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86 mln a Neuromed e Cattolica, Tar: “Inammissibile ricorso Codacons”

La Regione Molise vince al Tar Molise il primo round della ‘bollente’ querelle sanitaria. Parliamo della battaglia portata avanti dal Codacons che aveva impugnato i provvedimenti con cui la Direzione generale della salute e il commissario ad acta Paolo di Laura Frattura avevano autorizzato le ormai famose transazioni milionarie a favore di due strutture private, Neuromed e Fondazione Giovanni Paolo II.

Sul piatto 86 milioni di euro di prestazioni effettuate extra-budget per l’assistenza ospedaliera che il governo di via Genova aveva riconosciuto alle due principali strutture sanitarie private che operano nella nostra regione. Per saldare il conto, Palazzo Vitale aveva contratto di recente un mutuo trentennale per un importo di oltre 250 milioni di euro.

Per il Codacons, rappresentato e difeso dagli avvocati Giuseppe Ruta e Massimo Romano, quei pagamenti erano illegittimi. E nel caso del Neuromed, ad esempio, si contestavano “saldi contabili” relativi al 1993.

Non è così per il Tribunale amministrativo regionale. Dopo la camera di consiglio del 24 gennaio scorso, i giudici hanno dichiarato inammissibili i due ricorsi presentati dal Codacons “per difetto di giurisdizione” passando ‘la palla’ al giudice ordinario. Inoltre, nella sentenza il collegio giudicante – presieduto da Orazio Ciliberti e composto da Luca Monteferrante e Domenico De Falco – ha stabilito che i provvedimenti presi dalla Direzione generale per la salute della Regione Molise “non sono altro che riconoscimenti di saldi debitori risultati dalle scritture contabili regionali e non da transazioni intercorse tra la Pubblica amministrazione e le strutture sanitarie”.

I presupposti per la transazione, spiegano i giudici in una sentenza composta da 17 pagine, vengono meno anche per altre motivazioni: “difettano i presupposti della transazione mancando sia un contratto sia le reciproche concessioni della transazione”. E poi “manca anche l’ulteriore presupposto delle reciproche concessioni non risultando una modifica dei saldi debitori né potendosi assimilare ad una rinuncia l’impegno a non proseguire le azioni giudiziarie”.

Il Tar insomma pone un primo e fondamentale punto su una vicenda che ha scatenato una guerra, favorendo la mobilitazione del Forum per la sanità pubblica (nella foto), con riflessi pure sulla politica regionale. Perché per molti gli 86 milioni stanziati dalla Regione era un ‘regalo’ che Paolo di Laura Frattura faceva ad Aldo Patriciello, il suo potente (ex?) alleato, proprietario dell’istituto di ricerca e cura di Pozzilli. In serata da via Genova arriva anche il commento del presidente-commissario ad acta per la sanità: «I giudici amministrativi hanno sentenziato che ‘come correttamente sostenuto dalle amministrazioni convenute, nel caso di specie, difettano i presupposti della transazione’ e che si è trattato solo ‘di riconoscimenti di saldi debitori risultanti dalle scritture contabili regionali e non da transazioni intercorse’ tra la pubblica amministrazione e le strutture sanitarie».

Diverso il parere del Condacons che puntualizza tre aspetti delle sentenze dei giudici del Tar Molise: il primo riguarda il profilo di giurisdizione che «non equivale all’infondatezza dei ricorsi presentati». Anzi, «dal momento che c’è un profilo a livello erariale, si apre un altro capitolo di cui sarà competente la Corte dei conti». Dunque, c’è un secondo aspetto sui cui il Codacons intende andare a fondo: «c’è tutto uno spaccato che questa sentenza apre: non si riferisce solo al giudice ordinario, ma anche c’è anche un profilo erariale che compete alla Corte dei conti rispetto ai quali il Codacons si riserva di procedere».

Infine, ad avviso del Codacons ci sono alcuni punti oscuri: «Non è ancora chiaro se le due strutture abbiano rinunciato ai giudizi pendenti. Quindi, nonostante abbiano ricevuto i pagamenti, potrebbero esserci dei giudizi in corso, con la conseguenza che le stesse prestazioni già pagate potrebbero essere oggetto di giudizi in corso». La querelle insomma non è finita qui.