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Strage di braccianti, alcuni lavoravano in Molise. Indagine aperta per caporalato

Il Molise non è immune dal fenomeno del caporalato: il 6% dei reati denunciati nel 2017 è collegato allo sfruttamento del lavoro. "Bisogna tornare alla legalità del lavoro" afferma Di Sabato. Sulla stessa lunghezza d'onda Spina della Cgil. Domani entrambi parteciperanno alla manifestazione a Foggia.

Romeni, polacchi, albanesi, nord africani e ucraini popolano i terreni, le campagne il basso Molise nei mesi estivi. Campomarino, San Martino in Pensilis e le piane di Larino sono le zone agricole più gettonate. Ci arrivano la mattina presto partendo dalla vicina Puglia a bordo di furgoni in precarie condizioni e ammassati come bestie.  Furgoni simili a quello che ieri, lunedì 6 agosto, all’altezza del bivio di Ripalta, in provincia di Foggia ma a qualche decina di chilometri dal Molise, ha impattato, in uno scontro frontale, un tir che trasportava farinacei: dodici morti e diversi feriti.

Dopo il riconoscimento si è scoperto che alcuni di loro hanno lavorato, e forse erano in procinto di tornarci, anche in una azienda di Campomarino. Una strage che va al di là dell’incidente, della fatalità e dell’imponderabile (in Italia ogni due giorni c’è un morto per incidente stradale), ma che racconta storie di sfruttamento e di lavoro nero. Di caporalato e di morte, appunto.

Non è consentito parlare di tragiche fatalità perché questi incidenti sono il frutto delle condizioni di grave sfruttamento  che vivono i braccianti agricoli impiegati nelle campagne di raccolta dei prodotti agricoli” scrivono in una nota congiunta la Cgil Abruzzo e Molise e la Flai Cgil Abruzzo e Molise che aderiscono e
partecipano alla manifestazione di domani a Foggia, indetta dalla Flai Cgil insieme a Fai e Uila nazionali e territoriali e congiuntamente alle  associazioni di Capitanata che operano a vario titolo sul tema dei diritti in agricoltura. Sulla stessa lunghezza d’onda Italo Di Sabato, referente nazionale dell’Osservatorio Repressione: “Non è stato un semplice incidente stradale, la fatalità. Bisogna andare oltre e indagare sulle reali condizioni di lavoro di quei braccianti e sulle condizioni del mezzo guidato da un altro bracciante”.  Anche Di Sabato sarà presente alla manifestazione indetta per domani, mercoledì 8 agosto, dai braccianti agricoli a Foggia.

Sulla strage di Ripalta sono stati aperti due fascicoli d’indagine, uno relativo alle dinamiche dell’incidente e l’altro per capire e accertare se il fenomeno del caporalato era il “contratto” di lavoro con il quale i braccianti deceduti andavano al lavoro. “Sono state avviate due distinte indagini – ha precisato Ludovico Vaccaro Procuratore della Repubblica di Foggia ma sino a qualche mese addietro di stanza a Larino -, una riguarda l’incidente stradale, per capire la dinamica e tutto ciò che può averlo causato, anche se c’è da dire che in entrambi i casi sono morti i due autisti dei furgoni sui quali erano stipati i poveri migranti. L’altra indagine è stata avviata sul caporalato”.

Povera gente che ha “avuto problemi anche per trovare posto in ospedale. Sono dovuto intervenire personalmente per far sì che venissero trovati posti sia a Foggia che in altri ospedali della provincia” ha detto all’Ansa Vaccaro in merito ai feriti dell’incidente di ieri pomeriggio.

“Stiamo cercando di individuare – ha aggiunto il procuratore – le aziende in cui hanno lavorato gli immigrati per verificare anche le eventuali condizioni disumane in cui lavoravano. Si stanno verificando gli orari, per vedere da che ora a che ora hanno lavorato, capire se c’è stato sfruttamento ed intermediazione”.  Delle sette aziende messe nel mirino del Procuratore, nelle quali lavoravano i braccianti deceduti, una è di Campomarino.

“Quando parliamo della Capitanata bisogna parlare anche di basso Molise – dichiara Franco Spina della Cgil Molise -. Quanto accaduto ieri tocca da vicino anche la nostra regione, i nostri territori e il rispetto delle norme e delle leggi che dovrebbero tutelare l’anello della catena più debole del lavoro”. Ma cosa succede nella nostra regione? Il Molise è immune dal fenomeno del caporalato?

No, il Molise non è immune dal caporalato. Secondo quanto emerge dal Quarto Rapporto Agromafie e Caporalato a cura dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil il 6% dei reati denunciati nel 2017 sono strettamente legati al fenomeno del caporalato e del lavoro nero. Un settore, quello dallo sfruttamento e dal caporalato in agricoltura, che produce un giro d’affari pari a 4,8 miliardi di euro.

Altri 1,8 miliardi di euro all’anno, invece, riguardano l’evasione contributiva. Nel 2017 diverse sono state le operazioni condotte delle forze dell’ordine che hanno sgominato delle e vere e proprie filiere dell’irregolarità e dello sfruttamento. In basso Molise, nell’ottobre del 2017 ci fu il primo arresto per ‘caporalato’ in regione. Un bracciante 53enne di Rotello reclutava giovani ospiti dei centri di accoglienza per la raccolta delle olive. Questi, tutti di nazionalità africana, lavoravano sette giorni su sette, senza pause e per 20 euro al giorno, in assenza di contratto e garanzie di legge. I militari di Larino e Rotello con i colleghi dell’Ispettorato del lavoro, dopo una indagine puntigliosa, hanno portato in carcere il caporale, che è stato multato per 41mila euro.

La paga, appunto, variava tra i 20 e i 30 euro al giorno e un compenso di al massimo 4 euro per riempire un cassone da 375 kg. Un orario di lavoro che va da 8 a 12 ore al giorno e un salario inferiore a quanto previsto dai Contratti collettivi nazionali di lavoro e Contratti provinciali di lavoro, assicura la Flai Cgil, di ben il 50 per cento. “Bisogna parlare di sfruttati, non più di operai o braccianti di colore o italiani – evidenzia Italo Di Sabato dell’Osservatorio Repressione -. Bisogna iniziare a parlare di diritto al lavoro, legalità del lavoro dove al centro ci sia la paga minima garantita”.

Di Sabato, poi, sottolinea di come “a guidare il furgone molto probabilmente non era un caporale ma un altro operaio che in possesso del mezzo si mette a disposizione dell’imprenditore di turno e in base a quanti viaggi e a quanti operai trasporta si guadagna da vivere: questo è sfruttamento nello sfruttamento”.

L’ex consigliere regionale domani sarà a Foggia per manifestare insieme ai braccianti. “Servono non solo controlli militari ma anche un controllo sociale, reale: in questi ultimi anni si son buttate nel dimenticatoio tutte le conquiste sociali del secolo scorso. I caporali non sono solo italiani ma sono nati e cresciuti anche all’interno della popolazione migrante. Domani sarò a Foggia per chiedere legalità e diritto al lavoro”. Il contratto nazionale prevederebbe vitto e alloggio a carico dei datori di lavori, ma così non è nella maggioranza dei casi. “Dal mio punto di vista – conclude Di Sabato – dietro allo sfruttamento non c’è solo la criminalità organizzata ma una idea malsana del lavoro che vuole la divisione della classe operaia tra bianchi e neri e allo stesso tempo la rende povera con salari da fame”.

Nel settembre del 2017, invece sette imprenditori della provincia di Isernia furono denunciati. Titolari di imprese nei settori edile, agricolo e commerciale furono accusati di intermediazione illegale allo sfruttamento lavorativo, fino alle violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Tra i casi più significativi scoperti dai carabinieri, quello del titolare di un’impresa commerciale del capoluogo pentro che pagava gli operai la misera somma di circa venti euro per una intera giornata lavorativa.

“Domani come Cgil – spiega Spina – saremo a Foggia per dire basta alle morti sul lavoro in agricoltura, allo sfruttamento, al caporalato nelle compagne del sud e del nord Italia, alle condizioni disumane di vita e di lavoro che si trovano a vivere quotidianamente i tanti lavoratori”.  Spina e tutta la Cgil, inoltre, chiederanno alle istituzioni di andare oltre “le dichiarazioni ufficiali e agli impegni presi a parole”. Il sindacato rosso chiederà alle Istituzioni preposte di “vigilare e di dare piena applicazione alla Legge 199/2016, per porre in essere le azioni concrete che favoriscano un sistema opportuno di accoglienza, di incontro pubblico tra domanda e offerta di lavoro, di trasporto, per contrastare il caporalato e l’illegalità” conclude Spina.

Morti in agricoltura che vede in Molise, ad oggi, con una sola vittima, quella di Gheorghe Radu avvenuta dieci anni fa nei campi di Nuova Cliternia, frazione di Campomarino. Gherghe era residente, insieme alla moglie Maria e alla figlia Valentina, a Torremaggiore ed era venuto in Italia nel tentativo e nella speranza di un futuro migliore.  Quel 29 luglio del 2008, così come nei giorni precedenti, aveva raggiunto le campagne molisane insieme ad altri braccianti per raccogliere pomodori. Ad un certo punto della mattinata, sotto un sole rovente, si accasciò al suolo per un malore. Venne lasciato agonizzante dai suoi colleghi di lavoro, impauriti dal possibile intervento della polizia e dal conseguente rischio di essere allontanati dall’Italia in base alla legge Bossi-Fini. Tuttavia, alcuni di loro non vedendo più Ghoerghe tornarono indietro e chiamarono i soccorsi.

La Caritas nel suo ultimo rapporto annuale dice che in Molise gli immigrati sono 12.034 unità (di cui il 51,3% donne), con un’incidenza sulla popolazione totale del 3,9%. Nella sola provincia di Campobasso vive il 73,4% degli stranieri residenti in regione. La nazionalità più numerosa è quella romena (34,6%) a seguire quella marrocchina con 10,4%, poi quella albanese con il 7,2%, indiana con il 4,6% e infine quella ucraina ferma al 4,5%.  Gli stranieri occupati nelle imprese regionali, al II semestre 2016 (periodo a cui fa riferimento lo studio), sono 5.792. Questi si concentrano maggiormente nelle altre attività nei servizi (45,4%), nelle costruzioni (16,5%) e nel commercio (15,6%). In agricoltura lavora il 9,4%, ossia in basso Molise, dove l’agricoltura è il settore economico lavorativo trainante.