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Lattanzio chiede le dimissioni di Niro: “Nel dossier le prove della sua incompatibilità”

Il consigliere regionale, in rotta da mesi con il presidente del Consiglio, ha presentato un esposto in Procura per denunciare delle presunte violazioni di legge legate al doppio ruolo di presidente e capogruppo dell’Udeur: “Si è nominato da solo e ha un palese conflitto di interessi” L’ex tutore dei minori ha vuotato il sacco anche sull’assunzione di una dipietrista nel gruppo del Campanile e sul dirigente rinviato a giudizio per un ammanco “al quale l’Ufficio di presidenza ha affidato un incarico di responsabilità”. Eppure resta in maggioranza convita che il centrosinistra e il governatore Frattura siano dalla sua parte

L’Udeur è un partito meraviglioso. Un partito dove, anche se vieni da un altro schieramento politico, puoi essere eletto consigliere regionale e non ti chiedono nemmeno di farti la tessera (del resto lo stesso segretario nazionale Mastella non è proprio un campione di coerenza). Un partito talmente “generoso” da assumere, con i soldi che spettano al suo gruppo consiliare, soldi pubblici, gente che milita in altri partiti e che ha fatto della legalità il suo vessillo.

Le “meraviglie” dell’Udeur le racconta oggi Nunzia Lattanzio, inquilina di maggioranza a palazzo Moffa, in rotta da mesi con il suo «presunto capogruppo», come lei lo chiama, e presidente del Consiglio regionale del Molise, Vincenzo Niro.
La lotta interna al Campanile, iniziata mesi fa, si è talmente allargata da coinvolgere tutti. E minare, soprattutto, la stabilità del governo di centrosinistra di cui Lattanzio – non lo dice apertamente ma lo lascia intendere – è convinta essere dalla sua parte.

Una buona fetta dei consiglieri con lei c’è sicuramente. Il presidente Frattura, che pochissimi giorni fa ha depositato con lei una proposta di legge sull’obesità con un tempismo quantomeno sospetto, c’è di sicuro. Ma tutti gli altri che non hanno né espresso solidarietà al presidente Niro ma neanche condannato il consiglierecosa pensano?
Lattanzio chiede, del resto, la testa di Vincenzo Niro.

E non è uno scherzo per la tenuta della maggioranza. Le sue dimissioni, avanzate con tanto di “avvocato-mastino” al seguito, Vincenzo Iacovino, le annuncia premettendo «che se il buonsenso prevarrà (cioè se Niro si dovesse dimettere, ndr) potrei anche evitare questa procedura» «che è una causa inutile per tutti» come aggiunge il suo legale.
L’ex tutore pubblico dei minori, che questo pomeriggio, lunedì 28 ottobre, all’hotel San Giorgio ha distribuito un dossier in cui, a suo giudizio, ci sono le prove dell’incompatibilità del presidente Niro con il ruolo da capogruppo «ruolo che si è auto attribuito» ha già presentato, il 7 ottobre scorso, un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti.

Lattanzio ritiene che Niro stia violando la legge. O meglio lo Statuto regionale promulgato con legge, in quanto, avendo optato per il listino maggioritario dopo le elezioni vinte da Paolo Frattura, e non avendo mai chiesto di entrare nell’Udeur (Niro è coordinatore regionale pertanto è scontato da un punto di vista politico ma non per il funzionamento dei gruppi in Regione) la sua naturale appartenenza sarebbe Il Molise di tutti.
«Di fatto – spiega Iacovino – l’Udeur è un gruppo monocellulare e Nunzia, subentrata per intervenuta surroga, ne è capogruppo».
Da questo “vizio” iniziale ogni atto «dalle 16 assunzioni di gente che non fa nulla a parte 4 di queste», alle spese sostenute «utilizzando anche la mia quota parte» sarebbero scaturite continue violazioni.

Il presidente Niro «che ha un palese conflitto di interessi perché assegna a se stesso le risorse e mi nega l’accesso agli atti» avrebbe commesso una serie ripetuta di errori «che mi hanno privato di autonomia come consigliere e minato la dignità come persona».
Premesso che Niro queste dimissioni non le prenderà nemmeno in considerazione, non è lui il solo preso di mira dalla Lattanzio.
La quale, durante la conferenza-fiume, ha denunciato un episodio che getta ombre a dir poco inquietanti sul funzionamento dei gruppi regionali, dove, stando al suo racconto, si scambierebbero favori con assunzioni. Dopo la “raccomandata” di Mastella, che lo stesso Niro ha difeso, anche l’Idv avrebbe fatto assumere dal presidente-capogruppo una sua fedelissima.
Ora, questa improvvisa voglia di denunciare intrighi e magheggi nel palazzo «che non è più trasparente da quando c’è lui», non si può non collegare ai rapporti che Lattanzio intrattiene in Consiglio regionale.

Il collega Cristiano Di Pietro è tra quelli che pochi giorni fa ha bocciato la sua mozione avente per oggetto proprio l’incompatibilità denunciata. Se si tratta dell’Idv salta fuori anche nome e cognome della “raccomandata”. Se si tratta di un dirigente rinviato a giudizio per un faccenda di denaro sparito «al quale l’Ufficio di presidenza ha affidato un incarico di responsabilità» (il dirigente in questione è Antonio Guerrizio attualmente al servizio Bilancio e contabilità, ndr) sulla Giunta regionale, che pure ha concesso il nulla osta per questa operazione, non si dice nulla.Come mai?
E nulla si dice neppure per i neo dirigenti «che non hanno i requisiti» come spiega Iacovino mettendo in imbarazzo la Lattanzio.

Insomma, la questione, squisitamente politica, è che Nunzia Lattanzio, che avrà le sue ottime ragioni per lamentarsi e lo dimostrerà nelle sedi opportune, fa parte di una maggioranza di cui nei fatti non si riconosce. Sebbene creda che la mancata solidarietà espressa dal centrosinistra al presidente Vincenzo Niro sia un assenso, più che un dissenso, con le sue posizioni.