PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
 
Il vernacolo


I TAVITTE

da una pubblicazione di
Carlo Cappella

"'U BOSCHE,'A MOJJE DE CICCHE E 'U GUARDACACCE"

Due coniugi contadini di Termoli, si erano inoltrati nel bosco di Ramitelli per ricavare da quella vegetazione della legna da usare durante l'inverno.
Inavvertitamente, presi ciascuno dal proprio impegno, si separarono perdendosi di vista. La donna, avvedutasi dell'accaduto, si sentì smarrita e si allarmò e, lanciando lo sguardo nei luoghi circostanti attraverso la boscaglia intricatissima, chiamava ad alta voce il marito: "Ué, Cicche! Andò stì? Arespunne ca tenghe paure!"
Pur gridando a lungo, però, non ebbe alcuna risposta, e mentre continuava ad invocare il marito, ormai affranta dalla stanchezza e con un fil di voce, sentì alle sue spalle un passo pesante. Piú spaventata che mai si voltò di scatto per individuare la nuova presenza. Era un guardiacaccia compaesano e di sua conoscenza che passava di lì per svolgere il suo compito quotidiano. Questi, riconosciutala, la redarguì facendole notare che aveva commesso un grande errore internandosi così tanto nel bosco, e soggiunse: "Ví trovanne a Cicche p'i rocchie!".
Quindi accompagnò la malcapitata al margine del bosco dove potè riunirsi al marito. Quella frase pronunziata dal guardiacaccia è rimasta in uso tra la gente, che per far notare ad altri l'impossibilità di ritrovare persona o cosa in luogo difficile, continua a ripetere:

"Vì trevanne a Cicche p'ì rocchie"

 

back


 
note legali  -  pubblicità  -  e-mail: info@primonumero.it  -  P. IVA: 01438950709 - telefono: 0875.714146 - fax: 0875.453113
© Copyright 2000-2011 - Tutti i diritti sono riservati - Primonumero - Città in Rete
visitatori dal 7 aprile 2006