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Il vernacolo


I TAVITTE
da una pubblicazione di
Carlo Cappella

“ I RECCHIJNE DA' 'DDELERATE “

Una vecchietta del Borgo Vecchio si recava tutti i giorni a Pantano, dove possedeva un pezzetto di terra che coltivava da trent'anni. Viveva da sola ed era oggetto di tutte le attenzioni del vicinato. Uscendo di casa, chiudeva la porta ed usava nascondere la chiave, come era costume di tutti all'epoca, dietro la porta medesima, introducendola attraverso il foro ( 'a gattarole ) ricavato in essa , che consentiva il passaggio al gatto.
La vecchietta dal carattere bonario, che nutriva tanta fiducia nei vicini di casa, si allontanava tranquillamente lasciando tutti i suoi averi, anche quelli di un certo valore, nei luoghi abituali, senza nulla nascondere.
Sul comò aveva una statuetta di stoffa raffigurante l'Addolorata, la quale recava alle orecchie un paio di orecchini d'oro, vanto per chi li possedeva all'epoca. avvenne un giorno che una vicina, la quale ne aveva studiato le abitudini, fu tentata di entrare nella casa della malcapitata prelevando la chiave della porta dall'abituale sito.
Fu attratta immediatamente da quegli oggetti ornamentali e sottraendo velocemente gli orecchini dall'immagine sacra, uscì furtivamente senza essere notata da alcuna persona.
A sera la vecchietta fece ritorno nella propria abitazione e accorgendosi immediatamente dell'avvenuto furto, fu presa per il dolore da un attacco isterico e tra le sue urla, accorse tutto il vicinato.
Tutte le donne furono prese da immensa pietà per la sfortunata e si rivolgevano scambievolmente sguardi e parole interrogativi ed indagatori, tendenti ad individuare la colpevole.
Naturalmente nessuno sapeva niente. Soltanto la responsabile, come sempre avviene, con espressione che tendeva al disopra di tutte a scagionarla, esclamò:

" 'A Madonne u sa chi tè' i 'recchine".

La frase ancora oggi è ricorrente ed allusiva nei confronti dell'ignoto o dell'individuato responsabile, quando avviene un furto.

 

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