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La morte del 47enne di larino

Troppi morti perchè la rete dell’emergenza non funziona: “Colpa della politica, ma ora i molisani devono mobilitarsi”

Nel giorno della morte del 47enne di Larino e dell'arrivo degli ispettori ministeriali in Basso Molise, il comitato nato a difesa della sanità pubblica annuncia una manifestazione di protesta: si svolgerà sabato 21 alle ore 19 a Larino. "Il piano dell'emergenza-urgenza non garantisce i livelli essenziali di assistenza, va annullato e i molisani non possono restare indifferenti".

In Molise si sono registrati almeno sette casi di persone morte perché la rete dell’emergenza-urgenza funziona male. Perché trascorrono mediamente 21 minuti tra la chiamata e l’intervento sanitario, un tempo “largamente superiore alla soglia adeguata”. Legge uno dei documenti del famoso ‘tavolo tecnico’ il dottore Italo Testa, numero uno del comitato nato a difesa della sanità pubblica, tornato a mobilitarsi dopo la morte del 47enne di Larino. “Non è un problema di malasanità, ma è una morte annunciata. E ce ne saranno parecchie”, dice subito ai giornalisti convocati in Municipio a Campobasso. Al suo fianco Clementina Porzio, che ha vissuto direttamente le conseguenze della malasanità molisana: una parente è morta l’anno scorso dopo una situazione molto simile a quella di Larino. Dal capoluogo la donna è stata portata dopo quattro ore al Neuromed di Pozzilli, l’unica struttura regionale privata e accreditata per la neurochirurgia dopo la chiusura del reparto all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Troppo tempo: la signora è deceduta.

Un anno dopo la storia si è ripetuta e ha coinvolto un cittadino di Larino, la cittadina del Vietri, uno degli ospedali smantellati dopo l’approvazione del Piano operativo che “non era stato approvato dal tavolo tecnico, ma è diventato legge dello Stato. E’ legittimo tutto questo?”. Mentre il ministro Giulia Grillo ha deciso pure di mandare in Basso Molise gli ispettori, il Comitato ha già un’idea delle responsabilità. Tutte in capo alla politica. “Spero che ora non vengano addossate le colpe al povero autista dell’ambulanza”, dice ancora Testa. “C’è un’organizzazione balorda dell’emergenza-urgenza, un piano calato dell’alto, che non conosce la situazione del Molise e delle strade regionali”. Le ambulanze infatti per raggiungere i paesi più lontani sono costrette a percorrere vie franate o strade interpoderali. L’ex primario punta il dito contro l’attuale presidente Donato Toma: “Ha detto che è stato potenziato il 118, ma ci prende in giro?”. Ma punta il dito pure nei confronti di chi lo ha preceduto, Michele Iorio e Paolo di Laura Frattura. Quest’ultimo, commissario ad acta per la sanità ancora in carica (il governo ancora non nomina il nuovo commissario, ndr), “ha applicato pedissequamente il decreto Balduzzi, senza opporsi”. Poi esplicita: “Di chi sono le responsabilità? Della politica sanitaria attuata dalla Regione Molise, di Iorio, Frattura e Toma”. Per non dimenticare “i sub commissari e i commissari che vengono qui e non risolvono niente” e di coloro che “non hanno i titoli per ricoprire determinati ruoli e gestire la sanità molisana. Sono incarichi tecnici o politici?”.

E così succede che in caso di gravi patologie improvvise i molisani non ricevono cure adeguate. Nelle situazioni più complicate, si muore. “Il piano dell’emergenza-urgenza non assicura i livelli essenziali di assistenza. E questo lo certifica il tavolo tecnico ministeriale”, incalza ancora il massimo rappresentante del comitato. In sintesi: “va annullato” perché “il Molise non si può considerare come una grande città”. C’è un altro problema: “le strutture private che fanno la neurochirurgia – il Neuromed – e la cardiochirurgia – la Fondazione Giovanni Paolo II – non hanno l’h24, non possono operare di urgenza perché costa e loro fanno impresa. E a questi non si può affidare l’emergenza. E’ una delle conseguenze della distruzione della sanità pubblica”.

Il comitato dunque torna a mobilitarsi: sabato 21 luglio alle ore 19 ci sarà una manifestazione a Larino, il paese in cui il 47enne morto per l’ultimo caso di malasanità viveva. “Questa era una morte evitabile. Le patologie tempo-dipendenti vuol dire che bisogna intervenire nel minore tempo possibile”, sottolinea la professoressa Aida Trentalance.

“I molisani devono mobilitarsi – il suo appello – non possono pensare che a loro non succederà mai nulla”. Girare la faccia dall’altra parte e restare indifferenti questa volta proprio non si può.

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