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Pozzi radioattivi Cercemaggiore, la Procura di Campobasso ha aperto un’inchiesta

L’Edison ha disertato nuovamente la commissione consiliare in cui era stata convocata dal presidente Salvatore Ciocca, spiegando di essersi assentata "alla luce del procedimento aperto, al momento contro ignoti". Si tratta di indagini preliminari sulla situazione ambientale del sito di Capoiaccio "in relazione alle attività estrattive svolte fino agli anni Novanta"

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    La Procura di Campobasso ha aperto un procedimento sulla situazione ambientale dei pozzi di Capoiaccio, a Cercemaggiore.

    A darne notizia è il presidente della Terza commissione consiliare regionale Salvatore Ciocca, che a sua volta l’ha appresa da Edison Spa. Ciocca aveva invitato una nuova volta Edison in commissione, alla luce delle risultanze delle analisi ambientali effettuate prima dall’Arpam, poi dall’Ispra e certificate dalla Commissione prefettizia che ha concluso nel dicembre scorso le sue rilevazioni, riscontrando valori di radioattività anomali.

    La compagnia non si era presentata alle due precedenti convocazioni: i funzionari competenti avevano risposto «adducendo – scrive Ciocca – la necessità di conoscere gli esiti delle attività della Commissione prefettizia. Quando ho alzato il tiro e ho comunicato che avrei inviato loro tutto il materiale di cui sono in possesso, la risposta è cambiata radicalmente con l’aggiunta di un ‘particolare’ nuovo: la Edison Spa, dietro consiglio dello staff legale dell’azienda, ha ritenuto di non dover accogliere l’invito in audizione alla luce del procedimento aperto, al momento contro ignoti, dalla Procura di Campobasso; attualmente si tratta di indagini preliminari che hanno ad oggetto la situazione ambientale del sito di Capoiaccio in relazione alle attività estrattive svolte fino agli anni Novanta. Quindi, la società Edison ha preferito evitare di esporsi a domande e a esprimere pareri “per la tutela delle persone che venissero coinvolte e a garanzia e per il rispetto delle indagini in corso nell’ambito del suddetto procedimento penale” così come testualmente si legge nella risposta pervenuta a seguito della mia terza richiesta di audizione».

    Al momento non si hanno altri particolari dell’inchiesta, che potrebbe essere partita già da tempo. Era la fine del 2013, quando furono desecretate le rivelazioni del boss dei Casalesi Carmine Schiavone sul presunto sversamento di rifiuti tossici anche in alcune zone del Molise. I primi ad attivarsi per chiedere di fare luce su Capoiaccio furono Ciocca (che si rivolse anche al Ministero dell’Ambiente) ed Antonio Di Pietro. «L’operazione verità – garantisce Ciocca – di certo non finisce qui»

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