“Ragazzi, spostate i banchi!” La classe dove si impara a gruppo, in coppia e in cerchio

La II F del corso di scienze applicate dell’Alfano di Termoli da due anni sperimenta un nuovo modo di fare lezione: niente banchi classici, ma a forma di trapezio con due ruote per essere facilmente trasportati e creare gruppi di lavoro a coppia, a forma di cavallo, a cerchio e in squadra. «La parola chiave di questa innovazione è flessibilità: cioè modificare l’assetto dell’aula per facilitare l’insegnamento e l’apprendimento - spiega la preside Concetta Rita Niro - i ragazzi in questo modo sono più seguiti, più invogliati e più coinvolti nelle varie lezioni». «Ci siamo messi in gioco anche noi docenti - aggiunge la professoressa Marianna Di Marco, curatrice del progetto e coordinatrice di classe - perchè con questo nuovo metodo anche noi dobbiamo rivedere e adattare ogni volta il nostro modo di fare lezione e possiamo affermare che i ragazzi sono entusiasti e soddisfatti».

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Quante volte a scuola i professori avranno vietato spostamenti confusionari con i banchi. Nella IIF del corso di Scienze Applicate del Liceo Scientifico Alfano di Termoli hanno risolto il problema visto che «Spostatevi con i banchi» è la parola d’ordine ogni giorno e ogni lezione, anche più volte durante l’ora. Nella loro classe infatti, al primo piano dell’istituto di viale Trieste, i 17 ragazzi per il secondo anno consecutivo sperimentano un nuovo modo di fare lezione e perciò di imparare.

A primo impatto, entrando nella loro aula, non passano di certo inosservati i loro banchi «modulari» – è la definizione giusta – a forma di trapezio e con due ruote utilissime per gli spostamenti che permettono loro di diventare un gruppo, lavorare in squadra, oppure a coppie, sistemarsi a ferro di cavallo e in cerchio. I banchi sono appena arrivati e fanno parte dell’arredamento utile per mettere in pratica al meglio il nuovo metodo di studio insieme alla lavagna interattiva collegata ad internet.

Le loro lezioni sono come tutte le altre, come ogni altro compagno di scuola. Dalle 8 alle 13, in classe ma in un modo che cambia di volta in volta: per questo la spiegazione di ogni materia – da matematica a italiano, passando per fisica e inglese – si svolge in maniera frontale con i banchi disposti a ferro di cavallo. «Così tutti noi vediamo il docente e il docente vede noi – spiegano loro nelle risposte del questionario alla fine dello scorso anno e lo ribadiscono anche a una settimana dall’inizio del nuovo – manteniamo di più l’attenzione e possiamo vedere anche più facilmente la lavagna». Poi si cambia.

E’ tempo di mettere in pratica la teoria e passare agli esercizi perciò ogni docente può scegliere come farli posizionare: a gruppi di tre o quattro per fare in modo che lavorino insieme, in squadra stimolandosi a vicenda e aiutandosi l’uno con l’altro. E visto che i tempi cambiano, e pure le generazioni, con una variazione nel regolamento d’istituto, è possibile anche utilizzare gli smartphone per gli esercizi – ma solo per gli esercizi e senza deroghe per passatempi e messaggini – e così finisce che per imparare le frazioni algebriche si fa un gioco sul telefono collegato alla lavagna interattiva.

«In questo modo i ragazzi sono più coinvolti nelle lezioni, sono più stimolati e anche più invogliati a fare perchè legano di più tra di loro, si responsabilizzano visto che devono dare il proprio contributo nella squadra e ascoltano maggiormente – spiega la preside Concetta Rita Niro – questa classe è formata da pochi alunni e questo aiuta, ma l’intenzione è di applicare questo nuovo metodo a tutti. Intanto lo scorso anno, con l’avvio della prima, loro hanno fatto da apripista per la nostra scuola».

Poi quando è tempo di riflettere, la disposizione cambia e i ragazzi creano un cerchio, uno spazio agorà, come una vera e propria piazza in cui poter esprimere il proprio pensiero e ascoltare, senza distinzioni e senza piedistalli, quello dell’altro, per discutere e confrontarsi. «Infatti il metodo si chiama “Quando lo spazio insegna” perchè proprio con l’uso variegato dello spazio riusciamo a insegnare al meglio – spiega la docente responsabile Marianna Di Marco, coordinatrice della classe – l’intero collegio dei docenti, formato da Federica Bucci, Giuseppe Colasurdo, Domenico Mastrogiuseppe, Teresa Moffa, Augusto Piserchia, Antonella Di Rocco, Anna Maria Maiorino, ha accettato l’idea e anche noi docenti ci siamo messi in gioco per affrontare questo nuovo modo di fare lezione e di insegnare e anche per noi è risultato stimolante e interessante perchè notiamo che gli alunni sono più interessati, più attenti e anche più invogliati a seguirci».

Per questo anno scolastico intanto il progetto continua con una nuova sfida, «quella di farli lavorare a coppia – spiega ancora la docente – in modo tale da renderli ancora più responsabili. A ringraziarci non sono solo loro, gli alunni stessi, ma anche i loro genitori che ci hanno rivelato di averli visti più felici di andare a scuola e più interessati, una mamma mi ha detto che non vogliono fare assenze e questa per noi è una vittoria». Intanto l’ora di matematica si è conclusa e si passa a italiano, perciò nuova formazione e nuova disposizione: in cerchio per parlare e confrontarsi.

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