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Noi, l’identità e il valore fondamentale dell’antifascismo

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Nelle ore in cui mezza Italia resta in apprensione per la vita di dodici ragazzini thailandesi intrappolati loro malgrado in una grotta assieme al loro allenatore, i Paesi di mezza Europa, compreso il nostro, si rimpallano le responsabilità della morte di cento migranti al largo delle coste libiche, come fossero una voce in perdita in un bilancio aziendale o poco più. Segnale palese che i thailandesi che si salvano a casa loro hanno evidentemente maggiore diritto di sopravvivere, secondo l’opinione più in voga al momento nel Belpaese, rispetto ai migranti che attraversano il Mediterraneo per cercare un futuro migliore, qualsiasi sia il loro presente attuale.

In quelle stesse ore giunge all’attenzione della nostra redazione un comunicato stampa, redatto a mo’ di tema scolastico, firmato da tale Luca Bellante, che asserisce di essere coordinatore di Azione studentesca Termoli. Una nota che nelle prime righe attacca in maniera diretta la manifestazione delle magliette rosse, voluta da Anpi, Arci e Libera e promossa da don Luigi Ciotti.

Una manifestazione pacifica, di protesta non violenta, volta a sensibilizzare gli italiani verso la tragedia umana dei morti nel Mediterraneo, che spesso vengono recuperati con addosso indumenti rossi, o comunque colorati, per poter essere meglio riconoscibili in caso di naufragio e quindi più facilmente individuabili dai soccorsi.

L’autore del comunicato, infarcito di terminogia vagamente fascistoide, ci chiede la pubblicazione di quanto scritto.
È bene essere chiari una volta per tutte. Primonumero.it non pubblicherà tale comunicato e farà lo stesso con qualsiasi elaborato che metta anche solo lontanamente in dubbio i valori su cui si fonda la Repubblica italiana. Che per prima cosa è, per sua stessa natura, antifascista.

Sostenere che “aprendo la nostra nazione a tutti si andrà a degenerare nel caos, con una perdita totale della nostra identità nazionale” come si legge nella nota di Azione studentesca Termoli è l’antitesi dei principi fondamentali della Costituzione italiana, unico faro possibile in tempi difficili per le democrazie come sono questi che stiamo vivendo.
Vale la pena ricordare che l’articolo 2 della Carta costituzione recita quanto segue: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Occorrerebbe tenerlo a mente, prima di blaterare di identità nazionale da difendere.

C’è di più. Attaccare una manifestazione pacifica, semplicemente perché non la si condivide, puzza in maniera rivoltante di preludio al fascismo. Sempre la Costituzione può aiutarci a capire. La prima parte dell’articolo 21, citato quasi sempre a sproposito, recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Perchè mai chi ha indossato una maglietta rossa sabato scorso ed è sceso in piazza non dovrebbe avere diritto di farlo?

Sempre per rimanere in tema, la nostra redazione non ha alcun dovere di pubblicare quel comunicato. “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” prosegue ancora l’articolo 21 della Carta.
Un breve ripasso di questo articolo farebbe bene anche alla consigliera regionale della Lega, Aida Romagnuolo, che ha vilmente attaccato i giornalisti Rai del Molise solo per non aver dato spazio a una delle sue innumerevoli esternazioni quotidiane prive di notizia.

Infine un consiglio a chi ha redatto quello scritto. Prima ancora di invitare chi ha manifestato a informarsi, farebbe bene a studiare un po’. D’altra parte, da chi si firma Azione studentesca, studiare è il minimo che si possa pretendere. Sia per i grossolani errori grammaticali che contiene, sia per capire a cosa ha portato nella storia del nostro Paese il concetto antistorico di identità nazionale. Le leggi razziali e gli errori che ne sono conseguiti sono un monito cui prestare ascolto sempre.
E, detto senza rancore, parole come “ve lo impediremo fino alla fine” non spaventano nessuno, al contrario suonano un tantino grottesche.

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