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Tangenti e richieste di sesso per rinnovare i permessi soggiorno: 9 indagati, due sono poliziotti

Atti falsi, false attestazioni di domicilio, denaro in cambio di pratiche “impossibili” per rinnovare i permessi di soggiorno e pressioni per ottenere pagamenti ’in natura’ da una ballerina di night: questi i reati ipotizzati nei 9 avvisi di conclusione indagini per un’inchiesta che porta alla luce un presunto sistema di truffe e abusi nel quale sono coinvolti anche due agenti dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Campobasso, un avvocato del capoluogo, alcuni proprietari di immobili, datori di lavoro e due immigrati. La Squadra Mobile di Campobasso coordinata dal pm D’Angelo ipotizza che il rinnovo dei permessi di soggiorno fosse diventato un business illegale.

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    Nel giorno in cui l’attenzione dell’Italia è monopolizzata dall’inchiesta “Mafia Capitale” con la seconda raffica di arresti (44) per il business immigrati a Roma e non solo, anche in Molise “scoppia” una bomba che vede nove persone indagate per ipotesi di reato che vanno dall’abuso d’ufficio al falso fino alla concussione e alla truffa. Al centro del presunto sistema di illeciti che ruota attorno ai permessi di soggiorno c’è l’Ufficio Immigrazione della Questura di Campobasso.

    Nell’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dal sostituto procuratore Nicola D’Angelo, sono coinvolti anche due poliziotti, Vittorio Ciarlo e Francesco De Bernardo, quest’ultimo, oggi, consigliere comunale di Campobasso eletto con l’Idv e attualmente capogruppo de Il Molise di tutti. I due avrebbero favorito o ostacolato, a seconda delle convenienze, il rinnovo del permesso di soggiorno di diversi cittadini extracomunitari commettendo così, secondo l’accusa, una serie di violazioni rispetto agli obblighi imposti loro dal ruolo di assistenti capo della Polizia di Stato.

    Indagati anche due stranieri che avrebbero favorito l’ingresso nel territorio italiano di altri immigrati che per diverse ragioni non potevano ottenere il permesso di soggiorno. Questo – secondo l’accusa – sarebbe avvenuto in cambio di denaro e con la complicità di alcuni campobassani proprietari di immobili disposti a certificare la “falsa situazione degli alloggi”, e di datori di lavoro”conniventi”, in particolare imprenditori agricoli che avrebbero dichiarato il falso per consentire agli stranieri la regolarizzazione.

    Louzi El Khatir, nazionalità marocchina, e Singh Balwinder, indiano, entrambi regolari, sarebbero le figure chiave con funzione di filtro tra gli stranieri bisognosi di avere i permessi e l’Ufficio Immigrazione dove, sempre secondo i risultati dell’inchiesta per la quale il Gip deve ancora fissare l’udienza preliminare, sarebbero avvenute anche manomissioni della banca dati del Ministero dell’Interno (protetta da misure di sicurezza) in cui vengono inoltrate le istanze di nulla osta al lavoro per stranieri.
    Qui un ruolo definito rilevante lo avrebbe giocato un’avvocatessa del foro di Campobasso la quale si sarebbe introdotta abusivamente nel sistema telematico con la complicità di De Bernardo facendo ottenere un permesso di soggiorno a un marocchino privo dei requisiti.

    I fatti richiamati nel fascicolo del pm D’Angelo si sono svolti tra il 2007 e il 2014, ma in modo particolare negli ultimi tre anni.

    Tra gli episodi contestati a Ciarlo una tentata concussione poiché, stando al pm, abusando della sua posizione e del suo ruolo avrebbe costretto una giovane ballerina dell’est Europa a pagare con il sesso il rinnovo del permesso di soggiorno in Italia. Lei però avrebbe rifiutato le avances decidendo di collaborare con gli inquirenti, aggiungendo così un tassello importante al puzzle delle indagini. La prestazione sessuale non c’è mai stata, e – secondo la versione della giovane – l’agente avrebbe fatto di tutto per ostacolare poi la pratica della donna. Un altro episodio significativo vede protagonista l’indiano Singh Balwinder, sotto inchiesta per truffa. Il 38enne in cambio di 210mila rupie, circa tremila euro, avrebbe fatto credere a un suo connazionale di potergli procurare in breve tempo un permesso di soggiorno che in realtà non gli è stato mai dato. Tutto ciò che la vittima del presunto raggiro ha ottenuto dopo aver sborsato una cifra ingente sono stati una copia di richiesta di nulla osta per lavoro dipendente e una falsa ricevuta di versamento da mille euro.

    E ancora, sulla base dei risultati di una inchiesta che per diversi mesi si è concentrata sull’ufficio al piano terra della Questura, emerge come i due ex colleghi d’ufficio avrebbero ingannato la stessa Questura per la quale lavoravano e i funzionari della Prefettura riuscendo a ottenere un permesso di soggiorno in favore di un indiano la cui richiesta era stata già respinta per gravi motivi dalla Questura di Napoli. L’ipotesi degli investigatori è che anche in questo caso ci sia stato un passaggio di denaro a vantaggio degli agenti, ma in realtà questo non è stato provato in alcun modo: il reato contestato è solo l’abuso d’ufficio in concorso.

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