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I TAVITTE
da una pubblicazione di
Carlo Cappella
'A DEMENECHE DE FRANCISCHE
VERZELLE
Un signorotto del
Borgo Vecchio possedeva molte propriet agricole, e tra
queste tutta l'area dell'attuale Parco Comunale, dove
sorgeva una fabbrica di ghiaccio.
Aveva un carattere particolare, pedante ed opprimente,
per i vari dipendenti che si alternavano nella fabbrica,
non resistendovi a lungo per le pretese asfissianti che
il padrone avanzava in ogni momento nei loro confronti.
In particolare l'epilogo della settimana si presentava
per il dipendente alquanto drammatico. Infatti era attesa
la domenica per il meritato riposo.
Il signorotto, per, col pretesto che il garzone nella
giornata di domenica non aveva incombenze, gli rivolgeva
soltanto qualche raccomandazione, a suo dire, perch quello
svolgesse alcuni compiti di lieve portata, poco impegnativi,
di breve durata.
Mi raccomando, domani che non hai nulla da fare, puoi
sfornare il ghiaccio per non fare arrugginire gli stampi.
Ecco! Soltanto questo... belle ch' fatte!
Poi, diceva, puoi cogliere tre cesti di fichi buoni, che
porterai ai miei figli nelle rispettive abitazioni...
belle ch' fatte!... Dopo potrai levare il letame dalla
stalla, ormai accumulatosi in grande quantit... belle
ch' fatte!...
Infine avrai l'accortezza di portare il foraggio e il
mangime alle mucche e alle galline ed un pollo naturalmente
a casa mia... belle ch' fatte!...
Il dipendente, Francesco Verzella, frastornato ed attonito
per quella laboriosa e gravosa prospettiva dell'indomani,
ebbe una repentina e brusca reazione, e drasticamente
esclam:
"Hi' dumne nge venghe appenninde,...
belle ch' fatte"
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