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I TAVITTE
da una pubblicazione di
Carlo Cappella
"'U VINE, 'A PORTE
E 'U CAVUTE"
Un uomo onesto e laborioso, scomparso
in tempi recenti, a sera aveva il piacere di trattenersi
con gli amici alzando un po' il gomito, per cui era vittima
di scherzi che il piú delle volte rasentavano il bestiale.
Una sera, mentre tornava a casa barcollando, un po' per
il vino che aveva tracannato un po' per un difetto ad
una gamba, si senti assalito da una fitta sassaiola, tanto
che per non essere lapidato, dovette affrettarsi per guadagnare
la porta della sua abitazione. Allucinato e tremante per
i fumi dei vino e per la paura, aveva l'impressione di
non poter infilare la chiave nel buco della serratura.
Intanto continuavano a piovere sassi e, poiché il malcapitato
non riusciva ad aprire la porta, cominciò a chiedere aiuto,
e alla moglie che si era affacciata alla finestra gridò
disperato:
"Arripe, ca n'arezzecche 'u cavute!"
E... sfidiamo noi chiunque a ritrovare
il buco della serratura in analoghe condizioni, considerando
che i responsabili del brutto scherzo, impiegando i mattorni
che erano accatastati vicino al supermercato Limongi,
allora in costruzione, avevano in precedenza eretto un
muro a secco dinanzi alla porta del loro amico.
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