Chiusa la scuola di via D’Amato, “400 mila euro al vento”. Era stata ristrutturata 4 anni anni fa
Nel 2012 il plesso “Nina Guerrizio” fu interessata da lavori di miglioramento sismico e l’anno scorso sono stati spesi altri 40 mila euro per una palestra inaugurata a maggio 2016 e mai utilizzata dai bambini. Oggi un nuovo studio ha certificato che la scuola non è sicura e servirebbero altri interventi: “Preferisco metterla in vendita e costruirne una nuova da zero, ci costerà meno”, questa la giustificazione del sindaco Battista con la quale ha comunicato la chiusura del plesso. Turni pomeridiani, classi spezzettate e tanti disagi in vista stanno convincendo sempre più genitori a chiedere il trasferimento dei propri figli in altri istituti della città. Intanto due nuove tegole sono già all’orizzonte: le scuole di via Tiberio e via Roma. “Se i tecnici mi dovessero dire che non sono sicure chiuderò anche quelle”.
Il sindaco di Campobasso, Antonio Battista, ha deciso di chiudere la scuola di via D’Amato in cui, tra materna ed elementari, ci sono quasi 250 alunni. La comunicazione è arrivata oggi pomeriggio, 1 settembre, dopo l’esito dello studio commissionato dal Comune di Campobasso all’ingegnere Marco Mezzi il quale ha confermato i dubbi dei genitori dei piccoli studenti dicendo, in estrema sintesi, che quella scuola non è sicura. Ora i ragazzi saranno costretti a fare lezione di pomeriggio nella nuova scuola di via Sant’Antonio dei Lazzari già “occupata” dagli studenti della “Scarano” di via Crispi chiusa, sempre per ragioni di sicurezza, a febbraio 2016. Con la differenza che lo stabile di via D’Amato era stato interessato da lavori di miglioramento sismico appena 4 anni fa. A detta dei genitori quegli interventi sono costati «quasi 400 mila euro», a detta del primo cittadino «250 mila». In tutti i casi si tratta di un sacco di soldi pubblici gettati alle ortiche visto che ora la scuola sarà dismessa e l’area sulla quale è stata edificata venduta ai privati.
Infuocatissima la conferenza stampa in Municipio durante la quale le velate minacce dei genitori di trasferimento in massa dal plesso “Nina Guerrizio” in altre scuole della città sono diventate molto più che semplici avvertimenti. «Ad oggi – riferisce la vice presidente del comitato Katia Amoroso – sono stati già chiesti 50 nulla osta». E alla luce dei pesantissimi disagi che stanno per arrivare con la nuova dislocazione degli alunni, il numero è destinato a crescere ancora.
Ma andiamo con ordine: nel 2012 furono eseguiti lavori di miglioramento sismico sulla scuola, oggi chiusa, “finalizzati all’adeguamento dell’opera come già evidenziato dal progettista” questo ha scritto l’ingegnere Mezzi nel suo report (non firmato) consegnato a Battista. Questi interventi, fatti su un precedente studio documentale «dell’ingegnere Brunetti», come ha precisato il sindaco, erano volti al miglioramento dello stabile (anche cambiare i banchi e le sedie nelle classi lo è) e non al suo adeguamento ai più moderni standard di sicurezza, quelli, cioè, che permetterebbero a un edificio pubblico di reggere a una scossa di terremoto.
Costati diverse centinaia di migliaia di euro il risultato è che hanno allungato la vita della scuola di soli quattro anni. Tanto che oggi Mezzi scrive che l’uso dell’opera può proseguire solo previa e immediata programmazione e realizzazione di un ulteriore intervento di miglioramento sismico controllato che incrementi la vita residua dell’opera contenendo il rischio nei limiti accettabili previsti dalla norma.
Ma a Battista l’idea di spendere altri soldi su questa scuola non è mai andata giù. Sebbene solo l’anno scorso ne abbia buttati al vento altri 40 mila per rifare una palestra mai utilizzata (è stata inaugurata a maggio, cioè quasi alla fine dell’anno scolastico) e abbia consigliato alla direzione di sostenere altre spese per rendere più moderna e digitale la “Nina Guerrizio”.
Quando è scoppiata la grana di via D’Amato (a seguito dello sciame sismico dello scorso gennaio), e soprattutto dopo un interminabile braccio di ferro coi genitori, il sindaco – che a febbraio aveva già chiuso la scuola di via Crispi – si è convinto che qualche verifica in più andava fatta. Almeno per le situazioni più a rischio che già dopo le verifiche post terremoto a San Giuliano di Puglia erano state evidenziate sulle scuole molisane.
«Servirebbero investimento troppo onerosi per adeguare la scuola – ha detto Battista da oggi anche neo presidente della Provincia di Campobasso – per questo preferiamo venderla e con i ricavi costruirne una nuova da zero. Ho dato comunicazione alla presidenza e domani invierò una emai ai genitori, mi dispiace per il disagio ma la sicurezza dei nostri figli va messa al primo posto».
E’ toccato all’assessore ai Lavori Pubblici Pietro Maio, però, snocciolare i dettagli di questi disagi che stanno già mandando su tutte le furie i genitori di via D’Amato, pronti a ritirare dalla scuola i 250 alunni ora “spezzettati” in tante classi e altrettante scuole per l’anno scolastico che inizierà il 12 settembre.
Questo il nuovo ordine per via Crispi (ex Nicola Scarano): «Sette classi delle elementari che l’anno scorso sono finite a via Roma andranno nella nuova scuola di via Sant’Antonio dei Lazzari, 5 nella vicina Colozza e 4 alla D’Ovidio di via Roma fino alla metà di gennaio». Mentre gli alunni di via D’Amato saranno così suddivisi: «Le 4 sezioni della materna frequenteranno di mattina via Sant’Antonio dei Lazzari, 7 classi delle elementari faranno lezione di pomeriggio (sempre in via Sant’Antonio dei Lazzari) e altre classi, da 2 a un massimo di 5, studieranno alla Colozza sempre di pomeriggio e sempre fino alla metà di gennaio».
Da ora, e fino a dopo le vacanze di Natale, infatti, la scuola media D’Ovidio, che ha un secondo ingresso su via Gorizia, sarà interessata da lavori di miglioramento «per circa 100 mila euro che ne allungheranno la vita residua tra i 12 e i 15 anni. «E per questo dopo la metà di gennaio 11 classi di via Crispi saranno nella nuova scuola di via dei Lazzari e altre 5 alla Colozza. Mentre l’intero plesso Nina Guerrizio, sia materne che elementari, finirà in via Gorizia».
La soluzione individuata dalla giunta di centrosinistra ha messo in agitazione non solo i genitori di via D’Amato ma l’intero mondo della scuola. Tanto che due nuove grane sono già all’orizzonte: la materna di via Tiberio e la scuola di via Roma. «Sono pronto a chiuderle se i tecnici mi diranno che non sono sicure» ha concluso Battista.

