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I TAVITTE
da una pubblicazione di
Carlo Cappella
"'U VOTE A 'U "GALANDOME"
All'epoca del collegio
uninominale, molti elettori non conoscevano neppure il
nome dei propri candidati e si affidavano, generalmente,
alla guida di appositi "esperti" naturalmente interessati.
Poiché l'assenteismo alle urne ed il disinteresse a Termoli
erano notevoli, don Girolamo, che aveva ricevuto dal candidato
un telegramma metaforico "Comprate porci a qualunque prezzo",
ricorreva spesso ad un sistema che, dati i risultati ottenuti,
si rivelava efficace. Dava a ciascun elettore un mezzo
biglietto da 5 lire, trattenendo l'altra metà, che veniva
poi consegnata a votazione avvenuta. Bisognava accertare
però che fosse raggiunto l'obiettivo prefisso.
Perciò quella brava gente preposta al seggio, arguta ed
avveduta, ricorreva a sottili artifizi per controllare
il voto espresso dall'elettore consegnandogli una scheda
con particolare contrassegno, malgrado il divieto.
Da allora fu ricorrente la frase:
"'Fedarce è bbune, nen fedarce
è mejje"
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