Edilizia, in Molise dimezzati lavoratori e imprese: chiuse per crediti e non per debiti

Negli ultimi anni i lavoratori occupati in edilizia a livello regionale sono passati da 9814 a 5083, il numero di imprese attive da 1713 a 1160 e la massa salari complessiva da 77.697.030 euro a 34.294.000 euro. Ultimo grido d'allarme dell'Acem agli amministratori regionali

Ultimo grido di allarme per un settore, quello dell’edilizia, in sofferenza e ai limiti del tracollo. E’ quello lanciato dagli edili del Molise nel confronto voluto e deliberato all’unanimità dall’Acem nella affollata seduta di fine giugno scorso quale estremo tentativo per destare l’attenzione di autorità regionali e nazionali sul l’insostenibilità dell’attuale fase recessiva.

E tutti gli edili (i pochi che sono rimasti) si sono ritrovati in un lungo ‘faccia faccia’ con il governatore Donato Toma e l’assessore Vincenzo Niro. Ma all’incontro erano presenti anche molti altri consiglieri regionali (per esempio Gianluca Cefaratti) e l’assessore Cavaliere.

Negli ultimi anni i lavoratori occupati in edilizia a livello regionale sono passati da 9814 a 5083, il numero di imprese attive da 1713 a 1160 e la massa salari complessiva da 77.697.030 euro a 34.294.000 euro.

E’ evidente come in Molise, da quando è iniziata la crisi, gli indici di operatività del settore si siano ridotti del 50%, dimezzando ogni parametro di riferimento.

Una delle cause principali che ha determinato questa situazione è senz’altro il ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Il settore delle costruzioni è, in Italia, uno tra i comparti più colpiti da questo ormai insostenibile fenomeno. Un fenomeno che determina una situazione di estrema sofferenza per le imprese che realizzano lavori pubblici ed estende i suoi effetti su tutta la filiera, creando i presupposti per l’insolvenza di migliaia di aziende.

I tempi di pagamento in media in Italia per le imprese che realizzano lavori pubblici sono di circa 7 mesi con punte di ritardo che superano ampiamente i 2 anni soprattutto nelle regioni del sud.

Questa situazione di estrema sofferenza nei pagamenti dei lavori pubblici è causata, tra l’altro, da una legislazione nazionale inadeguata, che risulta essere tra le più penalizzanti d’Europa per le imprese. Le sanzioni previste per le pubbliche amministrazioni italiane in caso di ritardo di pagamento, infatti, sono molto inferiori a quelle applicate negli altri paesi dell’unione. Da questo punto di vista, l’applicazione dell’attesa direttiva Ue e del relativo sistema sanzionatorio al settore dei lavori pubblici rappresenta un elemento indispensabile.

“È giunta l’ora – hanno detto gli edili del Molise –  che le istituzioni prendano atto dei clamorosi ritardi con cui le amministrazioni onorano i propri obblighi contrattuali nei confronti delle aziende, ritardi assai deleteri in una situazione di crisi generale, che determinano una maggiore instabilità delle imprese, già costretti ad affrontare uno scenario economico dalle prospettive incerte ed una situazione di accesso al credito davvero proibitiva”.

In Molise i tempi di pagamento alle imprese per gli appalti pubblici giungono a toccare i due anni di ritardo e per gli interventi della ricostruzione post sisma dopo un ritardo medio di un anno si sono adesso allungati ad un anno e mezzo ed oltre.

Tanti sono i filoni su cui si sono addensate le criticità. In primis il problema degli avanzi di amministrazione. Nonostante sia stato assicurato ormai da vari anni che questi fondi sarebbero stati riscritti alla prima occasione utile, ossia con il primo assestamento di bilancio utile subito liquidati “a tutt’oggi questo non risulta ancora avvenuto, fatta qualche eccezione. La situazione pertanto rimane grave difficile, perché si tratta di mandati che le imprese già dovevano riscuotere anni prima”.

Ora però dice l’Acem – le aziende non possono più aspettare perché si tratta di crediti relativi a lavori eseguiti addirittura anche 7-8 anni prima, per cui la “Regione non deve perdere altro tempo in quanto la situazione è davvero insostenibile”. Nel denunciare la pesante emergenza in atto, l’Acem suggerisce dunque di adottare provvedimenti straordinari e convincenti per sanare le pendenze con il sistema imprenditoriale giustificati dalla situazione di straordinarietà ed emergenza che esiste.

Ma criticità sono state denunciate anche su altri filoni di finanziamento. Per esempio, i pagamenti delle opere inerenti il dissesto idrogeologico, di competenza della struttura commissariale, ad oggi sono bloccati nonostante siano presenti le risorse necessarie serie. “Anche su questi fondi le imprese non possono più aspettare per cui è necessario il massimo sforzo per la nomina o per la piena operatività del commissario e per la ricostruzione con la massima urgenza della struttura commissariale preposta alle istruttorie e alle liquidazioni”.

La situazione non va meglio per i fondi del Psr a valere sui quali sono stati realizzati i vari interventi da parte delle imprese edili e “che oggi scontano le tempistiche di una procedura anche se assai burocratizzata che fa registrare ritardo insopportabili, perché i comuni devono pagare prima l’anticipazione e poi fare la richiesta di acconto e saldo, quindi se non pagano l’acconto ed una percentuale di saldo non possono chiedere il conguaglio ed è chiaro immaginare che tra ritardi negli adempimenti, difficoltà di cassa e passaggi burocratici vari, i pagamenti alle imprese si perdono per strada”.

Anche per la ricostruzione, i tempi dei pagamenti si sono allungati notevolmente, protraendosi ad oltre un anno e mezzo dal perfezionamento dell’istruttoria da parte dell’Agenzia post-sisma e quindi ha quasi due anni e oltre dalla realizzazione materiale dell’intervento.

A nulla è servito abbassare la cifra da rendicontare al Cipe, “perché comunque permangono ritardi enormi nella rendicontazione e nella liquidazione della successiva all’accreditamento dei fondi da parte del governo centrale, sia perché non possono essere trasferiti totalmente all’agenzia a causa dei vincoli di bilancio della regione che vi provvede a sua volta solo a trans, sia perché gli adempimenti burocratici sono notevoli e tali da rallentare le procedure”. In conclusione anche su questo filone il trasferimento finale alle imprese avviene con lentezza non più tollerabile.

Ad ogni modo, il prolungamento dei tempi di pagamento alle imprese, che si è aggravato ulteriormente negli ultimi anni, porterà alla distruzione del sistema imprenditoriale edile molisano, con la chiusura delle aziende, se non si pongono interventi tempestivi. “È inconcepibile – concludono all’unisono tutti gli imprenditori del Molise –  che le problematiche della burocrazia e le inefficienze dell’apparato amministrativo finiscano per gravare totalmente sul bilancio delle imprese. È inconcepibile che le aziende debbano continuare a fare da bancomat alla pubblica amministrazione. È inconcepibile che le aziende debbano fallire per crediti e non per debiti. La Gemma chiede quindi la contrazione di un mutuo da parte della regione ovvero l’ottenimento di finanziamenti straordinari dal governo centrale per liquidare tutti i crediti maturati e sanare le pendenze pregresse relative ai lavori eseguiti nell’ambito degli appalti pubblici, perché si tratta di lavori realizzati anni fa è per i quali Comunque non è stata rispettata la normativa di riferimento che prevede un termine massimo di pagamento di 30 giorni.