per l’immagazzinaggio e pompaggio del gas verso nord per gasdotti Italia sarebbe dunque sicuro e resisterebbe ai terremoti: “In merito al rischio sismico parlano i dati. Infatti tutta la rete dei gasdotti italiani, pari a circa 36mila km, di cui mille solo in Abruzzo, presente sin dagli anni ‘40 in tutte le regioni italiane, comprese quelle a maggior sismicità, non ha mai subito alcun danno dai terremoti – conclude la nota –  Lo stesso recente sisma, che ha visto come epicentro Montecilfone, non ha causato alcun problema alla rete di metanodotti già esistente in zona. In sede di progettazione di un gasdotto vengono in ogni caso presi in considerazione gli effetti di un sisma potenziale sulle tubazioni interrate, sottoponendo il metanodotto in progetto a verifica strutturale allo scuotimento sismico (shaking). Durante alcuni tra più forti eventi sismici nazionali e mondiali, come in Friuli di magnitudo 6,4, L’Aquila 6,3 o il Giappone 7,1, i metanodotti coinvolti non hanno subito inconvenienti e sono rimasti regolarmente in esercizio”.

Peccato, però, che il lotto di Gasdotti Italia attraverserà zone ad elevato rischio frane e sismico dove le popolazioni continuano a ‘ballare’ al suon di forti boati e continui sciami di magnitudo compreso tra il rassicurante 2.0 e lo spaventoso 5.1. La situazione, alla luce dei recenti eventi sismici, desta ancora maggiore preoccupazione e tutte le rassicurazioni, nella realtà dei fatti, non fanno che aumentare le preoccupazione della popolazione; malgrado l’azienda, che ha tutto l’interesse a continuare gli scavi, rimarchi la sicurezza del tracciato.