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Tac fuori uso e neurochirurgia fuori mano: morte cerebrale per il 47enne. Arriva Task force dal Ministero foto

Il Ministro della Salute Giulia Grillo invierà presto una Task force di esperti dal Ministero per fare chiarezza rispetto alla vicenda di M.C., il larinese dichiarato cerebralmente morto e per il quale sembrano impossibili le speranze di ripresa. Potrebbe trattarsi di un caso di malasanità legato al cattivo funzionamento della rete emergenza – urgenza. La famiglia della vittima sta valutando la possibilità di fare un esposto alla Procura. Non è escluso che la stessa Procura della Repubblica di Larino abbia già avviato delle indagini d’ufficio. E’ intervenuto anche il deputato 5S Antonio Federico a sostegno, intanto monta la polemica tra i cittadini indignati.

“Una task force di esperti del Ministero, coadiuvata dai Nas, resterà in Molise il tempo necessario ad acquisire documenti, atti e ogni elemento utile a fare completa chiarezza rispetto all’accaduto”.  A dichiararlo è il Ministro della salute Giulia Grillo, sollecitata dalla segnalazione di una cittadina in merito alla tragica vicenda del larinese di 47 anni, dichiarato cerebralmente morto nell’ospedale pugliese di San Giovanni Rotondo, dopo un’odissea di diverse ore alla ricerca di una Tac. “Ho deciso di inviare una task force in Molise per accertamenti – ha affermato la Grillo – L’episodio servirà a fare luce sul percorso di cura in ambito neurologico in Molise. Occorre infatti accertare le inefficienze organizzative, le eventuali responsabilità personali degli operatori, ma anche gli eventuali errori causati da cattiva programmazione della politica regionale”.

Dovrebbe essere la prima volta che il ministero della sanità invia una task force in Molise. Lo stesso Ministro sostiene di voler andare rapidamente a fondo su questa vicenda: “Non è possibile morire per cattiva organizzazione e sostanziale mancanza di assistenza. Tanto più in una Regione, il Molise, dove le fallimentari gestioni del passato non sono alle spalle”.

Intanto versa ancora in condizioni drammatiche il larinese di 47 anni che nella tarda mattinata di ieri ha subito una emorragia cerebrale ed è stato dovuto trasportare dal 118 di Santa Croce di Magliano all’ospedale di San Giovanni Rotondo perché al San Timoteo di Termoli la tac non funzionava.

Purtroppo nella serata di ieri era stata dichiarata la morte cerebrale e le speranze di una ripresa sembrano impossibili: il corpo continua a vivere grazie alle apparecchiature mediche alle quali è collegato. Al suo cospetto è riunita la famiglia affranta da una vicenda assurda, che probabilmente sarebbe potuta andare diversamente se la rete di emergenza – urgenza avesse funzionato a dovere.

In un territorio dove alla chiusura degli ospedali e soprattutto alla soppressione di numerosi reparti non è stato affiancato il potenziamento della rete di primo intervento né un servizio di elisoccorso, considerate anche le pessime condizioni delle strade molisane, l’episodio di ieri passa nella categoria della malasanità. Tanto più in considerazione del fatto che i 12 posti-letto di neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso  non sono stati riconfermati nella programmazione regionale da un provvedimento firmato dal commissario ad acta nel 2017, e che l’unica struttura a essere dotata di neurochirurgia è l’Istituto privato-convenzionato Neuromed di Pozzilli.

 

La tragedia di M.C. avviene in un territorio che ha già vissuto esperienze drammatiche dello stesso tenore, in una regione dove le vie di comunicazione stradale sono vetuste ed insufficienti a soddisfare le esigenze legate a situazioni di tale importanza come quella accaduta. In questi casi il tempo è una componente preziosa per poter salvare vite umane e di tempo in questo caso se n’è perso abbastanza, forse troppo da complicare irrimediabilmente le cose.

 

Per il direttore sanitario Filippo Vitale, che ormai gestisce tutti gli ospedali pubblici molisani, il problema non è legato alla tac non funzionante: “Il paziente quando è arrivato al San Timoteo era in uno stato comatoso con una emorragia imponente. Non è stata la mancanza di una Tac, che era in manutenzione, a far precipitare la situazione: l’uomo è stato sanitariamente accolto secondo le norme riabilitative e di rianimazione che il caso specifico vuole. E’ stato immediatamente intubato e nel mentre si facevano queste operazioni si è cercato un ospedale con immediata disponibilità. L’unico, anche per una questione di tempi, era quello di San Giovanni Rotondo”.

Parole che ribadiscono, in un certo senso, la vera criticità del territorio: non certo le competenze degli operatori sanitari, che anzi sono insieme con i cittadini le prime vittime della disorganizzazione, quanto l’inefficienza della rete strutturale soprattutto delle urgenze. “Durante il tragitto – continua Vitale – l’emorragia è aumentata e quindi i medici di San Giovanni hanno decretato la morte clinica del paziente”.

Il problema, insomma, è legato al fatto che a Termoli non c’è un reparto di neurochirurgia dove poter intervenire: “La Tac – conclude il direttore, che smentisce una indagine interna limitandosi a parlare di una verifica sui tempi di intervento  – avrebbe solo confermato l’emorragia e quindi comunque avremmo dovuto trasferire il paziente in un altro ospedale”.

Dovrebbero sussistere i presupposti per un esposto alla Procura, cosa che la famiglia del giovane coinvolto sta valutando dopo che ieri il sindaco Puchetti ha anticipato l’eventualità di un esposto in Procura sulla recente chiusura del punto di primo soccorso al Vietri.

Non è escluso che la stessa Procura della Repubblica di Larino abbia già avviato delle indagini d’ufficio per comprendere bene cosa sia accaduto, se sussistono delle responsabilità, come mai il 118 non fosse informato dell’indisponibilità della tac al San Timoteo, perché sia stato necessario dover raggiungere il nosocomio di San Giovanni Rotondo, in una regione confinante che dista molti chilometri, per poter effettuare una diagnosi necessaria per affrontare l’urgenza e che non è stata possibile eseguire all’ospedale di Termoli in quanto il macchinario era in manutenzione programmata. Verrebbe da chiedersi, inoltre, come mai sia stata programmata una manutenzione senza prevedere la disponibilità di uno stesso macchinario per far fronte ad eventuali episodi gravi che naturalmente possono verificarsi, in un’area, il Basso Molise, che soprattutto d’estate vede aumentare notevolmente la presenza di cittadini e di interventi sanitari improvvisi.

“Un altro esempio di Sanità insufficiente!” ha affermato Antonio Federico, deputato del Movimento 5 Stelle, in merito alla tragica vicenda. Dichiarazioni che fanno seguito a quelle espresse dal Sindaco di Larino con il quale lo stesso parlamentare era in contatto in quelle ore drammatiche.

Lo stesso parlamentare grillino ha ricordato come proprio la settimana scorsa abbia raccolto l’appello e condiviso le preoccupazioni del sindaco Puchetti e di tutti i sindaci del Basso Molise sui problemi dell’attuale sistema sanitario. In occasione di quella riunione del 9 luglio scorso erano stati appunto affrontati i problemi relativi alla chiusura del punto di primo intervento di Larino, al sovraccarico dell’ospedale di Termoli  ed alle difficoltà degli operatori che “con abnegazione e serietà combattono contro carenza di personale e di attrezzature.”

“Il Decreto Balduzzi va rivisto e declinato differentemente su territori come quelli del Molise – ha ribadito Federico – Il MoVimento 5 Stelle si attiverà per capire cosa è successo, dove e come intervenire dopo la chiusura della neurochirurgia di Campobasso ed il solo accordo con Neuromed, fino ad arrivare a portare l’intera situazione all’attenzione del ministero della Salute.”

Il senatore Luigi Di Marzio scrive: “Come avevamo già denunciato noi portavoce M5S molisani, la fallimentare gestione del passato non è affatto superata. Ad esempio, i 12 posti letto di neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso non sono stati riconfermati nella programmazione regionale da un provvedimento firmato dal commissario ad acta nel 2017, in quanto l’attività è stata assegnata unicamente all’Irccs privato-convenzionato Neuromed di Pozzilli.

La notizia assume maggiore rilevanza anche alla luce del caso che si è verificato ieri mattina a Venafro dove, solo grazie all’intervento dei volontari della Croce Azzurra, una bambina priva di sensi è stata trasferita al Veneziale di Isernia perché il Punto di Primo intervento al SS Rosario era chiuso.

Esprimiamo piena solidarietà alla famiglia del 47enne e continueremo a lavorare per ridare dignità alla sanità molisana, in sinergia con i nostri portavoce in Consiglio regionale”. 

Intanto su Facebook è scoppiata la polemica. Moltissimi commenti di indignazione nei confronti della politica molisana e contro i vertici ASReM, imputati di aver prodotto questi risultati attraverso una sciagurata riorganizzazione sanitaria. Persone scosse dalla tragica notizia che hanno manifestato rabbia e sconforto nel sentirsi abbandonati ad un crudele destino che potrebbe colpire chiunque. Sentimenti di rancore, voglia di ribellarsi che potrebbe tramutarsi presto in azioni di protesta.