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Uccise un 23enne a martellate, condannato a 30 anni giovane di origini molisane

Confermata in appello la sentenza di primo grado: Manuel Foffo, 30enne romano con mamma di Bagnoli del Trigno, dovrà scontare 30 anni di reclusione. I periti lo hanno reputato capace di intendere e volere al momento dell'uccisione di Luca Varani

Trent’anni di carcere. È la sentenza di condanna letta quest’oggi 10 luglio dalla prima Corte d’assise d’Appello di Roma nei confronti di Manuel Foffo, giovane di origini molisane che era divenuto noto alle cronache nel marzo 2016 per l’omicidio del 23enne Luca Varani (foto), trucidato da Foffo e dall’amico Marco Prato durante un festino a base di droga e alcol in un appartamento del quartiere Collatino della Capitale senza un motivo valido. Foffo confessò l’omicidio al padre mentre viaggiava con lui in macchina in direzione Bagnoli del Trigno, paese della madre e dove stava per andare al funerale dello zio materno. Dopo quella confessione però il padre lo convinse a costituirsi dai carabinieri a Roma.

Fu un delitto che sconvolse l’opinione pubblica per efferatezza e mancanza totale di un movente. Prato e Foffo uccisero infatti Varani dopo averlo scelto per caso, drogandolo consapevolmente per poi infliggergli circa trenta fra coltellate e martellate apparentemente solo per gioco. Per fortuna entrambi furono presto assicurati alla giustizia e venne dato un certo risalto a quel particolare che legava Foffo al Molise, tra l’altro rivelato dal padre davanti a Bruno Vespa in una puntata di Porta a Porta su Rai Uno.

Foffo, che all’epoca dei fatti aveva 28 anni, era già stato condannato in primo grado dal Gup del Tribunale di Roma con rito abbreviato nel febbraio 2017. Marco Prato si era invece tolto la vita in carcere il giorno precedente all’inizio del processo. Foffo, in carcere quindi già dal giorno della confessione, è stato condannato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà.

Secondo i periti nominati dalla Corte d’assise d’appello, la personalità di Foffo venne sopraffatta da quella dell’amico Prato, tuttavia il giovane di origini molisane è stato ritenuto capace d’intendere e volere al momento del fatto. La sentenza odierna è maturata dopo un’ora circa di camera di consiglio e al momento della lettura l’imputato era presente in aula.