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I personaggi di oggi nella città invisibile. Fantaromanzo a due voci di padre e figlio foto

Antonio Andriani si "trasforma" da poeta a scrittore e firma assieme al figlio adolescente autore dei disegni di “A spasso nella città invisibile”, una storia di fantasia adattata con nomi e storie moderne in una Termoli di fine Ottocento. «E’ uno sguardo amorevole e divertito sulla storia di Termoli e un richiamo alle sue potenzialità turistiche» rivela l’autore. A breve il suo nuovo lavoro sarà presentato ufficialmente.

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Antonio Andriani è un poeta, prima di tutto. Uno che sa scrivere in rime, versi, endecasillabi. Le terzine dantesche le maneggia con la stessa padronanza con la quale sfoglia, accarezza e incarta i libri in vendita sugli scaffali di Dolce Stil Novo, la libreria di via Mario Pagano dove trascorre gran parte delle sue giornate. E’ un poeta-librario, ma è con la prosa che si è cimentato nell’ultimo periodo. Ed è così che è nato “A spasso nella città invisibile”, 190 pagine, edito da TiPubblica, prefazione di Rossano Pazzagli, docente e storico dell’Università del Molise. Che così definisce il libro: «Un fantaromanzo che è uno sguardo amorevole e divertito sulla storia di Termoli e un richiamo alle sue potenzialità turistiche di una bella città cresciuta male, ancora incerta tra terra e mare, fra turismo e industrie, fra crescita e ripiegamenti su se stessa».

Non una sfida facile per un poeta. «Mia moglie Nicoletta, quando l’ha letto, ha commentato così: “Cavolo, quanto sei cresciuto con la prosa!” E credo abbia ragione. La poesia ti aiuta a essere essenziale, a eliminare il superfluo». E a scegliere, probabilmente, forme di comunicazione alternative. Una delle sorprese di questo libro, che sarà presentato in città tra pochissimo, è un ragazzino di 12 anni che usa la matita bene quanto Antonio Andriani usa la tastiera. Si chiama Jacopo, e di cognome fa Andriani pure lui. Insomma, è andata così: «Avevo chiesto a mio figlio che frequenta la scuola di fumetto a Pescara di fare dodici disegni, e lui invece me ne ha fatto cento. Che dovevo fare? Dirgli grazie e arrivederci?». Jacopo è diventato così un coautore. Ha firmato le tavole divertenti, evocative, poetiche, che arricchiscono il volume e lo rendono speciale sotto diversi punti di vista.

A cominciare dal nome del protagonista. Ermenegildoa. Ma che razza di nome è? «E’ scaturito dalla fantasia di alcuni bambini, mi piace perché ha un forte potere favolistico. Il protagonista è lui, arriva a Termoli nell’anno 2014 con la motonave, ipertecnologico e attrezzato con tablet e smartphone. Ma presto scopre che non gli servirà nulla di tutto questo perché il tempo si è fermato… e Internet non esiste proprio».

Siamo nell’anno del Signore 1896, quando Termoli era a picco sul mare. Una città dai mille scorci magici e suggestivi, che oggi in parte si sono persi e sono stati sostituiti da altri scenari. La città invisibile, appunto, dove però i personaggi del passato incontrano quelli del presente in un itinerario turistico narrativo sui generis in una cittadina di mare dove si gioca, come scrive Pazzagli nella prefazione, «una fantastica partita che coniuga definitivamente l’immaginazione letteraria alla necessità di fare qualcosa per rendere visibile la città, i suoi contenuti, i suoi dintorni, il suo mare e la sua terra».

Percorsi ecclesiastici e percorsi laici, il vecchio arcivescovato, il vescovo Angelo Balzano, il giovane Jacovitti. «Lo so, lo so che è un errore storico, perché Jacovitti non era ancora nato in quell’anno – spiega il poeta scrittore riferendosi al notissimo vignettista originario di Termoli e presente nel romanzo – ma è voluto. E poi, a chi mi dice che c’azzecca Jacovitti io rispondo: perché, Virgilio che c’azzeccava con Dante?».

Lui, originario di Campobasso e di origine “montanara”, si è lasciato adottare da Termoli, città che gli è entrata nel cuore e dove ha incardinato la sua esistenza ormai trent’anni fa. A Termoli c’è la sua libreria, frequentata da grandi e piccoli («ma quelli che leggono di più sono i ragazzi, e leggono i classici, loro!») e la sua vita fra il negozio e la passione per la poesia e la scrittura. «Termoli è un abbraccio sensuale» racconta, spiegando che l’idea di scrivere un libro del genere gli è venuta lo scorso anno, quando Dolce Stil Novo si è temporaneamente trasferito sul Corso Nazionale, al centro del turismo estivo, «e tutti mi chiedevano guide e informazioni sulla città. E ho pensato che ci sono solo pubblicazioni scontate su Termoi».

Decidere di costruire un fantaromanzo che percorresse scenari geografici e turistici del posto è stato un tutt’uno. Ed ecco, nelle 190 pagine infarcite delle deliziose vignette di Jacopo, studente di seconda media e promettente allievo della Scuola del Fumetto di Pescara, emergere Termoli nella sua potenza evocativa più autentica: il Castello, la fontanella, Sant’Anna, il muraglione, i bastioni, i capperi sulle antiche mura. Ecco i personaggi, gli incontri, la trama che si snoda tra via Policarpo Manes zeppa di artigiani e manovali e il forno che si trovava nello stesso posto dove oggi c’è la gelateria Cocco Bill, in piazza del Duomo. Un teatro naturale, che arriva alla ferrovia, alla vecchia torre del Sinarca, al parco, al bosco. Dove Ermenegildoa e Jac (uno Jacovitti ragazzino) vivono la magia di Termoli, città femmina «come le città di Calvino», città di mare laddove, per l’autore, il mare «non ha nulla e quindi lo puoi farcire con tutto. E’ l’unica cosa che compensa il nostro vuoto interiore».

Termoli e i suoi personaggi. Quelli del passato, e quelli di oggi. Il sacrestano Nando, la Gaggianella. «Mi piace elevare i piccoli» ammette Antonio Andriani. Che, come ha dimostrato ampiamente con la rubrica che cura per Primonumero.it, è uno che i potenti li maltratta, i nobili li snobba. «Ma il banditore, un sacrestano, un popolano, un falegname, li elevo a grandi uomini della storia». Una ragione in più per leggere questo libro.

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