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Bullismo e violenza di genere, la scuola diventa maestra di vita

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L’emozionante monologo ‘Ti amo da morirne’ di Mena Vasellino e gli interessanti video realizzati dagli studenti insieme all’associazione Liberaluna onlus: questi i principali ingredienti dell’evento finale del progetto ‘Differenti ma pari – Educare al genere per prevenire la violenza di genere’, promosso dall’assessorato alla Cultura e Pari Opportunità e dall’assessorato allo Sport del Comune di Campobasso.

Protagonisti i ragazzi del liceo Scientifico ‘Romita’ e del liceo scientifico del Convitto nazionale ‘Mario Pagano’ che hanno approfondito e analizzato due argomenti dalle conseguenze a volte drammatiche, temi che spesso riempiono le pagine dei giornali: violenza di genere e bullismo di genere. Un’iniziativa che non si è limitato alla teoria e alle lezioni peer to peer degli studenti, ma che è stato caratterizzato da una parte pratica coinvolgendo a 360 gradi i ragazzi.
«I ragazzi hanno recepito cos’è la differenza di genere, quali sono i diritti, hanno stilato una Carta dei diritti: sono stati resi insomma protagonisti di questo progetto. Ogni modulo è stato diviso in una parte teorica e in una parte pratica e quindi sono potuti entrare nel vivo dell’argomento», ha spiegato la presidente di Liberaluna onlus Mariagrazia Laselva.
«Abbiamo notato che i ragazzi sono interessati a questi argomenti: abbiamo parlato di violenza di genere e di bullismo di genere, argomento quest’ultimo che sentono molto vicino a loro. Siamo entrati in sinergia e speriamo di ripetere questa esperienza in altre due scuole. Colgo l’occasione per ringraziare i dirigenti scolastici e i docenti delle due scuole coinvolte in questo progetto».
L’alto gradimento che il progetto ha riscosso tra i ragazzi forse ha sorpreso anche gli insegnanti. «Questa è stata un’esperienza molto bella e forse nemmeno io mi aspettavo tanta partecipazione e interesse», il commento della professoressa del liceo scientifico ‘Romita’ Bianca Maria Venditti.
La sua classe, composta da ragazzi di 16 anni, ha raccontato con alcuni disegni una storia di bullismo ambientata in una scuola e di mancata accettazione da parte dei compagni di due ragazzi considerati un po’ ‘diversi’. «Hanno seguito tutti con interesse. Credo che questi siano quei momenti di apertura verso l’esterno che io ritengo fondamentali. Non è stato considerato come il momento per evitare la lezione, ma come un momento di crescita», ha aggiunto la docente.
Violenza e bullismo ormai non restano ‘fuori’ dalla classe, ma sono diventati spunti per lezioni diverse: «A questi argomenti si può arrivare non necessariamente partendo dagli episodi negativi (anche se ce ne sono tanti) ma anche parlando della figura della donna. Io sono arrivata a parlare di violenza anche quando abbiamo affrontato la figura della monaca di Monza nei ‘Promessi sposi’». A fare da cornice una determinata concezione dell’attività didattica: «Penso che la scuola non dovrebbe mai essere separata dalla vita perché non è più scuola. Da parte nostra c’è sempre l’impegno di cercare di tenere i ragazzi informati e formati ad affrontare certe cose. La nostra responsabilità non è solo prepararli all’esame finale, ma alla vita. Per fare questo è necessario che siano aperti a qualunque problema e formati per affrontarlo».

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