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I TAVITTE
da una pubblicazione di
Carlo Cappella
"QUILLE CHE FI' T'ASPETTE"
Una donna termolese che in fatto di cattiveria
superava tutti, non gradiva che il suocero abitasse con
lei.
Per allontanarlo aveva persuaso il marito a mandar via
il vecchio e farlo ricoverare in un ospizio. Era una caldissima
giornata di luglio quella in cui il povero genitore, appoggiato
al braccio del figlio, si avviava verso la stazione per
prendere la Frentana (una corriera dell'epoca). Quando
giunsero nei pressi della trattoria di "Sabbetucce" (ora
scomparsa per l'apertura di Corso Umberto 1 nell'incrocio
con corso Nazionale), l'anziano si lasciò cadere per la
stanchezza sopra una grossa pietra che faceva da sedile
agli avventori.
Stando lì seduto, raccontò al figlio che 50 anni prima
anch'egli, per dare ascolto ai cattivi suggerimenti della
moglie, aveva su quella medesima pietra fatto riposare
suo padre prima di condurlo all'ospizio.
Affranto a rammaricato ricordava, suo malgrado, quell'episodio
e la sorte che era toccata anche a lui, perché il padre
stesso gli aveva predetto:
"'A prete de sabbetucce t'aspette!"
Il figlio fu toccato da quelle parole
e commosso notevolmente, ricondusse il padre a casa. La
moglie arcigna ed aggressiva, non gradi la sorpresa e
usò violenti parole di rimprovero. Il marito esasperato
afferrò un bastone e con quell'argomento convincente le
insegnò che è dovere rispettare ed onorare i vecchi.
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