Meno sbarchi, i centri piccoli chiudono: “Non c’è più convenienza”. Migranti trasferiti nelle strutture più grandi

Dopo il "Modena" di Termoli chiude anche il "Piemonte" di San Massimo: le cooperative che gestiscono i centri di accoglienza tagliano spese e personale come conseguenza della diminuzione degli sbarchi. Ma se i Cas più piccoli ci perdono, quelli più grandi ci guadagnano perché sono gli unici a poter dare ancora ospitalità ai richiedenti asilo. Almeno per ora.

Il centro di accoglienza di San Massimo sta per chiudere: lo confermano i lavoratori della cooperativa Cosmo Srl che gestisce i 17 stranieri ospiti dell’ex albergo “Piemonte” riconvertito in struttura per richiedenti asilo.

La notizia, sebbene non sia stata proprio un fulmine a ciel sereno perché già nell’aria da qualche settimana, ha destato molta preoccupazione tra i migranti e i dipendenti del Cas.

“Ce lo hanno comunicato oggi – spiega Maria, una delle coordinatrici – dicono che non c’è più convenienza adesso che gli sbarchi stanno diminuendo. E’ un peccato, questo centro non aveva mai creato problemi e non ha senso sbattere a destra e a manca i suoi ospiti, non è umanità questa”.

Che sia un effetto Salvini o un effetto Minniti (l’ex ministro dell’Interno) poco conta: in Italia stanno arrivando meno stranieri e questo condanna a morte quasi sicura i centri di accoglienza più piccoli. Anche quando, come nel caso del “Piemonte”, la convivenza con la comunità matesina è stata sempre tranquilla. Lo conferma del resto anche il sindaco di San Massimo Alfonso Leggieri: “Sono distanti dal paese, per noi è come se non ci fossero qui”.

Nessuno adesso sa ancora dove andranno i ragazzi che prima erano 28 e ora sono 17. Una volta che una cooperativa chiude un centro (la Cosmo srl gestisce anche altre strutture oltre a quella di San Massimo) si procede a dislocare altrove le persone in base alle disponibilità di posti e all’ultima graduatoria relativa a un bando della Prefettura del 2016.

Al primo posto ci sono sempre i Cas gestiti dai Comuni (Jelsi e Casacalenda in base all’elenco), poi c’è la Senis e subito dopo la cooperativa campobassana dell’Eden che in città dà ospitalità in sei diverse strutture a oltre 300 stranieri. E’ probabile che i richiedenti asilo di San Massimo saranno mandati nel capoluogo.

Oggi, 31 luglio, per esempio, sono arrivati in città quasi tutti gli ospiti dell’ex hotel Modena, albergo riconvertito sul lungomare nord di Termoli chiuso nei primi del mese. Tredici persone sono appena giunte a Campobasso, altre tre si trovano tra Jelsi, Casacalenda e Petacciato.

“Non è giusto – riferisce ancora Maria – i Cas più grandi ci guadagnano da questa situazione, anche se la causa dei tagli è la diminuzione degli sbarchi la ripartizione sul territorio non è equa”.

E c’è il rischio concreto che nascano i ‘ghetti’ considerando che nei centri più piccoli dieci o venti ospiti non sono un numero sostenibile per le spese di una cooperativa. Anche a Ripalimosani, per la stessa ragione, qualche mese fa è stato chiuso un altro Cas. Lasciando senza lavoro diversi operatori esattamente come avverrà a San Massimo. Nel paese matesino si era anche pensato di far nascere uno Sprar (gestione pubblica, non privata) assieme ai Comuni di Campochiaro (capofila del progetto) e San Polo.

Ma il bando per 25 posti è andato deserto.

Forse perché per nessuna cooperativa c’era convenienza economica nel gestire micro centri da otto migranti ciascuno dislocati su tre comuni.