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I 5 Stelle puntano su lavoro e famiglia e difendono seggio molisano

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I Cinque Stelle scendono in campo nella seconda tappa molisana, difendendo il seggio molisano attraverso un programma di venti punti e due parole d’ordine: lavoro e famiglia. Perché, come sottolineano i candidati alle politiche del prossimo 4 marzo, «Non siamo cittadini di serie B e dobbiamo creare le condizioni ideali affinché i giovani e le famiglie possano vivere nella loro Regione senza bisogno di lasciarla per cercare fortuna altrove». Il banco di prova dei pantastellati coinvolge anche reddito di cittadinanza, ambiente, turismo, sanità e pensioni.

Seconda tappa dei candidati alle politiche del Movimento Cinque Stelle. Dopo la presentazione ad Isernia, il pomeriggio di sabato 3 febbraio è stato dedicato all’incontro con i cittadini termolesi, e proseguirà a Campobasso in serata. Il programma, espresso in 20 punti “per la qualità della vita degli italiani”, come emerge dai volantini, riguarda il futuro che i 5 Stelle si auspicano per il Molise e l’Italia. Malgrado la giornata ventosa, i pentastellati sono scesi in strada ed hanno espresso le loro politiche e le loro visioni personali, come sottolinea l’ex direttore sanitario dell’ospedale Cardarelli Luigi Di Marzio: «Non ho il desiderio di avere un futuro politico, voglio solo mettere a disposizione della comunità le competenze acquisite in una vita fortunata. Una fortuna immeritata che ho il dovere di restituire alla collettività. Oggi ci hanno tolto la speranza, lascito dei nostri genitori nel periodo del dopoguerra. Dobbiamo riconquistarla per i giovani, è il nostro dovere».

Il consigliere regionale uscente Antonio Federico, candidato alla Camera, punta sul lavoro, sulla sanità e sulle infrastrutture: «Il tema più importante è il lavoro. Se dobbiamo dare un senso al nostro impegno politico è quello di fare in modo che questa regione non si spopoli. Per dare servizi bisogna dare un senso alle persone che decidono di restare, soprattutto i più giovani, creando le condizioni per un lavoro 2.0, diverso da quello di oggi con il politico di turno che ti piazza nella mega partecipata regionale».
Diversa l’introduzione di Fabrizio Ortis, candidato al Senato sul proporzionale, che, dopo aver espresso la volontà di evitare «un altro “scippo” del seggio molisano come già accaduto con Berlusconi», parla della fuga dei cervelli e lancia frecciatine alle precedenti classi politiche che «Hanno dimostrato di riuscire a distruggere tutto quello che toccano: hanno demolito le aziende, le famiglie ed il lavoro» ed auspica un ritorno dei ragazzi dall’estero: «Se i nostri ragazzo devono andare a fare i lavapiatti a Londra o i raccoglitori in Australia teniamoceli qua. Abbiamo una regione con 350mila persone, piena di risorse naturali con le sue bellezze, con la possibilità di creare posti di lavoro sani, legati all’ambiente, al turismo, alla nostra cultura enogastronomica, ma perché dobbiamo far scappare i nostri giovani? Da noi si vive molto bene».

L’ultima a parlare è Rosalba Testamento, docente all’istituto magistrale Cuoco: «Le politiche attuate finora ci stanno conducendo ad un punto di non ritorno. Le prossime votazioni sono fondamentali per tutti noi, per le nostre famiglie, i nostri figli e la nostra dignità. Non siamo chiamati solo ad esprimere un voto, ma a scegliere fra due strade: continuare ad alimentare un sistema di potere che per auto conservarsi toglie i diritti ai cittadini, precarizzando il lavoro e non ascoltando le istanze dei cittadini, e che spinge molte persone nella disperazione e nell’avvilimento o scegliere di far nascere un nuovo Governo che metta al centro il benessere del cittadino ed i diritti costituzionalmente garantiti. Come diceva Borsellino “La rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, è più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”». Molti i curiosi che si sono fermati a discutere con i candidati, in particolare molti anziani che hanno sottolineato l’esigenza di «avere pensioni adeguate alla vita, costosa e piena di tasse, che abbiamo in Italia».

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