Flavio Bucci e Casacalenda, un amore vero. In centinaia per la ‘cittadinanza onoraria’

Flavio Bucci e Casacalenda, un legame forte che da oggi è ancora più solido. Questa mattina l’attore di ‘Ligabue’ ha ricevuto dal sindaco Michele Giambarba la cittadinanza onoraria di Casacalenda. Momento di grande significato per la comunità e per lo stesso Bucci che in gioventù ha vissuto giornate belle e spensierate nel paese di origine del padre. Con lui l’altro “grande” del cinema e del teatro italiano, Gigi Proietti che ha divertito i tanti casacalendesi presenti nella galleria civica. Ecco la cronaca di una mattinata speciale.

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A Casacalenda in quanto a senso della comunità non scherzano. Questa mattina, nella galleria civica d’arte contemporanea ‘Franco Libertucci’ nello stabile che ospita pure il Municipio, si sono ritrovati in centinaia per accogliere l’enfant du pays, quel Flavio Bucci che per natali paterni ed esperienze di vita in gioventù è a tutti gli effetti considerato un casacalendese doc.
Così l’amministrazione comunale capeggiata da Michele Giambarba ha pensato di rendere ufficiale il legame indissolubile tra l’attore cresciuto dal grande Elio Petri e il paese che del cinema ha fatto il suo punto di massimo appeal con il Festival che ogni anno si svolge ad agosto.

Bucci è arrivato con i cugini, tra i quali il nostro collega Sergio Bucci, e l’amico di sempre, Gigi Proietti, altro mito del cinema, della tv e del teatro italiano, quello sperimentale degli esordi e poi quello muscolare dei ‘one man show’.

In sala anche gli studenti dell’Istituto omnicompresivo locale e numerose autorità della scena politica, civile e militare regionale. L’attore campobassano Stefano Sabelli ha condotto l’intervista ai due ospiti che si sono lasciati coinvolgere in ricordi, fatti e considerazioni che non hanno toccato solo la sfera dell’arte cinematografica e professionale. Un po’ di politica, qualche accenno all’urgenza di rafforzare la formazione dei giovani attori (Proietti continua a dirigere con maestria il Globe Theatre di Villa Borghese), tanto amarcord dalle ‘cantine’ ai fasti dei loro capolavori: lo sceneggiato Ligabue, per Bucci (nel 1977, circa 22 milioni di spettatori a puntata, solo le partite della nazionale di calcio reggevano il confronto) e ‘A me gli occhi, please’ per Proietti (nel 1976 l’artista romano veste in un colpo solo i panni del monologhista, del cantante, dell’imitatore, del ballerino, dell’abile trasformista ed è un successo clamoroso).
La scena poi è tutta per Flavio Bucci che raggiunge il tavolo sul quale sono posati il registro delle personalità importanti, la pergamena di cittadino benemerito di Casacalenda e la bellissima targa offerta dal Comune. Si tratta di una riproduzione in marmo di un particolare di pregio della ‘Fontana del Duca’, un pezzo di storia locale datato 1691. Il sindaco Giambarba procede alla solenne consegna ed è un momento particolarmente bello che abbiamo filmato nel video in basso.

Il barbuto primo cittadino legge le motivazioni del provvedimento deliberato in Consiglio il giorno prima. Eccole: “In considerazione delle origini paterne che sono radicate in terra casacalendese, in segno di alta considerazione per i particolari meriti professionali e artistici che ne fanno una figura di primo piano del panorama culturale nazionale e internazionale, a testimonianza della gratitudine della comunità di Casacalenda, per il prezioso contributo di conoscenza, competenza, come riconoscimento per l’indiscusso apporto nel campo dell’arte e della cultura, il Consiglio comunale di Casacalenda si pregia conferire al Maestro Flavio Bucci la cittadinanza onoraria”.

Lo scroscio finale di applausi è il suggello di quello che era un atto dovuto verso l’uomo, sempre orgoglioso delle radici, e dell’artista straordinario che ha vissuto diverse, fortunate stagioni di arte mista al talento cristallino. Dai tempi in cui divideva i film e i giorni con quel fenomeno assoluto che è stato Gianmaria Volonté e, sul set de ‘La proprietà non è un furto’ incrociava lo sguardo di Gigi Proietti, lui il ragionier Total, l’altro Paco l’argentino, sono passati oltre quarant’anni. Ma lui di Casacalenda non si è mai dimenticato, perciò il paese gli si è stretto intorno con quel sentimento di fiera condivisione che ha reso speciale un incontro di suo già indimenticabile.

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