PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
 
Il vernacolo


I TAVITTE

da una pubblicazione di
Carlo Cappella

"'U STAJJE DE PEGNULE"

Una donna termolese di male affare, di nome Rosa, trascivareva le sue giornate ad intrigarsi dei fatti altrui. Spesso veniva incaricata da ragazze del paese a portare messaggi e a fissare appuntamenti d'amore con i loro fidanzati.
La donna vestiva miseramente, molto discinta. Ogni tanto appariva con qualche gonna seminuova che le proveniva dallo scarto dell'armadio di ragazze a cui aveva reso dei servigi. Accadde un giorno che una giovane di stampo moderno (per l'epoca) le regal˛ un paio di calze di lana rossa molto vistose.
Le comari del vicinato si trattenevano spesso presso la porta di casa per fare commenti sui passanti. In quella circostanza, vedendo Rosa apparire con le calze rosse, una di loro, la pi˙ sfrontata, pur prevedendo la reazione, si fece avanti e domand˛:

"R˛', che belle caveze rosce t'hý misse!"

Rosa, dopo la pungente osservazione fattale da quella maldicente, urtata ed indispettita esclam˛:

"EmbŔ! A la vecchiaie, 'i caveze rosce"

Ancora oggi I termolesi, quando qualcuno si presta casualmente o per amicizia a fare da tramite tra le parti, sia per affari che per unione di innamorati, sono soliti pronunciare la frase:

"A la vecchiaie, 'i cavezette rosce!"

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