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Decreto dignità, sindacati e industriali molisani critici: “Incompleto e dannoso”

Il mondo del lavoro regionale si esprime con riserva sul provvedimento del Governo Conte: "Penalizzate le imprese e la precarietà non scompare". I 5 Stelle molisani però difendono il decreto.

Quello approvato lunedì 2 luglio dal Consiglio dei ministri con il nome Decreto Dignità èIl primo passo del governo – come affermato dal ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio – nella direzione di una guerra alla precarietà”. A questo dovrà seguire un “abbassamento del costo del lavoro, da inserire nella legge di bilancio, per tutelare aziende e lavoratori”. Tuttavia il decreto è molto contestato sia dal mondo delle imprese che da quello dei lavoratori. Il primo si lamenta del fatto che: “il ritorno a regole più rigide non porterà più lavoro stabile ma all’aumento dell’indebitamento delle aziende“; i secondi, invece, contestano la poca incisività nella lotta al precariato: “si è solo dato un piccolo ritocchino al mondo del precariato ma l’impalcatura che lo sorregge è rimasto intatto“.

Composto da dodici articoli, il decreto dignità limita l’utilizzo indiscriminato dei contratti a termine e reintroduce le causali al momento del licenziamento: d’ora in poi, il datore di lavoro dovrà dimostrare i motivi che lo hanno condotto a utilizzare questo strumento.  Su questo punto Confindustria e Cgil Molise per motivi diversi sono contrari. L’associazione degli industriali ritiene che: ” Mentre infatti i dati Istat raccontano un mercato del lavoro in crescita, il Governo innesta la retromarcia rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito a quella crescita. – spiegano gli industriali – Le nuove regole saranno poco utili rispetto all’obiettivo dichiarato perché l’incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati è, in Italia, in linea con la media europea.  Il risultato sarà di avere meno lavoro, non meno precarietà”. Di parere opposto, ma sempre critico, il sindacato rosso della Cgil che, per bocca del segretario organizzativo Franco Spina, afferma: “la cosa positiva è che si è tornati a parlare della qualità del lavoro, ma nella sostanza l’intero impianto che regge il Jobs act è rimasto intatto e questo è negativo“.

Inoltre l’esecutivo di Giuseppe Conte dà un taglio alla durata dei tempi determinati che passeranno dall’attuale massimo di 36 mesi a 24 mesi, con un numero massimo di rinnovi che scende a quattro. Solo per i primi 12 mesi poi, l’azienda potrà assumere senza causale, cosa che invece dovrà avvenire per gli eventuali rinnovi. Il decreto dignità per disincentivare la precarietà ha aumentato di uno 0,5% il contributo aggiuntivo sui rinnovi, rendendo più onerose le proroghe per le imprese. Inoltre ha aumentano del 50% gli indennizzi (fino a un massimo di 3 anni) per chi viene licenziato senza giusta causa o per motivi economici. Il provvedimento vale per tutti gli assunti dal 2015, ovvero col Jobs Acts (che non prevede il reintegro). Le misure si applicano anche ai contratti di somministrazione (a termine), per i quali varrà il nuovo limite dei due anni.

Anche per questi articoli le critiche non mancano. “Preoccupa anche che siano le imprese a pagare il prezzo di un’interminabile corsa elettorale all’interno della maggioranza e che si creino i presupposti per dividere gli attori del mercato del lavoro, col rischio di riproporre  vecchie contrapposizioni” affermano gli industriali. Mentre per la Cgil Molise se si volevano davvero stoppare i licenziamenti bisognava “reintrodurre l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, senza non c’è differenza alcuna tra un contratto a tempo determinato o indeterminato perchè si lascia comunque la possibilità a prescindere di licenziare”.

Anche il Soa, sindacato operai autoroganizzati, si accoda alla Cgil e critica il provvedimento: “il decreto non modifica l’impianto del Jobs Act, non ristabilisce la possibilità di reintegro in caso di licenziamento illegittimo”. “Per tutelare i diritti dei lavoratori e colpire la precarietà – continuano gli autorganizzati –  bisogna cancellare integralmente la legge Fornero, ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ed stenderlo a tutti i lavoratori: con questo decreto il potere politico del ‘cambiamento’ dimostra che gli interessi del padronato sono prioritari rispetto agli interessi dei lavoratori”.

Altra nota negativa la stretta in tema di delocalizzazioni delle imprese. In sostanza il decreto prevede una penale per gli imprenditori che usufruiscono di contributi pubblici e portano la loro produzione all’estero prima dei cinque anni. Dove per estero, però, si intendono i paesi extraeuropei.  “L’Italia è un grande Paese industriale – afferma Confindustria Molise – la seconda potenza manifatturiera in Europa dopo la Germania, e avrebbe bisogno di regole per attrarre gli investimenti, interni ed esteri. Nel decreto, invece, gli investimenti rischiano di disincentivarli”. Per la Cgil è positivo che si faccia pagare una penale anche se: “nella bozza si parlava di dieci anni e poi, non capiamo perchè la multa dovrebbe arrivare solo l’impresa si sposta in Cina o in un’altro stato asiatico e in Europa no. Ricordo che sono tanti i paesi dell’est Europa dove i diritti dei lavoratori vengono quotidianamente calpestati”.

Nota dolente per la Cgil è il ritorno del voucher. “Noi – spiega Spina – ci siamo opposti a questa forma contrattuale di lavoro durante i passati governi e lo faremo anche stavolta, perchè il voucher dà la possibilità all’imprenditore di superare il contratto dei lavoro a tempo determinato, evitare di pagare lo 0.50% in più per un’assunzione e favorisce l’ultra precarietà”.

Critica anche l’Acem, l’Associazione dei Costruttori Edili Molisani. Riteniamo che non sia questo il modo per incentivare l’occupazione – dichiara il Presidente dell’Acem Corrado Di Niro – per cui chiediamo i giusti correttivi idonei ad evitare un ulteriore danno alle aziende e di conseguenza all’occupazione la quale più che trarne benefici, così com’è strutturato il provvedimento, ne riceverà solo peggioramenti,  perché le imprese chiuderanno”.

Secondo gli edili molisani: “si è persa l’occasione per  cancellare lo split payment (pacchetto fiscale nel quale son compresi redditometro e spesometro) per le imprese e non solo per i professionisti, che tanto ha penalizzato e sta penalizzando le aziende che hanno come principale committente gli enti pubblici tra cui segnatamente quelle dell’edilizia che eseguono appalti, perché sottrae alle stesse la liquidità necessaria per andare avanti”.

L’ Associazione, infine,  ha inviato la delegazione dei Parlamentari molisani per un confronto sull’argomento in quanto: “l’irrigidimento introdotto nell’utilizzo dei contratti a termine mediante la riduzione della loro durata massima, la reintroduzione dell’obbligo della causale e l’inasprimento delle indennità da pagare per i licenziamenti, danneggeranno enormemente le imprese soprattutto in un momento di estrema difficoltà quale quello attuale”.

“Accogliamo positivamente le osservazioni dell’Associazione dei Costruttori Edili del Molise – replicano i parlamentari del Movimento 5 stelle – perché ci danno ulteriore possibilità di spiegare al meglio il cosiddetto Decreto dignità”. I pentasellati molisani al Parlamento specificano che: “Noi siamo e saremo sempre a fianco delle imprese, anche perché le aziende serie presenti sul territorio nazionale sono la maggior parte. Si è sempre giocato a mettere contro imprenditori e lavoratori. O si favorivano gli uni o si favorivano gli altri, ma è chiaro che vanno tutelati i lavoratori che hanno voglia di avere stabilità, magari di costruirsi una famiglia e hanno diritto di poter progettare il futuro, ma allo stesso tempo vanno tutelati gli imprenditori seri che investono sui propri dipendenti e sulla crescita reale del territorio nel quale operano. Loro dal ‘Decreto dignità’ avranno solo vantaggi”.

Infine, i grillini evidenziano che: “Per quanto riguarda la semplificazione ricordiamo che questo è solo il primo decreto: si tratta dell’inizio di un percorso verso la semplificazione fiscale che vogliamo portare avanti nel 2019 con il lancio della fatturazione elettronica iper semplificata, la definitiva abolizione di tutti gli inutili adempimenti per le imprese. Per ora siamo intervenuti urgentemente su una categoria particolarmente penalizzata: quella delle partite Iva”.