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Dopo 38 anni Brigida Barone lascia il Comune: “Ho avuto incarichi da tutti. Io in politica? Mai”

Va in pensione alla fine del mese Brigida Barone, attualmente dirigente al Patrimonio e alla Cultura di Termoli e dipendente comunale dal 1980. “Un consiglio per chi verrà dopo? Fare squadra”

In Comune molti sono preoccupati, qualcuno prova a convincerla: “Dai non te ne andare”. Ma Brigida Barone, termolese doc classe 1952 e veterana della casa comunale, sta per godersi il meritato riposo. Dopo 38 anni di onorata carriera fra diversi uffici e mille incarichi, dal 1 settembre andrà in pensione. In questi giorni di agosto, mentre prova a godersi un po’ di ferie senza tralasciare le ultime incombenze nell’assessorato di Largo Martiri delle Foibe, ha trovato il tempo di raccontare le sue sensazioni a primonumero.it.

La prima domanda è una curiosità: da dove spunta fuori quel nome, Brigida?

“Era il nome di mia nonna e so che ci sono due persone a Termoli che si chiamano così. Ma non c’entra nulla coi fratelli Brigida”.

Maggio 1980-Agosto 2018, fine di una storia. Con che sensazioni vive quest’addio?

“Una duplice sensazione. Da una parte non vedo l’ora di dedicarmi alla mia famiglia e alle mie cose. Però c’è anche nostalgia dopo una vita di lavoro trascorsa in Comune. Sarebbe falso dire che me ne vado e sono felice. È un misto di situazioni, colleghi, risate. Vedo la pensione come un traguardo finale ma non mi faccio travolgere da questi pensieri. Forse solo da settembre me ne renderò conto”.

I colleghi cosa le dicono?

“C’è un attaccamento da parte loro, mi hanno detto di non andar via proprio ora e io ho dato disponibilità per questo mese di agosto nonostante le ferie, però non con gli stessi ritmi di prima. Questo però è un periodo delicato, per via delle norme sulla sicurezza per eventi e concerti. Non potevo andarmene adesso, in piena estate”.

Cosa ricorda del primo giorno di lavoro in Comune?

“Ricordo sempre una cosa, un fatto personale legato a mio padre. Prima di uscire di casa gli chiesi come dovevo essere e la sua risposta fu “Sii sobria”. Non so se intendeva l’abbigliamento o il modo di essere, ma ho questa parola sempre in testa. Spero di essere stata sempre sobria, di certo lui mi ha spinto a esserlo. Quando sei così vai d’accordo con tutti, riesci a mediare”.

Mai avuto screzi o difficoltà?

“Certo, anche gli errori ci stanno ma sempre in buona fede. Devo dire che sono riuscita sempre ad avere ottimi rapporti con tutti”

E le soddisfazioni più grandi?

“Avere avuto stima e incarichi da tutto l’arco costituzionale, se così si può dire. Da destra e sinistra. La soddisfazione maggiore è stato il primo incarico da dirigente, perché inaspettata. È avvenuto nel 2008 col sindaco Vincenzo Greco, agli Affari Generali e in seguito al Turismo”.

Non era preoccupata dalla responsabilità?

“Eccome se lo ero. Però la segreteria mi supportò bene e l’ho saputa affrontare”.

Lei ha girato quasi tutti gli uffici amministrativi comunali, giusto?

“Sì, sono stata assunta nel maggio del 1980 insieme a tante altre persone. Per prima cosa sono stata impiegata ai servizi demografici, quindi al personale, poi alla segreteria per tantissimo tempo. Il grosso della mia esperienza l’ho vissuto lì. Poi sono passata al Turismo, al Patrimonio, ai Servizi Sociali fino al 2013. Quindi ancora alla segreteria, al Patrimonio e al Suap. Gli uffici amministrativi li ho girati tutti, escluso quello delle Finanze e quelli tecnici per ovvie ragioni. È stata un’esperienza gratificante, a tutto tondo”.

Oltretutto l’hanno nominata Amministrazioni molto diverse fra loro, per coalizioni e visioni della città.

“Sì e sono stata molto contenta di questo. Devo dire grazie a tutti i sindaci coi quali ho lavorato”.

Facciamo un piccolo gioco. Un giudizio o un aggettivo sui sindaci che si sono avvicendati durante la sua carriera. Cominciamo con Remo Di Giandomenico.

“Pur conoscendolo anche fuori dall’ambiente del Comune, era il sindaco che mi metteva più soggezione. Anche se sapevo che in fondo era una persona gradevole, all’inizio per me era così. Con gli anni e l’esperienza maturata non è stato più così”.

Lino Di Sapia.

“Una persona mite, molto riservata”.

Alberto Montano.

“Sono stata la sua segretaria e si creò un rapporto di familiarità. Fu una bella esperienza che avevo accettato di malavoglia perché ritenevo non fosse nelle mie corde quel ruolo. Mi sentivo in imbarazzo, invece si creò un rapporto bello e sincero con lui. L’ho vissuto come una parentesi che mi ha arricchito. Ho avuto modo di conoscere tanta gente. Tuttavia è un’esperienza che non rifarei con nessuno”.

Vincenzo Greco.

“Una persona di grande cultura, fu il primo a nominarmi dirigente. Ebbi con lui un rapporto estremamente tranquillo”.

Antonio Di Brino.

“Con lui ci conoscevamo da prima, da termolese. Fu un rapporto molto familiare. Mi gratificò il fatto di avermi confermata dopo la nomina di Greco. Gli sono riconoscente”.

Angelo Sbrocca.

“Anche con lui la riconferma del ruolo da dirigente è stata una gratificazione e gli sono molto riconoscente. Abbiamo un rapporto tranquillo e di stima. In generale sono riconoscente a tutti i sindaci che ho avuto. Il rapporto fra primo cittadino e dirigente si basa sulla fiducia e se ti viene data deve essere ben riposta”.

C’è una persona a cui è più legata in Comune?

“Non voglio far torto a nessuno. Certo con alcuni si vive un rapporto più stretto, condividendo gran parte della giornata, magari capita di sbottonarsi, di confidarsi oltre il lavoro. Non ho mai avuto grossi problemi o discussioni con qualcuno, forse per come sono io di carattere, visto che cerco sempre di smussare gli angoli, di mediare”.

È stato difficile essere “il capo” di colleghi conosciuti da decenni?

“Non mi sono mai sentita superiore, ma la collega di sempre. Certo occorre anche assumere un ruolo formale e condiviso, spero di esserci riuscita. In linea di massima ho avuto sempre grande collaborazione, perché senza quella non puoi lavorare”.

Ma come è cambiato il Comune di Termoli in questi anni e il rapporto coi cittadini?

“Quando sento parlare di semplificazione amministrativa mi viene da ridere. Lo dice forse chi non ha mai avuto niente a che fare con l’amministrazione pubblica. Invece è diventato tutto molto più complicato. Prima per mettere un tavolino fuori dal bar bastava fare una comunicazione scritta ai vigili. Ora è tutto più complesso, la burocrazia è aumentata, specie da quando ci sono queste norme per la sicurezza”.

In tutto questo come si pongono i cittadini nei confronti dell’amministrazione pubblica?

“Adesso ci si aspetta molto dal pubblico, il cittadino pretende sempre di più e pensa sempre di avere ragione, anche quando ha torto. Certo il Comune fa sempre più fatica, ma prima l’approccio era diverso, forse perché ci si conosceva quasi tutti. La gente adesso è più arrabbiata”.

Termoli invece come è cambiata in questi anni?

“Prima era più un paese, adesso è una cittadina, con pretese da città e non da paese. Oggi tutti vogliono andare in centro in auto e pochi usano i mezzi pubblici. Il nostro ruolo resta quello di andare incontro alle esigenze di ognuno”.

Di recente ha definito Termoli una città di vandali. Prima di andarsene ha un desiderio per la città?

“Mi auguro prevalga in ciascuno di noi l’idea che la città è di tutti. Sembra retorica ma è la verità. Dietro la realizzazione di qualsiasi cosa c’è impegno economico e lavoro e quando vedi rovinate cose appena fatte non riesco a capire, non so se dipenda dai ragazzi che sono cambiati, se invece è l’educazione che non è più la stessa. Francamente dispiace vedere le cose vandalizzate. Chi viene da fuori spesso apprezza di più quanto abbiamo in città, perché Termoli merita”.

 Che consiglio si sente di dare a chi verrà dopo di lei?

“Di creare squadra, se ci si riesce è una carta vincente”.

Adesso cosa farà?

“Voglio dedicarmi alla mia famiglia. Non ho grandi hobby ma spero di trovarne qualcuno. Penso però di occuparmi di me e dei miei familiari, mio marito Giuseppe, le mie figlie Valentina e Martina, la mia nipotina. Credo farò molta vita familiare e non mondana”.

E se fra qualche mese verrà qualcuno a proporle di candidarsi?

“No, assolutamente non accetterei. La politica non è per me, anche se è una bella cosa impegnarsi per la città e per gli altri. Ma non saprei fare politica, lo escludo. Starò in famiglia e basta”.