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Quale turismo? Lo rivela un’indagine

Presentati i risultati di uno studio completo messo a punto dal professor Antonio Minguzzi.

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    Ha quarant’anni, è impiegato, e viaggia con moglie e figli. Viene in vacanza a Termoli perché ama il clima ed è in cerca di tranquillità. Non spende tanto e preferisce gli appartamenti agli alberghi.
    Ecco l’identikit del turista tipo che, puntuale ad ogni agosto, si mette al volante dell’auto diretto sulla costa molisana. Il profilo è stato tracciato dopo rigorosi sondaggi, statistiche ed interviste. In pratica è il risultato di uno studio completo messo a punto dal professor Antonio Minguzzi, docente di Economia e Gestione delle Imprese turistiche e coordinatore scientifico dell’Indagine, presentata nel convegno organizzato qualche giorno fa dall’Università degli studi del Molise e dal "Tourist Help", la struttura di accoglienza turistica situata nella Torretta Belvedere che tra giugno e ottobre 2001 ha prestato assistenza a ben 4400 persone.

    I dati emersi e presentati durante l’incontro confermano in pieno quello che già altre volte, in via informale e senza il supporto di campionamenti, abbiamo scritto. Ma è interessante scavare nella tipologia rappresentata dall’indagine e dare un’occhiata, prima di tutto, alle motivazioni che spingono il signor Tizio ad approdare in Molise per una salutare vacanza all’insegna del mare. Prima di tutto il clima. Non è un merito della regione, e bisogna ringraziare Madre Natura per aver regalato alla nostra costa una temperatura da molti giudicata perfetta. Il clima costituisce il fiore all’occhiello della vacanza made in Molise insieme alla bellezza dei paesaggi e alla tranquillità (lo stesso motivo per il quale i giovani, i single e le coppie si orientano verso zone più discotecare). Quello che invece è ancora piuttosto lacunoso, stando ai risultati dell’indagine, sono i servizi e le attrezzature per i bambini, i parcheggi (ahimè, la vera spina nel fianco che trapassa Termoli da parte e parte… e che gli amministratori non ancora si decidono ad estirpare) e la conoscenza delle lingue straniere da parte degli operatori. Tutte note dolenti che, per fortuna, possono trovare una soluzione.

    Altro presupposto non da poco conto che invoglia il nostro impiegato quarantenne a scegliere Termoli o Campomarino sono i cosiddetti "motivi familiari". Il richiamo dei parenti, il legame affettivo, l’inossidabile italiana volontà di tornare nei luoghi dell’infanzia per non troncare il cordone ombelicale che rende gli italiani un popolo di "mammoni". Non a caso il 96% del turista che sceglie il Molise è italiano. E di questa percentuale il 40% arriva dalle regioni limitrofe, dove si è trasferito per questioni di lavoro. Italiano dunque, impiegato, sposato prevalentemente con una casalinga e dotato di prole. Si sposta in automobile e arriva ad agosto, allettato dalla possibilità di fare i bagni. Pernotta per più di una settimana negli appartamenti (di parenti o affittati) e spende sicuramente meno di cinque milioni, non essendo propriamente ricco ma solo benestante. Quest’uomo, che in una commedia all’italiana sarebbe il classico ragioniere Rossi, pensa anche che, a Termoli, il rapporto qualità-prezzo potrebbe essere migliore. (Ma, in verità, questo lo dicono tutti). A conferma del profilo tracciato dal professor Minguzzi, che non ha alcun dubbio a definire il turismo locale di stampo familiare, ci sono i dati relativi a quei potenziali turisti che Termoli non la vedono neanche col binocolo: stranieri, coppie giovani e desiderose di una vacanza sfrenata e memorabile, single a caccia della tradizionale storia estiva…

    Dagli studi gentilmente messi a disposizione dall’Università emerge però, ed è giusto ricordarlo, l’importanza della professionalità nel settore turistico. Professionalità che, è giusto ricordare anche questo, in Molise sta crescendo notevolmente, incentivata anche dalle facoltà universitarie e dall’azione dei privati. Il turismo, ovvero la ex Cenerentola dell’economia messa a margine da grandi errori di programmazione politica, è salito in carrozza. Speriamo che la carrozza non si trasformi in una zucca per carenza di fondi e iniziative. Speriamo anche che questo studio, che costituisce un tesoro di informazioni, possa servire agli operatori e agli Enti per migliorare la ricettività.

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