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Al Sinarca una gigantesca bombola di gas già approvata. Che aumenta il rischio sismico

Nel silenzio generale, l’impianto-serbatoio del Sinarca con una capacità di immagazzinamento di 200 milioni di metri cubi di gas aspetta solo l’ultimo sì dal ministero dopo aver ricevuto tutte le autorizzazioni già nel 2008. Ma gli esperti avvertono: può favorire i terremoti, come accaduto in Spagna dove l’impianto è stato chiuso perchè in un mese ha causato 300 eventi sismici. Il problema è anche il gasdotto Larino-Chieti della Gasdotti Italia, in fase di valutazione di Impatto ambientale ma che per la Regione Molise "si può fare": 113 chilometri e 7 Comuni molisani interessati da un’opera che, sostengono i comitati civici, "crea solo pericoli e non porta benefici. Inutile per molisani e abruzzesi, serve solo ai petrolieri".

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    Si chiama Sinarca Stoccaggio, ed è un grandissimo serbatoio di gas che si estende su una superficie di 20,4 chilometri quadrati nei territori di Montecilfone, Palata, Guglionesi e Montenero di Bisaccia. Tecnicamente è un sito di “stoccaggio di gas naturale in giacimento di idrocarburi” con una capacità di immagazzinamento di 200 milioni di metri cubi e una erogazione massima giornaliera di 3,2milioni di metri cubi al giorno. Una gigantesca bombola, per semplificare l’idea.

    Un incubo? Una follia? No, un progetto concreto che aspetta solo il sì definitivo dal ministero per lo Sviluppo Economico. Tutto il resto ce l’ha già, compreso il giudizio favorevole di compatibilità ambientale. Il decreto di Via risale al 2008 e porta il progetto della Gas Plus, quarto produttore italiano di gas naturale (dopo Eni, Edison e Shell Italia), nella fase finale del progetto. Significa che una volta autorizzato con decreto finale i lavori possono partire. E il Basso Molise può venire trasformato, senza che nessuno abbia battuto ciglio, in un serbatoio di straordinarie dimensioni dove in estate si inietta, a fortissima pressione, il gas che finisce nei giacimenti esauriti del suolo e in inverno quello stesso gas si estrae per venire “spedito” al nord Europa e in qualche area del nord Italia.
    Ai molisani – di fatto – non serve, tanto più in un’epoca in cui il consumo di gas è calato in un decennio del 35 per cento. Tra i comitati che in Abruzzo si stanno muovendo contro il gasdotto Chieti-Larino, un’opera mastodontica che dovrebbe avvalersi oltre che del serbatoio del Sinarca di altri due impianti, uno attivo da anni e l’altro sotto giudizio del Tar, va di moda una battuta: «Fare i bombolari della Merkel». Farebbe sorridere, se non ci fosse in mezzo un problema di sicurezza bello grosso.

    E non solo perché, spiega il coordinatore del Forum H2O Augusto De Sanctis «gli impianti di stoccaggio sono a rischio di incidente rilevante, e questo significa che ogni Comune interessato dal progetto dovrà provvedere a un piano di evacuazione e ottemperare a una serie di prescrizioni pesanti» per fronteggiare emergenze stile quella californiana di poche settimane fa, quando migliaia di residenti sono stati costretti ad abbandonare un sobborgo alle porte di Los Angeles per una spaventosa fuga di metano dal sito di stoccaggio: è il peggior disastro ambientale in Usa dopo quello provocato dalla Bp nella piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico nel 2010, il Governatore ha decretato lo Stato di emergenza e l’equivalente dell’Arpa californiana ha stimato che la fuga è così massiccia che ha aumentato la produzione di gas effetto serra sull’intera costa del 25 per cento.

    C’è anche un altro rischio dietro gli impianti di stoccaggio del gas, e si chiama sismicità indotta. «Questo continuo pompare e tirare fuori il gas – continua De Sanctis, rappresentando un timore comune a diversi comitati e movimenti ambientalisti – incrementa il pericolo sismico, come è stato dimostrato dall’impianto di Castor, in Spagna, difatti bloccato proprio per questa ragione». Che esista un collegamento tra lo stoccaggio del gas e i terremoti è più di un sospetto, come dimostra proprio la vicenda dell’impianto sottomarino al largo del golfo di Valencia, portata anche all’attenzione del ministero dello sviluppo economico durante un workshop organizzato a giugno scorso. In quella zona dal 1990 al 2012, 22 anni, si sono registrati 143 eventi sismici. In un mese, con l’impianto attivo, ben trecento terremoti. Uno sciame preoccupante, che ha fatto chiudere il sito dopo un braccio di ferro tra governo e proprietà.


    Gli studi portano tutti nella stessa direzione: lo stoccaggio del gas, con il sistema “a iniezione”, aumenta la cosiddetta sismicità indotta. E lo stesso ministero ha aggiunto una clausola di recente alle autorizzazioni, ammettendo l’esistenza del collegamento. «Qualora la sismicità indotta superi magnitudo 3.0 – si legge in uno dei decreti di VIA positiva per stoccaggi in Italia recenti – la pressione di esercizio massima e la frequenza del ciclo di iniezione e estrazione dovranno essere ridefinite in modo da riportare la magnitudo massima al di sotto di tale valore».
    Ora, a parte le stranezze di una simile disposizione che in qualche modo va a stabilire che i terremoti si possono controllare (cosa mai provata da nessuna parte), quello che fa il Ministero è riconoscere la sismicità indotta. Un rischio che si applica anche all’impianto di stoccaggio del Sinarca, che però ha avuto la valutazione di impatto ambientale nel 2008, ben prima degli ultimi studi sull’argomento. «Sarebbe il caso di ridefinire i parametri – osserva Augusto De Sanctis – ma qua si sta giocando su due fronti. Gli impianti di stoccaggio procedono con iter indipendenti dal’iter del gasdotto Chieti-Larino, che invece proprio su quegli impianti si soprappone e di quegli impianti ha bisogno. E’ su questo che dobbiamo tenere alta l’attenzione».

    Cos’è il metanodotto Chieti-Larino, anche questo progetto del quale in Molise si sa poco o nulla, di recente portato all’attenzione del comitato Trivelle Zero? «E’ una grande opera proposta dalla Gasdotti Italia, che serve esclusivamente al collegamento tra vasti titoli minerari tra permessi di ricerca e concessione di coltivazione dove dovrebbero sorgere i nuovi pozzi e ben tre stoccaggi di gas che sono il polmone del sistema». Questi stoccaggi sono appunto il Sinarca, già autorizzato e in attesa solo del nulla osta finale, il Treste, al confine tra Molise e Abruzzo e attivo da un pezzo, e Poggiofiorito, in Abruzzo, «in via di autorizzazione e su cui pendono i ricorsi al tar dei comitati e di 14 Comuni della Regione Abruzzo».
    Il gasdotto Larino-Chieti è in fase di valutazione di impatto ambientale in Abruzzo.


    In Molise invece, sorpresa, ha già ottenuto un giudizio di compatibilità ambientale favorevole. La delibera è quella di Giunta del 17 novembre 2015, la n. 625 . Il gasdotto proposto dalla Società Gasdotti Italia, di proprietà di un fondo di investimenti inglese («per cui i profitti andranno a Londra, l’Italia non vedrà un centesimo») tocca diversi territori molisani: Larino, Guglionesi, Montecilfone, Palata, Montenero di Bisaccia, Tavenna, Mafalda.
    Non a caso nella lista ci sono gli stessi Comuni interessati dallo stoccaggio del Sinarca, che funzionerebbe come un bombolone lungo una “tratta” di oltre 100 chilometri che attraverserà ben 19 comuni abruzzesi e 7 molisani, «zone densamente abitate e aree agricole di grande valore, nonché 8 Siti di Interesse Comunitario per la biodiversità», e che si inserisce «perfettamente nella strategia di trasformazione del territorio italiano in un “hub del gas” di cui beneficeranno poche aziende e il Nord Europa. «I rischi invece ce li prendiamo tutti noi, dall’incidente rilevante alla sismicità indotta in un territorio inserito nelle mappe sismiche e segnato da un rischio idrogeologico molto elevato». Che è, appunto, il caso del Molise.

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