No Tunnel, due ricorsi al Tar per bloccare i lavori. “Fatte pressioni”

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Continua la battaglia del Coordinamento e dei Comitati civici ’No Tunnel’ contro la riqualificazione del centro cittadino. Allo studio due ricorsi al Tar: uno contro il deliberato del Consiglio dei Ministri, e uno contro il deliberato dell’amministrazione comunale in merito all’assegnazione dei lavori (atto questo che deve essere ancora fatto).

Dopo il via libera al tanto discusso progetto da parte del Consiglio dei Ministri che lo scorso 16 marzo ha deliberato di “consentire la prosecuzione del procedimento, purché nel rispetto della necessaria tutela dei beni archeologici e paesaggistici“, ieri sera i comitati si sono riuniti nella sala del cinema S. Antonio per fare il punto della situazione, e per informare i cittadini dei loro prossimi passi per bloccare quello che loro definiscono ’il grande scempio’. «Faremo di tutto per bloccare il progetto» dichiara Nick Di Michele, Consigliere comunale del M5S.

In cantiere ci sono due ricorsi al Tar, tribunale amministrativo regionale. Il primo contro il deliberato del Consiglio dei Ministri. «Ci sono vizi procedurali per quanto riguarda l’incongruenza mostrata dal Consiglio dei Ministri il quale accoglie a parole in parte le osservazioni del Mibact, ma poi nei fatti le disattende» afferma Barone del Coordinamento No Tunnel. Il secondo ricorso, invece, riguarderà il deliberato dell’amministrazione comunale in merito all’affidamento dei lavori. «Siamo in attesa di un atto che venga fatto dall’amministrazione comunale dopodiché ci attiveremo», annuncia il portavoce dei grillini.

Per il Consiglio dei Ministri, dunque, il tunnel e il multipiano interrato in piazza Sant’Antonio con annessa riqualificazione di Pozzo Dolce si possono fare. L’ex Presidente Paolo Gentiloni e il suo Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all’esecuzione dei lavori a patto che si rispettino i beni archeologici e paesaggistici accogliendo, difatti, l’opposizione che Mibact e Soprintendenza avevano avanzato nei confronti del progetto presentato dall’amministrazione Sbrocca. Rispetto paesaggistico e dei beni archeologici che si concretizzano con una piccola modifica all’affaccio di piazza S.Antonio, mantenendo una parte di verde, ma per il resto tutto confermato: passante, parcheggio multipiano, teatro, residence, negozi e aree giochi che non cambiano la sostanza di un progetto da 19 milioni di euro.

In pratica sull’affaccio di piazza Sant’Antonio non verranno costruite vetrate e balconature ma spazi verdi intervallati da spazi vuoti. «Sostituire la facciata costituita da finestrature e balconate continue, schermate da struttura a graticcio rinverdita – nel tratto sottostante l’affaccio della piazza S.Antonio – con una struttura che, pur anteposta e sovrapposta agli ambienti interni, supporta, con pendenza analoga a quella attuale, un substrato di terriccio fertile di adeguato spessore, pantumato con vegetazione arbustiva». Questo il compromesso fra il Comune e la Soprintendenza che si era opposta anche a quest’ultimo tentativo di conciliazione proposto dall’Amministrazione Sbrocca, trovato e votato dal Consiglio dei Ministri.

I comitati hanno 60 giorni per presentare il ricorso al Tar sul deliberato del Consiglio dei Ministri che Barone definisce «una bufala che non risolve nulla» e la modifica al progetto avvenuta «perchè ci sono state delle pressioni». Per affrontare le spese legali è stata avviata una raccolta fondi. «Per l’occasione abbiamo inviato una raccolta fondi e in pochissime ora abbiamo raggiunto quasi 500 euro. – afferma Nick Di Michele -. Chiaro che i cittadini sono vicini ai comitati, e sono vicini a chi in qualche modo vuole che la città non venga distrutta». A lavorare sul ricorso anche «più avvocati che ci hanno chiesto di aiutarci senza tra l’altro chiedere nessun parcella perchè anche il mondo dei professionisti crede che Termoli debba essere salvata», conclude il grillino.
Alessandro Corroppoli

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