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Distruggevano i pub per poi offrire protezione: sfilza di condanne per la ‘gang’ della “movida”

Nessuna associazione a delinquere di stampo mafioso ma diverse condanne e una sola assoluzione per reati 'minori' a carico degli 10 imputati dell'inchiesta Sei Torri: oltre cinque anni al 'boss' Massimo Colangelo e al suo 'luogotenente' Enzo Stivaletti. Pene inferiori per tutti gli altri che con minacce e danneggiamenti, nel 2012, hanno cercato di prendere il controllo della zona dei pub.

 

Condanne pesanti, fino a cinque anni e mezzo di carcere, per alcuni dei dieci imputati dell’inchiesta “Sei Torri”: questa mattina, 11 luglio, la sentenza è stata letta in aula dal giudice Enrico Di Dedda. Il reato più pesante, quello che fece anche molto rumore in città, è caduto: secondo il collegio penale infatti non c’è stata alcuna associazione a delinquere di stampo mafioso in quell’inverno del 2012 per la storia dei pub di via Ferrari. Mentre ci sono stati singoli episodi di estorsione, minacce, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti per i quali sono arrivate le condanne.

Massimo Colangelo è quello che – sommando le singole pene che gli sono state inflitte – ha avuto la condanna più pesante: cinque anni e sei mesi di carcere oltre a 4mila euro di multa e l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Suo fratello Andrea invece se l’è cavata con 11 mesi di condanna, come pure l’altro Colangelo (Luigi) che ha avuto sempre 11 mesi.

Cinque anni e 1 mese la pena complessiva per Vincenzo Stivaletti, considerato il luogotenente dei ‘boss’ Colangelo (oltre a 4 mila euro di multa e all’interdizione per 5 anni).

Pene minori invece per tutti gli altri: Eugenio Garzia (7 mesi), Giuseppe Carriero (7 mesi), Felice Ferrazzo, Mario Ferrazzo e Luca Innamorato (6 mesi e 1000 euro di multa). Assolto Roberto Ruggi sia dall’associazione che dal reato di estorsione “perché il fatto non sussite”. Quest’ultimo era difeso dall’avvocato Giuseppe Fazio che si è dichiarato soddisfatto per la decisione che ha coinvolto il suo assistito “poiché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato”

L’inchiesta fu una di quelle più rumorose a Campobasso e di cui tutti i baristi e gestori di locali nel cuore della movida, oltre ai loro clienti, parlarono. Alcuni subirono angherie di ogni tipo da questo gruppo di violenti intenti ad arricchirsi con minacce, risse e danneggiamenti.

Il modus operandi fu scoperto quasi per caso dalla polizia durante l’ascolto di alcune intercettazioni per un traffico di droga che coinvolgeva alcuni degli stessi soggetti finiti nell’inchiesta Sei Torri così denominata dopo la denuncia dell’ex titolare di un frequentato bar (Sei Torri, per l’appunto) di via Ferrari.

 

Era il 2012 quando la gang cercò di prendere il controllo della zona portando prima scompiglio nei locali (alcuni di loro) per poi presentarsi (altri) a dare una sorta di protezione, ovviamente dietro compenso.

Oggi in Tribunale a Campobasso è caduta l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso per la quale il pm aveva chiesto 9 anni di reclusione. Soddisfazione è stata espressa da uno dei difensori dei Colangelo, Silvio Tolesino il quale ha annunciato anche la volontà di ricorrere in appello.