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I TAVITTE
da una pubblicazione di
Carlo Cappella
"'I FAFE DU' CAFONE"
Don Emanuele, prete della Chiesa del
Carmine nel Borgo Vecchio, nativo di Guardialfiera, ad
un giovane contadino, che in procinto delle nozze era
andato a confessarsi, disse che, per essere assolto da
peccati così gravi, era necessario che tornasse il giorno
seguente; e dulcis in fundo, si fece promettere una minestra
di fave fresche di cui era molto ghiotto. Il contadino
puntualmente gliele portò; ma don Emanuele adducendo un
banale pretesto trovò il modo di rimandare l'assoluzione
alla domenica seguente, facendo comprendere al penitente
che, portando altre fave, queste sarebbero state sempre
bene accette. Quando don Emanuele, però, incontrandolo
qualche giorno dopo per la strada, decantò la squisitezza
delle fave nella speranza di averne altre, il contadino
con aria canzonatoria gli rispose:
"Te piacene tande 1 fáfe e ni
seminde?!"
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