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Molise Cultura ospita per 20 giorni l’artista Satoshi Hirose

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Si chiama “Flâneur” ed è un progetto di residenza per artisti che nasce da una costola del più noto e consolidato “Vis à Vis – artists in residence project”, il programma ideato dall’associazione culturale Limiti inchiusi arte contemporanea di Campobasso. Prende il via quest’anno, dal 2 al 23 maggio, e la residenza sarà costituita dagli spazi della Fondazione Molise Cultura al palazzo ex Gil. L’artista prescelto è Satoshi Hirose, giapponese di origine e italiano di ‘adozione’.
Nei venti giorni in Molise, Hirose realizzerà un’opera d’arte basata sull’analisi del contesto in cui è stata concepita; avrà a disposizione uno spazio all’interno della Fondazione da utilizzare come studio, dove approfondirà la storia, gli usi e i costumi del Molise. Il lavoro ideato e realizzato dall’artista resterà di proprietà della Fondazione Molise Cultura e entrerà a far parte del patrimonio della stessa, trovando contestualmente una sua collocazione all’interno degli spazi del palazzo ex Gil. Il progetto – ideato dall’associazione culturale Limiti inchiusi di Campobasso e sostenuto dalla Fondazione Molise Cultura – sarà curato da Silvia Valente e Matteo Innocenti.
Hirose è nato a Tokyo nel 1963 ed attualmente lavora tra Milano e Tokyo. Laureato alla Tama Art University di Tokyo, si specializza all’Accademia di Brera di Milano; nel corso degli anni, oltre a numerose personali e collettive in gallerie e altri spazi espositivi, è stato invitato da importanti istituzioni museali tra cui: Hiroshima City Museum of Contemporary Art, Mambo (Museo d’Arte Moderna di Bologna), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci (Prato), Mca (Museum of Contemporary Art Australia). Ha sviluppato una ricerca artistica originale basata su differenti modalità espressive, dall’installazione alla scultura, dalla fotografia alla pittura, all’azione partecipata. Spesso adopera oggetti della vita quotidiana, ma li ricombina dandogli nuova forma per stimolare il nostro modo di rapportarci ad essi. Ogni cosa è indice di infinite (ed impreviste) interrelazioni: la componente materiale e spirituale dell’uomo, l’apparente stabilità e la sostanziale ‘impermanenza’ dei fenomeni, la complementare distanza e prossimità tra il naturale e l’artificiale, il rapporto di identità seppur a scala differente tra micro e macrocosmo. Con il termine ‘deterritorializzare’ Hirose suggerisce uno sguardo alternativo che non consideri con fissità alcun limite o confine: da qui l’importanza del viaggio biografico dell’artista (sia immaginario che fisico) atto a soddisfazione di una tendenza al nomadismo. A emergere è un territorio di ambivalenza, rispettoso e propositivo delle differenze e dei punti di incontro (date le premesse, anche di quelli tra Oriente e Occidente) a significare la complessa ricchezza del nostro mondo e della nostra vita.

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