Frizioni sul tunnel, capogruppo Pd fuori da maggioranza: “Sbrocca non più mio sindaco”

«Non c’è democrazia al Comune di Termoli» e ancora «non c’è all’interno della sua maggioranza» e infine «Sbrocca non è più il mio sindaco e non lo sarà in futuro». Il capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale, Antonio Sciandra, è un fiume in piena contro coloro che sino a qualche giorno fa erano i suoi alleati. «Hanno fatto fuori il Pd dalla maggioranza. Quattro consiglieri comunali hanno posto una pregiudiziale: o me o loro». Motivo di questa esclusione? «Sono favorevole al referendum sul tunnel». Con lui l’ex deputata del Pd Laura Venittelli che annuncia: «Sto preparando due ricorsi contro la giunta Toma: uno per la mancanza di donne nella sua Giunta e il secondo sulla legge elettorale che permette la sospensione della carica di consiglieri regionali quando diventano assessori».

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A un anno dal rinnovo del consiglio comunale, la maggioranza di palazzo S. Antonio guidata da Angelo Sbrocca inizia a perdere pezzi. A scagliarsi contro gli attuali amministratori è il capogruppo del Pd Antonio Sciandra. «Al Comune di Termoli, all’interno della maggioranza consiliare, non c’è democrazia. Non esiste: al suo interno non può convivere un pensiero, una idea diversa». Il pomo della discordia riguarda il progetto di riqualificazione del centro urbano, il tunnel tanto per intenderci, e la volontà di far svolgere il referendum consultivo. «Premetto – spiega Sciandra – che sono favorevole all’opera ma sono favorevole anche allo svolgimento del referendum consultivo».

Il ragionamento di Sciandra è molto semplice: dopo il 4 marzo e il 22 aprile, elezioni nelle quali il Pd è uscito con le ossa rotte, «era giusto riallacciare e ricucire un rapporto con la popolazione termolese e quale miglior strumento del referendum su un’opera importantissima e fondamentale per la città?». Una voce nel deserto della contrarietà della maggioranza che si è sempre opposta all’utilizzo dello strumento referendario. Motivo questo che ha portato «nell’ultima riunione di maggioranza» quattro consiglieri comunali a mettere sul tavolo una pregiudiziale nei suoi confronti «o noi o loro hanno detto» e la maggioranza dei presenti «mi ha estromesso della coalizione che vinto le amministrative nel 2013». Chi poteva sbrogliare la matassa e far convivere le due posizioni all’interno della maggioranza, secondo il segretario del circolo cittadino del Pd, era il sindaco Angelo Sbrocca «ma non lo ha fatto preferendo il pensiero unico, evitando il confronto. Per questo da oggi non sarà più il mio sindaco».

Antonio Sciandra, dunque, si accinge a svolgere l’ultimo anno di mandato da separato in casa. «Ad oggi sono ancora capogruppo del Pd» anche se il gruppo consiliare del Pd è tutto schierato con il sindaco, quattro consiglieri su cinque. Tra cui la Presidente del Consiglio Manuela Vigilante, una venittelliana doc. Sciandra urla: «hanno fatto fuori il Pd dalla maggioranza, i suoi tesserati, il suo circolo», anche se nel circolo, tra i tesserati cittadini, una discussione nel merito ancora non vi è stata, e la maggioranza degli eletti del Pd in Comune è rimasta in maggioranza. A chi gli faceva notare la sua assenza nell’ultimo consiglio comunale dove si è votato nel merito della questione referendum, Sciandra ha risposto: «ho fatto un favore alla maggioranza non presentandomi e non votando contro».
Una posizione legittima, questa del consigliere comunale dem, che però arriva a un anno dalle elezioni su un argomento che fa discutere addetti ai lavori, stampa e opinione pubblica da anni. È una posizione strumentale per avanzare una sfiducia interna alla coalizione guidata da Sbrocca? «Oggi abbiamo tutti i pareri favorevoli e il progetto definitivo dell’opera» spiega Sciandra. Per ora è ancora capogruppo ma «magari nelle prossime ore o giorni – conclude – sarò sfiduciato, e allora valuterò di volta in volta la mia posizione nei confronti dei provvedimenti che la maggioranza adotterà».

Con lui l’ex deputata Laura Venittelli, che oltre ad avvallare la tesi e il pensiero di Sciandra lancia il suo appello all’unità in vista dell’assemblea regionale dei democratici del prossimo 16 giugno al Dopolavoro ferroviario a Campobasso. «Il nostro è un partito plurale che fa della diversità la sua forza – spiega l’ex deputata -. Però dobbiamo imparare a lavare i panni sporchi in casa e uscire in pubblico uniti». Per l’avvocato termolese il 16 giugno sarà l’assemblea regionale più importante del Pd «perchè oltre ad analizzare i dati elettorali, fare autocritica sugli errori commessi, bisogna guardare avanti e al futuro e rilanciare l’azione del Pd». Come? «Aprendosi a tutte le forze riformiste presenti sul territorio, e al mondo dell’associazionismo e civismo: bisogna creare un fronte ampio che non voglio chiamare Repubblicano ma Riformista».

L’attuale Presidente del partito definisce il Pd «l’unica forza di opposizione presente in Consiglio regionale e sul territorio regionale>> perchè «così come a Roma» anche in Molise «il centrodestra di Toma e il Movimento 5 stelle sono una unica forza». Una alleanza che, secondo la Venittelli, trova riscontro nelle nomine «dell’ufficio di Presidenza dove è stato fatto fuori il Pd». Infine, annuncia un doppio ricorso contro la Giunta di Donato Toma. Il primo riguarda «la mancanza della rappresentanza di genere all’interno dell’esecutivo regionale», il secondo contro la legge elettorale regionale e nella fattispecie nell’articolo che permette «la sospensione temporanea dei consiglieri eletti quando questi vengono nominati assessori, consentendo ai primi dei non eletti nelle rispettive liste di sedersi in Consiglio». Una norma che consente di avere un «assise civica addomesticata ai voleri del Presidente Toma: è una cosa democraticamente inconcepibile».

Nota a margine: la sezione cittadina del Partito democratico di Via Montercarlo chiude, abbassa la serranda. Questo perchè gli eletti «non hanno versato la quota spettante per il mantenimento e il funzionamento».

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