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Il vernacolo


I TAVITTE

da una pubblicazione di
Carlo Cappella

"GUAPPE E SPAURACCHIE"

L'individuo temuto da tutti, un giorno o l'altro, è destinato a finire male. Sembra quasi, però, che come ammonimento non bastino gli innumerevoli esempi che i fatti recano nel corso della vita (chi non ricorda quel signorotto di Termoli, ucciso a colpi di forca). Da quanto voglio qui narrare si vedrà che anche le bestie, se hanno la forza di reagire, non tollerano essere sopraffatte.
Un tale aveva un cane che per le sue smisurate proporzioni era il terrore degli altri cani del rione. Appena incontrava un suo simile lo assaliva d'istinto e con impeto e, data la sua robustezza, gli riusciva facilmente di straziarlo.
Un giorno si riunirono in un portone una diecina di cani che abbaiando e latrando destarono l'attenzione di vari passanti, nonché del famoso gigantesco cane che nei dintorni si aggirava. Questo, attratto dal baccano, comparve immediatamente conaspetto minaccioso ringhiando sulla soglia del portone.
Tutti quegli animali, nel vedere l'inviso ospite sopraggiunto, rimasero attoniti ed immobili mentre, come spesso accade, il più piccolo si mostrò piú risoluto e staccandosi dal gruppo afffrontò il gigante. Come era da prevedersi, il generoso animaletto ebbe subito la peggio, ma la vittoria dell'altro fu effimera, perché improvvìsamente tutti gli altri cani lo aggredirono e lo finirono. Per questo avvenimento di cui garantisco la veridicità, e peraltri simili a chi mostra l'intenzione di sopraffare qualcuno, si usa dire:

"'Guappe e vine bbune feniscene preste"

 

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