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A spasso nella Rio Vivo selvaggia: strade pericolose e terreni a rischio incendi foto

Incuria e degrado a Rio Vivo tra erbacce e strade pericolose a causa delle breccioline. Il Comune "è assente" ed i ragazzi delle borse lavoro stanno bonificando, per quanto possibile, l'area. Rinaldi accusa l'Assessore all'Ambiente che "non coordina il lavoro".

Giungla selvaggia o quartiere residenziale? Guardando alcune foto o facendo un giro, a piedi od in auto, nella zona di Rio Vivo si potrebbe benissimo immaginare di trovarsi in mezzo ad una foresta abbandonata: in alcuni tratti l’erba si è impossessata dei marciapiedi e sta iniziando ad invadere la carreggiata creando non pochi disagi agli automobilisti a causa della scarsa visibilità, soprattutto nei tratti in curva.

Un’immagine un po’ retrò, quasi da poster cinematografico western che in realtà cela una serie di problematiche profonde ed irrisolte. L’asfalto è invaso da un misto di breccioline, terriccio e polvere che, con il passare del tempo, diventa un alveare di rifiuti pericolosissimo per chiunque si trovi a transitare lì, soprattutto a bordo di ciclomotori. Perdita di equilibrio e sbandamenti, con successive frenate improvvise che, nella maggior parte dei casi, possono provocare seri danni all’incolumità fisica. In altre occasioni hanno addirittura provocato la morte di alcuni giovani motociclisti, saliti sfortunatamente agli onori di cronaca per la violenza degli impatti successivi alle cadute.

Una zona, tra le più popolose e frequentate dai turisti grazie alla presenza di numerosi stabilimenti balneari, da anni abbandonata a se stessa e che evidenzia anche le lacune amministrative della città: “Questo è il risultato dell’incuria da parte dell’amministrazione che non si preoccupa di un quartiere periferico – commenta amaramente il consigliere di minoranza e vicepresidente della Commissione Ambiente Francesco Rinaldi – A Termoli c’è trascuratezza ed il mancato sfalcio dell’erba sia pubblica che privata ne è l’esempio lampante. A Rio Vivo questo fenomeno insiste maggiormente. Ho chiesto numerose volte un intervento, ad esempio eliminando l’erbaccia lungo la salita che porta all’asilo comunale e creando un’area sosta con gli oleandri e le panchine”.

Martedì mattina però qualcosa è iniziato a cambiare. Le strade stanno tornando al lustro originario, con l’eliminazione delle insidie: l’erba sui marciapiedi ha iniziato a sparire così come le breccioline ed il terriccio sul manto stradale. Il tutto grazie al lavoro di cinque ragazzi delle borse lavoro del Comune di Termoli. Michele, Marianna, Raffaele, Leonardo e Carmine, sotto la supervisione dello stesso Rinaldi, hanno provveduto a ripulire il tratto di via Rio Vivo. Armati di scope, rastrelli, buste hanno iniziato a pulire dalle erbacce, dalla terra e dalle pietre la zona che fiancheggia la strada, sotto al marciapiede: “Sarà un lavoro duro che richiederà tempo – continua Rinaldi – I ragazzi lavoreranno tutte le mattine per l’intera settimana, ed oltre se necessario, per ridare dignità ad una delle zone periferiche termolesi più popolose e frequentate durante il periodo estivo”.

Rio Vivo selvaggia

Uno dei tanti problemi che affliggono Rio Vivo, oltre a quelli già menzionati, riguarda l’erba incolta che persevera sui terreni comunali e privati creando degrado e mettendo a rischio l’incolumità personale a causa del periodo incendi. Non è raro trovare cannucce che si insinuano all’interno dei cancelli, verde che esplode tra i mattoni e palme con aculei talmente sporgenti da rappresentare un serio rischio: “Ci sarebbe bisogno di un vero e proprio piano Marshall” scherza Rinaldi. Per quanto riguarda la proprietà comunale è chiaro che la responsabilità sia dell’Assessorato all’Ambiente al cui interno, tuttavia, insiste “una mancanza di coordinazione e di comunicazione”, conferma il consigliere.

La questione si trascina da anni ormai, anche se la soluzione sembrerebbe molto più semplice di quello che si potrebbe pensare: “Si dovrebbe fare una delibera di giunta e creare un nucleo ecologico ed ambientale specializzato – continua Rinaldi – Il tutto attraverso l’affiancamento della Polizia Locale che dovrebbero fotografare, individuare e mappare tutti i terreni a rischio incendio per agevolare anche gli interventi e per garantire un minimo di decoro ed un’operatività”.

Tutt’altra storia, invece, per quanto concerne la proprietà privata: in questo caso ci sarebbe la possibilità, laddove il proprietario non provvedesse alla bonifica, di elevare una sanzione amministrativa irrisoria, visto che la cifra è pari a 51 euro a prescindere dall’ampiezza del terreno. E’ naturale che un privato che possiede dieci ettari edificabili preferisca pagare la multa piuttosto che pulire l’area pagando un prezzo nettamente maggiore. Il tutto beffandosi della legge ed in barba alle comuni norme di sicurezza. Ma allora non sarebbe il caso di revisionare l’ammenda? “Avevo fatto una mozione in consiglio comunale per revisionare il sistema sanzionatorio sui mancati sfalci dei terreni, sia in termini di cifre che di modalità – conclude Rinaldi – Il Consiglio, tuttavia, l’ha rimandata in Commissione Ambiente che, come sappiamo, è ferma da anni. Avevamo una possibilità di revisione, ma è svanita. Questo Comune non conosce nemmeno lo strumento dell’esecuzione forzosa che consente, dopo aver multato il privato che non ha pulito il terreno, di intervenire al suo posto addebitandogli il costo del lavoro. Se non c’è qualcuno che coordina è tutto inutile”.