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I TAVITTE
da una pubblicazione di
Carlo Cappella
"'U STAJJE DE PEGNULE"
Pignoli, un noto barbiere del borgo vecchio,
dopo tanti anni di esercizio del suo mestiere, ritenne
di dover dare una ripulita al suo locale, ridotto in cattivo
stato per il lungo uso. Si rivolse per la circostanza
ad un uomo muto, che era aduso ad infiniti mestieri: costruttore
di ventagli, di maschere per il carnevale, di carrettini
di legno, di bambole di stoffa, di fischietti, che ogni
anno, il martedí dopo Pasqua, si vendevano alla Madonn'a
Llungo; si dilettava inoltre a svolgere il mestiere di
imbianchino.
Questi, che si prestava per tutti, naturalmente previo
adeguato compenso, non esitò ad accettare l'invito dei
barbiere, il quale per le tante difficoltà economiche
che erano ricorrenti in quell'epoca in cui si usava pagare
le prestazioni una volta all'anno (stajje), chiese preoccupato
il costo del lavoro. Il muto, che ovviamente si esprimeva
a gesti, fu con la sua mimica molto eloquente nell'esprimere
che per compenso al suo lavoro, esigeva essere servito
in quel locale a vita.
Il barbiere ebbe dei riflessi e delle considerazioni repentine
nella trattativa e, notando l'aspetto gracile e macilento
dell'interlocutore, lo stimò uomo dalla vita breve. Cosi
il patto fu concluso. Il salone fu ripulito; il muto divenne
cliente fisso con prestazioni gratuite. Intanto passarono
i giorni, i mesi, gli anni, e le previsioni del Pignoli
non si avverarono. La situazione lo condusse in una grave
condizione di agitazione e, ogni qualvolta si presentava
il muto, aumentavano i suoi bollori.
Avvenne infine che un giorno, il salone pieno di clienti,
essendo la domenica delle Palme, il barbiere vide comparire
come di consueto la nota e non gradita figura sulla soglia.
Fu fulminea la sua reazione e, ruotando la mano destra
in senso orario con l'indice e il medio uniti e le altre
dita piegate, esclamò rabbiosamente:
"Tu pe' mé si iute"
Da allora questa è la frase che si usa
rivolgere a persona a cui si vuole far intendere che è
considerata morta.
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